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GIAPPONE 1

Giappone: rischi crescenti di un altro caso di sindrome greca

Lo scenario della crescita giapponese è rassicurante per il 2010. Tuttavia il crescente squilibrio fiscale, con il debito/PIL al 200% e il deficit/PIL al 9%, una deflazione persistente e una crescita potenziale sotto l’1% espongono il Giappone a gravi rischi di crisi. …..

 


Lo scenario economico giapponese è, almeno in superficie, positivo: il commercio estero è in ripresa, la produzione industriale è in netto aumento, gli indici di settore sono tornati sui livelli pre-crisi, i consumi crescono, investimenti, profitti delle imprese e mercato del lavoro sembrano avere svoltato. Questo quadro implica che nel 2010 la crescita sarà positiva, vicina all’1,5% dopo -5,1% nel 2009, con contributi positivi sia dalla domanda estera sia da quella domestica.

Nonostante questo, le prospettive di medio termine del Giappone restano soggette a rischi concentrati verso il basso. Deflazione e stock di debito pubblico esplosivo sono una combinazione letale, soprattutto quando il rapporto debito/PIL supera il 200% e il risparmio privato è su un trend in calo, spinto anche dalle tendenze demografiche. Pertanto, anche se la domanda domestica privata sembra essere tornata su un sentiero di ripresa sostenibile, le politiche economiche saranno ancora cruciali per lo scenario giapponese, soprattutto per il medio termine, con margini di manovra sempre più esigui. La politica monetaria sarà ancora chiamata a combattere la deflazione, e la BoJ potrebbe, alla riunione della prossima settimana o a quella successiva, ampliare le misure non convenzionali in atto. Le autorità fiscali per ora si concentrano sul sostegno alla crescita (e sulla ricerca di consensi per le elezioni di luglio). A metà anno dovrebbe essere presentato un piano di rientro dei conti pubblici per il medio termine: in assenza di misure credibili, il finanziamento di un debito che supererà il 200% del PIL con un ampio disavanzo primario potrebbe diventare difficile anche in un paese in cui il 94% del debito è detenuto da residenti, e solo il 4% dalle famiglie. Ma più a lungo l’insostenibilità della situazione fiscale viene trascurata, più pesanti dovranno essere le misure da adottare e maggiore è il rischio che l’aggiustamento avvenga in modo disordinato, spinto dai mercati.

1. Quadro della crescita apparentemente rassicurante

Il 2010 dovrebbe tornare a vedere una crescita positiva, +1,5%, dopo un 2009 in calo di 5,1%. La domanda domestica dovrebbe essere spinta dai consumi sia privati sia pubblici, a fronte di un calo degli investimenti pubblici e di un aumento relativamente debole degli investimenti privati.

Consumi. Già il 2009 è stato caratterizzato da una dinamica positiva dei consumi privati a partire dal 2° trimestre (vedi grafico), dopo quattro trimestri ampiamente negativi da metà 2008 al 1° trimestre 2009. La ripresa dei consumi è stata guidata dai beni durevoli (v. grafico qui sotto) grazie agli incentivi fiscali all’acquisto di auto e di elettrodomestici.

Nella seconda metà del 2009, mentre i durevoli crescevano a tassi a due cifre, il resto dei consumi è stato pressoché stagnante. E’ comunque da rilevare che gran parte dei servizi medici sono a carico del sistema pubblico, e hanno avuto un costante trend verso l’alto, che proseguirà grazie a nuove misure di sostegno contenute nel budget 2010 e all’invecchiamento della popolazione.

