BondWorld.it
Dall Angelo Silvia Hermes IM - Recessione

Hermes IM: il Regno Unito può trovare la via d’uscita?

Hermes IM. Le prossime elezioni sono state presentate come l’unica via d’uscita possibile dall’impasse Brexit che ha afflitto il Paese negli ultimi anni…….

Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da BONDWorld iscriviti alla Nostra Newsletter gratuita. Clicca qui per iscriverti gratuitamente.


Commento a cura di Silvia Dall’Angelo, Senior Economist, Hermes Investment Management


L’illusione di una soluzione facile

Resta da vedere se una risoluzione di Brexit sia a portata di mano, visti i piani vaghi, i tempi ambiziosi e la tendenza a sottovalutare le difficoltà legate alla negoziazione di una nuova rete di accordi commerciali.

La persistente incertezza legata a Brexit ha chiaramente pesato sugli investimenti delle imprese, che lo scorso anno hanno subito una contrazione del 3,5%.

Mentre una no-deal Brexit sembra improbabile nel breve, anche l’approvazione di un accordo di uscita non implica necessariamente una navigazione tranquilla.

Il disegno di legge sull’uscita riguarderà solo l’aspetto del “divorzio” legato a Brexit, mentre la negoziazione delle future relazioni con l’UE – compresi gli accordi commerciali e di sicurezza – potrebbe richiedere anni.

La prospettiva di un’uscita alla fine del periodo di transizione nel dicembre 2020 continua inoltre a rappresentare una minaccia.

Una transizione brusca provocherebbe probabilmente un forte movimento di breve termine e, in assenza di un accordo commerciale, il Regno Unito ricorrerà alle regole dell’Organizzazione mondiale del commercio, aspetto potenzialmente in grado di ridurre il PIL del 5%-10% nel lungo termine.

Un pacchetto di strumenti obsoleti

Di conseguenza, il rischio di recessione è aumentato in quanto l’incertezza legata a Brexit, le tensioni commerciali e la debolezza dell’attività manifatturiera globale si combinano, contribuendo a zavorrare le prospettive economiche del Regno Unito.

L’obiettivo immediato deve ora essere quello di garantire che il quadro di politica macroeconomica sia abbastanza solido da rispondere a tutte le minacce all’orizzonte.

La politica monetaria sarebbe di norma uno dei principali strumenti, avendo contribuito per circa I due terzi degli stimoli politici su larga scala durante la crisi finanziaria.

Ma con il tasso di riferimento allo 0,75%, e la Bank of England che stima il limite inferiore effettivo a circa zero, la leva è fortemente limitata.

Il quantitative easing e una politica di controllo delle curve di rendimento in stile giapponese sono una delle possibilità, ma anche con queste misure la politica monetaria, sia convenzionale sia non convenzionale, potrebbe probabilmente fornire solo uno stimolo equivalente a un taglio di 150-200 pb, dato che i rendimenti a lungo termine sono già bassi.

Per contro, la media storica di un taglio di un ciclo di alleggerimento è di circa 500 punti base.

Nella sua ultima riunione, la Banca d’Inghilterra ha rafforzato la neutralità del proprio orientamento, facendo esplicito riferimento a scenari a breve termine in cui sarebbe necessario un ciclo di  alleggerimento.

Pur ribadendo che potrebbe essere necessario un inasprimento limitato e graduale in caso di uscita graduale dall’UE, il recente calo della domanda esterna, insieme alla consapevolezza che potrebbero essere necessari anni per giungere a un accordo commerciale, comporta che una riduzione dei tassi sia una possibilità molto concreta.

Anche il mandato del governatore Mark Carney termina a gennaio, il che rende le prospettive di politica monetaria ancora più opache.

Flessibilità fiscale

La minore efficacia dell’allentamento monetario apre la porta a un ruolo più attivo della politica di bilancio e a una maggiore dipendenza dalla spesa pubblica per stimolare l’economia.

La Resolution Foundation ha recentemente evidenziato come l’espansione fiscale tenda a essere consentita solo in risposta ad uno “shock negativo significativo” e come sia vista un’eccezione limitata alle emergenze.

Ma questo approccio rischia di limitare l’entità, la tempestività e l’efficacia di una risposta politica.

È evidente la necessità di un uso più esplicito e anticiclico della politica fiscale.

Gli stabilizzatori automatici si sono indeboliti negli ultimi anni e sarebbe opportuno qualsiasi mezzo per rafforzarli.

Inoltre, anche il basso costo dei prestiti, i rendimenti a lungo termine sono nettamente inferiori alla crescita nominale del Pil, dovrebbe aiutare il Regno Unito ad attuare gli stimoli fiscali tradizionali.

A giudicare dai recenti annunci del governo e dai manifesti di partito pubblicati questa settimana, l’allentamento fiscale sembra essere certamente all’orizzonte anche se non è chiaro come saranno affrontate le sfide a lungo termine come il sostegno alla crescita della produttività.

Inoltre, il recente deterioramento dell’indebitamento netto, il rallentamento della crescita e la riclassificazione contabile di alcune voci (in particolare i prestiti agli studenti) fanno sì che il punto di partenza delle finanze pubbliche britanniche sia molto più debole di quanto previsto solo un anno fa.

Mentre il Regno Unito potrebbe presto diventare un laboratorio per sperimentare la politica fiscale, ci potrebbe essere troppa fiducia nella cura della spesa.

Fonte: BondWorld.it

Articoli Simili

Tikehau Capital  e MACSF : Tikehau Financement Entreprises il nuovo prodotto unit-linked di private-debt nell’assicurazione ramo vita

Redazione

Federated Hermes: aspettando il via libera ai consumi nell’Eurozona

Redazione

BlueBay: Perche’ in questa fase di mercato non c’e’ spazio per essere compiacenti

Redazione