Il sostegno fiscale alla dinamica dei consumi proseguirà nel 2010. Gli incentivi auto finiscono a settembre, gli incentivi agli acquisti di altri beni durevoli a dicembre, e dovrebbero quindi sostenere la spesa nel 3° e 4° trimestre, nei mesi precedenti la scadenza dei programmi. Inoltre, la politica fiscale del nuovo governo è mirata a sostenere le famiglie e i consumi, anziché le imprese e gli investimenti. Il leitmotiv del budget dell’a.f. 2010 presentato dal Ministero delle Finanze è “dal cemento alle persone”, per segnalare che i contributi della politica economica saranno indirizzati a sostenere direttamente o indirettamente il reddito disponibile. A partire da giugno 2010, entrerà in vigore il nuovo programma di assegni familiari per famiglie con figli, che dovrebbe pagare su base trimestrale (giugno, ottobre, febbraio) 2,3 tln di yen (0,5% del PIL, di cui 1,7 tln a spese del governo centrale); le famiglie riceveranno 13 mila yen al mese per ogni figlio al di sotto dei 16 anni, indipendentemente dal reddito. Nel successivo anno fiscale, il supporto dovrebbe essere raddoppiato. Inoltre, le famiglie riceveranno sussidi o voucher pari a 120 mila di yen per anno (per un totale di 393 miliardi di yen), raddoppiati per i redditi bassi. A queste misure dirette, se ne aggiungono altre (eliminazione dei pedaggi autostradali e altre imposte, sostegno all’occupazione), per altri 1,4 tln di yen.

I consumi, nell’ultimo decennio, hanno registrato una dinamica strutturalmente diversa rispetto ai 20 anni precedenti, con un rapporto consumi/reddito da lavoro crescente, che ha dato luogo a un calo strutturale del tasso di risparmio. Questo trend verrà probabilmente rinforzato dall’invecchiamento della popolazione. Su un orizzonte ciclico, comunque, il mercato del lavoro dovrebbe dare supporto alla spesa delle famiglie. Il tasso di disoccupazione è su un trend in calo iniziato nell’estate 2009, ed è sceso a 4,9% a gennaio, dal picco di 5,7% di luglio 2009. Dall’autunno c’è stata anche una stabilizzazione, seguita da un aumento, della forza lavoro. Su base mensile l’occupazione totale è tornata a crescere, a partire da dicembre, con un’accellerazione a gennaio legata alla prima variazione positiva degli occupati a tempo pieno da aprile 2009.

 

Investimenti. La ripresa del settore manifatturiero, guidato anche dalla ripresa del commercio estero, prosegue. Le indagini di settore sono generalmente positive (PMI manifatturiero sopra 50, Reuters Tankan in aumento) e i profitti hanno segnato una netta svolta nel 4° trimestre 2009. Gli investimenti non residenziali hanno svoltato nel 4° trimestre 2009 e dovrebbero restare in crescita per tutto il 2010, sulla base della svolta degli ordini e delle consegne di beni capitali. Tuttavia, l’elevato grado di capacità inutilizzata manterrà un freno alla dinamica degli investimenti non residenziali. L’operating ratio pubblicato dal METI è a 84%; nel settore manifatturiero, pur in risalita dai minimi ciclici e storici di 60,5%, a 84,3% è ancora al di sotto dei minimi della serie (dal 1978, minimo precedente a 87,1 a inizio 2002). La produzione nel settore manifatturiero è ancora del 16% inferiore rispetto ai picchi ciclici di inizio 2008. Dal lato dell’edilizia residenziale, i nuovi cantieri hanno registrato una ripresa (5 variazioni mensili consecutive da settembre, +15,7% var. 3m ann.) e gli ordini alle costruzioni sono in crescita del 9,5% a/a a gennaio. Il settore dovrebbe tornare a contribuire positivamente alla crescita da inizio 2010. on un’accelerazione a gennaio legata alla prima variazione positiva degli occupati a tempo pieno da aprile 2009.

Gli investimenti pubblici continueranno il trend in calo iniziato con il nuovo governo e anche nel 2010 lo spostamento di focus verso il consumatore avrà effetti significativi sulla dinamica dei lavori pubblici. Nel budget 2009, la spesa per lavori pubblici (7 tln di yen) era pari all’8% della spesa generale totale, nel budget 2010, la percentuale è scesa a 6,3%, e in livello la spesa scende a 5,8 tln di yen (mentre la spesa totale passa da 88,5 a 92,3 tln di yen), una contrazione del 18%.

Il commercio estero resterà una variabile chiave per la crescita, ma meno determinante di quanto non sia stata nella fase di svolta. La ripresa dei volumi degli scambi internazionali e del ciclo nei paesi emergenti rendono lo scenario dell’export ancora positivo per il 2010.

Un elemento di rischio sugli investimenti viene dalla persistente debolezza del credito. I prestiti calano a ritmi marcati (-1,6% a/a, in territorio negativo da novembre). Tuttavia questa contrazione deriva in parte ancora dagli effetti della crisi: nella seconda metà del 2008 i prestiti avevano subito una forte accelerazione per via della chiusura dei mercati finanziari e successivamente avevano avuto una dinamica sostenuta anche dal crollo dei profitti e delle fonti di finanziamento interno. Le indicazioni dell’indagine dei Senior Loan Officers sono confortanti perché mostrano un miglioramento atteso per la domanda di prestiti delle imprese (v. grafico qui sotto). Dal lato dell’offerta, nell’indagine di gennaio si osserva che le banche intendono ridurre la restrizione degli standard sui prestiti alle imprese di tutte le dimensioni, pur in presenza di maggiore restrizione attesa sui prestiti alle famiglie. Quindi, nell’insieme, i dati sono compatibili con l’espansione attesa degli investimenti fissi delle imprese.

  1. Conti pubblici: una bomba a orologeria già innescata

A fine gennaio S&P ha abbassato l’outlook del debito giapponese a “negativo” sull’attuale rating AA. La decisione di S&P è stata giustificata con la mancanza di un piano del governo per controllare i conti pubblici in futuro e dalla sempre minore flessibilità nel rispondere a un deficit primario che subirà pressioni crescenti dalle tendenze demografiche. Moody’s, invece, a inizio marzo ha indicato che l’outlook per il debito giapponese resta stabile (Aa2). Il Governo ha istituito una commissione, guidata dal Ministro della Strategia Nazionale Sengoku, con l’obiettivo di elaborare entro giugno un “framework fiscale di medio termine”. Sono allo studio scenari di riforma della struttura della spesa e dell’imposizione fiscale, fra cui un possibile rialzo dell’imposta sui consumi. Su questo punto, che è l’unica possibile via d’uscita dall’impasse fiscale, c’è stata qualche apertura da parte del Ministro delle Finanze Kan, anche se il Primo Ministro Hatoyama si è impegnato a mantenere l’aliquota al 5% almeno fino al 2013.

Nel breve termine, la politica fiscale resta ampiamente espansiva, con tagli agli investimenti pubblici più che compensati da crescenti trasferimenti a sostegno delle famiglie. Le proiezioni del governo contenute nel budget 2010 sono di un deficit primario di 23 tln di yen (5% del PIL) e un deficit complessivo del Governo centrale di 44 tln di yen (9,2% del PIL). Il debito del Governo centrale, a 637 tln di yen, è il 134% del PIL e pari all’equivalente di 17 anni di entrate tributarie (37 tln di yen nel 2010). Le entrate tributarie sono solamente il 7,9% del PIL, e le entrate totali sono pari al 10% del PIL, contro uscite complessive di 92,3 tln (19,4% del PIL). Nel 2010, la spesa per interessi è pari al 22% della spesa totale, era il 20,7% nel 1990. La spesa previdenziale è pari al 29,5% del totale, dal 16,6% del 1990, e il trend verso l’alto proseguirà. Nel 2025, circa il 30% della popolazione in Giappone avrà più di 65 anni, dal 20% circa attuale. La spesa previdenziale e assistenziale continuerà ad aumentare. Non c’è molto margine di manovra per ridurre le altre componenti di spesa. La spesa per istruzione, scienza e difesa, ha continuato a contrarsi dal 51% della spesa complessiva nel 1960, al 29,7% del 1990 e al 22,9% del 2010. Il Governo attuale sta già riportando la spesa per investimenti su livelli più vicini a quelli degli altri paesi industrializzati, dopo il forte aumento della spesa pubblica in questo settore iniziato negli anni ’90.

Il controllo dei conti pubblici nel medio termine deve includere probabilmente un significativo aumento delle imposte, anche perché la crescita nominale resterà modesta. La crescita potenziale continua a scendere (ultima stima BoJ fra 0,5 e 1%) e la deflazione è uno scenario persistente almeno fino a tutto il 2011. Simulazioni condotte dal Cabinet Office nel 2008 mostravano che per stabilizzare il rapporto debito/PIL sarebbe stato necessario alzare l’aliquota dell’imposta sui consumi dal 5% attuale all’8%; per generare un calo del rapporto sarebbe stato necessario un aumento almeno al 10% dell’aliquota (con aumenti di 1% all’anno per 5 anni). Anche nel caso di rialzo al 12%, il rapporto debito/PIL nelle simulazioni del Cabinet Office sarebbe sceso vicino al 160% del PIL nel 2020.

Un calcolo semplicistico sulla base dei dati del 2010 mostra che sarebbe necessario un aumento dell’aliquota dell’imposta sui consumi di 10 pp, al 15% dal 5% attuale, per generare 24 tln di entrate aggiuntive e azzerare il deficit primario. La stabilizzazione del rapporto debito/PIL, anche nell’ipotesi di tassi di interesse fermi e di crescita positiva è resa difficile dalla deflazione. Infatti, le caratteristiche del debito pubblico sono relativamente favorevoli, con una vita media di 6 anni e 4 mesi (settembre 2009) e un costo medio del debito di 1,4% (dati del Ministero delle Finanze). Ma con una crescita anemica vicina all’1,5% è necessario che la deflazione receda e i prezzi tornino ad essere su un trend di aumento.

Per generare reddito addizionale attraverso altre componenti delle entrate nella dimensione necessaria a stabilizzare il debito/PIL, occorrerebbe aumentare fortemente la tassazione sui redditi bassi: anche questo è politicamente molto fuori discussione. Infine, le imposte sui profitti delle imprese sono difficilmente modificabili, con l’aliquota effettiva al 40,7%, la più alta al mondo: il dibattito politico è stato incentrato su una sua possibile riduzione. Le entrate dalle imposte sulle imprese nel 2010 dovrebbero dare un gettito (6 tln di yen) pari a circa la metà del gettito complessivo dell’imposta sui consumi (12,2 tln di yen).

A luglio ci saranno le elezioni per il rinnovo della camera alta: il Governo ha registrato un considerevole calo del consenso negli ultimi mesi, pertanto difficilmente ci saranno segnali per una presa di posizione chiara sullo scenario fiscale almeno da parte del Primo Ministro. Tuttavia, come indicato sopra, il Ministro delle Finanze ha mostrato apertura all’inclusione di rialzi di imposte in un piano di rientro fiscale, se pure nel medio termine. All’inizio del suo mandato, il Ministro delle Finanze si era detto contrario a qualsiasi ritocco delle imposte, sottolineando la necessità di agire prima su spese improduttive. Dopo i tagli apportati alle spese per lavori pubblici evidenti dal budget 2010, a inizio marzo Kan si è mostrato più possibilista per quanto riguarda variazioni sulle entrate.

A sostegno della posizione finanziaria del Giappone restano 1) la posizione verso l’estero e un persistente avanzo di partite correnti, 2) il risparmio delle famiglie, con un attivo finanziario delle famiglie pari a 1,4 tln di yen, di cui 747 tln di depositi (dati a settembre 2009) e 3) la quota preponderante di debito pubblico detenuta da investitori domestici (94%). Tuttavia, con un trend di invecchiamento della popolazione chiaramente in atto, il pool di risparmio domestico non potrà generare fondi sufficienti per far fronte a un sentiero crescente di offerta di titoli.

Nello scenario di deflazione persistente e di crescita debole, sembra chiaro che una parte della soluzione al problema fiscale del Giappone sia l’aumento della quota di JGB detenuta dalla banca centrale. A fine 2009, la BoJ deteneva il 7,5% dei JGB in circolazione, quota in calo dal 9,5% del 2007 e dall’8,3% del 2008. Fra la banca centrale e le autorità fiscali è in corso un gioco di strategia, con più di un equilibrio, in cui il Governo preme per un aumento delle misure di politica monetaria non convenzionale e la banca centrale preme per indicazioni di rientro dei conti pubblici. Nei prossimi mesi entrambi i giocatori potrebbero convergere verso un equilibrio “buono”, con la presentazione di un piano di rientro fiscale da parte del Governo e aumento degli acquisti di JGB da parte della BoJ. Questa soluzione permetterebbe di posporre un’eventuale crisi. Tuttavia, la dimensione del problema sta diventando esplosiva e richiede che il piano di rientro, sempre che venga presentato, sia anche attuato. Restano quindi ampi rischi di correzioni “disordinate” e/o di ritorno in recessione-deflazione nei prossimi anni.


Certificazione degli analisti

Gli analisti finanziari che hanno predisposto la presente ricerca, i cui nomi e ruoli sono riportati nella prima pagina del documento dichiarano che:

  1. Le opinioni espresse sulle società citate nel documento riflettono accuratamente l’opinione personale, indipendente, equa ed equilibrata degli analisti;

  2. Non è stato e non verrà ricevuto alcun compenso diretto o indiretto in cambio delle opinioni espresse.

Comunicazioni importanti

La presente pubblicazione è stata redatta da Intesa Sanpaolo S.p.A. Le informazioni qui contenute sono state ricavate da fonti ritenute da Intesa Sanpaolo S.p.A. affidabili, ma non sono necessariamente complete, e l’accuratezza delle stesse non può essere in alcun modo garantita. La presente pubblicazione viene a Voi fornita per meri fini di informazione ed illustrazione, ed a titolo meramente indicativo, non costituendo pertanto la stessa in alcun modo una proposta di conclusione di contratto o una sollecitazione all’acquisto o alla vendita di qualsiasi strumento finanziario. Il documento può essere riprodotto in tutto o in parte solo citando il nome Intesa Sanpaolo S.p.A.

La presente pubblicazione non si propone di sostituire il giudizio personale dei soggetti ai quali si rivolge. Intesa Sanpaolo S.p.A. E le rispettive controllate e/o qualsiasi altro soggetto ad esse collegato hanno la facoltà di agire in base a/ovvero di servirsi di qualsiasi materiale sopra esposto e/o di qualsiasi informazione a cui tale materiale si ispira prima che lo stesso venga pubblicato e messo a disposizione della clientela. Intesa Sanpaolo S.p.A. e le rispettive controllate e/o qualsiasi altro soggetto ad esse collegato possono occasionalmente assumere posizioni lunghe o corte nei summenzionati prodotti finanziari.

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I market mover della settimana

 

Nell’area euro sono in calendario i primi indici di fiducia riferiti al mese di febbraio. Ci aspettiamo

che l’indice ZEW tedesco (martedì) e la stima flash sui PMI area euro (venerdì) possano mostrare

un minor ottimismo circa le prospettive dell’economia. Viceversa, la fiducia delle imprese francesi

dovrebbe continuare a migliorare, sia pure a un ritmo inferiore rispetto a gennaio.

La settimana è densa di dati ed eventi negli Stati Uniti. La pubblicazione dei verbali della riunione

FOMC confermerà le indicazioni per l’exit strategy contenute nel testo dell’audizione di Bernanke, e potrebbe mostrare opinioni divergenti sui tempi. Le prime indagini di febbraio dovrebbero mostrare ulteriore espansione del settore manifatturiero; per la produzione industriale di gennaio prevediamo una dinamica molto sostenuta, spinta anche dal settore manifatturiero. I prezzi di gennaio (import, CPI, PPI) dovrebbero registrare un’accelerazione spinta anche dall’energia. I cantieri a gennaio dovrebbero recuperare solo in parte il calo di dicembre.

 

Lunedì 15 febbraio

Giappone

_ Il PIL del 4° trimestre dovrebbe essere cresciuto dello 0,8% t/t, dopo il +0,3% t/t nel trimestre precedente. I consumi dovrebbero essere aumentati dello 0,4% t/t (contributo: +0,2 pp), spinti anche dagli incentivi fiscali. Gran parte della crescita dovrebbe essere legata al canale estero (contributo: +0,7 pp), che ha visto una forte accelerazione della dinamica dell’export verso l’Asia. Le scorte dovrebbero aver contribuito marginalmente alla crescita (+0,1 pp).

Ancora negativi gli investimenti fissi delle imprese (-1% t/t) che restano frenati dall’ampia capacità produttiva inutilizzata. La spesa pubblica, sia per consumi sia per investimenti, dovrebbe avere contribuito negativamente alla crescita complessiva, e una ripresa per questa componente si dovrebbe vedere nei prossimi trimestri, con l’implementazione del pacchetto di stimolo del nuovo governo.

 

Martedì 16 febbraio

Area euro

_ Germania. L’indice ZEW, che misura la fiducia di analisti e investitori istituzionali sulle prospettive a 6 mesi dell’economia tedesca, dovrebbe continuare a mostrare minor ottimismo a febbraio, a 42 da 47,2 precedente. Il minor pessimismo potrebbe essere dovuto alle turbolenze in atto nel periodo di rilevazione all’interno dell’area dell’euro. L’indice calerebbe per il quarto mese consecutivo ma rimarrebbe ampiamente improntato a un miglioramento delle prospettive per l’economia tedesca. Viceversa, la valutazione circa la situazione corrente resta assai depressa ed è attesa migliorare a -50 a febbraio da -56,6 precedente, e mantiene ampi margini di miglioramento per i prossimi mesi.

Stati Uniti

_ L’indagine Empire di febbraio dovrebbe continuare il recupero dopo il crollo registrato a dicembre (a 4,5 dal picco di 33,44 di ottobre). L’indice dovrebbe salire a 19 da 15,92 di gennaio. Le indagini hanno dato indicazioni contrastanti a gennaio con un forte aumento dell’ISM e un calo del Philly Fed. L’apertura del gap con l’ISM dovrebbe chiudersi con un rialzo dell’Empire e prevalere sulle indicazioni negative del Philly Fed, anche alla luce del livello basso dell’Empire dopo il crollo di dicembre, non giustificato dall’andamento del settore manifatturiero. Rischi verso il basso sulla previsione vengono dalle condizioni climatiche straordinariamente avverse di gennaio sulla costa Est e sull’area coperta dall’indagine. La componente occupazione dovrebbe ulteriormente migliorare anche alla luce dei dati positivi dell’employment report nel mese di gennaio.

 

_ L’indice di fiducia dei costruttori NAHB a febbraio dovrebbe stabilizzarsi a 15, dopo due mesi

consecutivi in calo. Il mercato delle costruzioni residenziali potrebbe tornare ad avere una ripresa a ridosso della scadenza degli incentivi fiscali ad aprile

 

Mercoledì 17 febbraio

Stati Uniti

_ I prezzi all’import dovrebbero essere in aumento dell’1% m/m a gennaio (+10,6% a/a), spinti dall’aumento del prezzo del petrolio registrato nella prima parte del mese. Il rafforzamento del dollaro nel mese dovrebbe permettere un rallentamento della dinamica dei prezzi al netto del petrolio da +0,5% m/m di dicembre.

_ I nuovi cantieri a gennaio dovrebbero aumentare del 2,5% m/m, salendo a 570 mila da 557 mila di dicembre. Il trend dei cantieri è modestamente negativo e gennaio non dovrebbe recuperare completamente il calo visto a dicembre, anche per via di effetti climatici avversi, più intensi rispetto a quanto visto a dicembre. Gli occupati nel settore costruzioni hanno registrato un netto peggioramento a dicembre, dando indicazioni negative per i cantieri. Le nuove licenze dovrebbero essere in calo dell’8% m/m (dopo +10,9% m/m a dicembre) a 600 mila (da 653 mila).

_ La produzione industriale a gennaio dovrebbe essere aumentata dell’1% m/m, dopo +0,6% m/m a dicembre. Il settore manifatturiero dovrebbe riprendere dopo una contrazione di -0,1% m/m a dicembre. Le ore lavorate nell’industria sono aumentate dello 0,8% m/m e dello 0,7% m/m nel settore manifatturiero. Con l’effetto base del fortissimo 4° trimestre, il 2010 si apre in modo molto positivo, anche se gli effetti del clima avverso di febbraio dovrebbero portare a un’inversione temporanea di tendenza. Nel 1° trimestre, con la variazione attesa per gennaio, la produzione industriale registrerebbe un aumento dell’1,72% t/t (con febbraio e marzo invariati), dopo +1,69% t/t del 4° trimestre 2009. L’utilizzo della capacità produttiva dovrebbe salire a 73% da 72 di dicembre

_ La pubblicazione dei verbali della riunione del FOMC di fine gennaio diventa un evento meno rilevante dopo la diffusione del testo dell’audizione di Bernanke con le indicazioni per l’exit strategy. Informazioni ulteriori che possono emergere dai verbali sull’exit strategy riguardano la dispersione delle opinioni all’interno del Comitato su modi e tempi dell’uscita: probabilmente ci sono divergenze su entrambi i punti, soprattutto fra una fascia di presidenti e i membri del Board. Inoltre, i verbali daranno le nuove proiezioni macroeconomiche, che non dovrebbero comunque cambiare il quadro della politica monetaria per i prossimi trimestri.

 

Giovedì 18 febbraio

Stati Uniti

_ Il PPI a gennaio dovrebbe essere aumentato dello 0,8% m/m, con aumenti trainati da alimentari ed energia. Il PPI core dovrebbe aumentare dello 0,1% m/m. Gli indici dei prezzi, sia al consumo sia alla produzione, hanno registrato ampie variazioni nel settore auto: nel PPI leauto hanno registrato un aumento dello 0,3% m/m e a gennaio la variazione dovrebbe essere più contenuta. L’energia dovrebbe aumentare del 3,5% m/m, mentre la variazione per glialimentari dovrebbe essere più contenuta che a dicembre (+1,4% m/m), ma sostenuta da condizioni climatiche avverse.

_ L’indice della Philadelphia Fed a febbraio dovrebbe salire a 17 da 15,2 di gennaio. Il forte aumento dell’ISM a gennaio, a fronte di una correzione del Philly Fed, indicherebbe un recupero più consistente del Philly Fed a febbraio, ma lo spaccato dell’indagine a gennaio era debole (ordini a 3,2) e le condizioni climatiche nella regione dall’inizio di febbraio ad oggi sono state particolarmente negative.

 

Venerdì 19 febbraio

Area euro

_ Francia. L’indice sintetico dell’INSEE è stimato ancora in aumento a febbraio, anche se il ritmo di incremento potrebbe essere inferiore a quello registrato a gennaio. Stimiamo l’INSEE a 93 da 92 precedente. L’ulteriore miglioramento sarebbe coerente con le indicazioni venute da indici di fiducia analoghi come survey della Banca di Francia e PMI manifatturiero. L’industria francese sembra uscire dalla recessione in condizioni migliori rispetto a quella italiana e tedesca.

_ La stima flash per il mese di febbraio degli indici PMI potrebbe vedere per il secondo mese un arretramento nel settore dei servizi (a 52,3 da 52,6) e viceversa un ulteriore incremento nel comparto manifatturiero (a 52,7 da 52,4). L’indice composito è atteso calare a 53,5 da 53,7.

In sostanza, il livello del PMI è ancora coerente con ritmi di crescita dell’ordine di 0,3/0,4% t/t, ma l’andamento recente delle survey (specie nel settore dei servizi, più sensibile all’anemicadomanda interna rispetto a un manifatturiero maggiormente trainato dal rimbalzo delladomanda mondiale) segnala che la ripresa potrebbe perdere slancio con il passare dei mesi nelcorso del 2010.

Stati Uniti

_ Il CPI a gennaio dovrebbe aumentare dello 0,3% m/m; l’indice core dovrebbe registrare un aumento dello 0,2% m/m. L’energia dovrebbe registrare un aumento dell’1,3% m/m. I prezzi dell’abbigliamento dovrebbero restare sul trend negativo degli ultimi mesi, ma si dovrebbero registrare variazioni consistenti per i servizi medici, i trasporti e i servizi erogati a livello statale.

La variazione tendenziale dell’indice headline dovrebbe scendere a 2,6% da 2,7% a/a di dicembre, mentre per l’indice core l’inflazione dovrebbe passare da 1,8% a/a di dicembre a 1,7% a/a a gennaio.

 

Appendice

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