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I mercati valutari: Apertura implicitamente più concreta verso il ripristino della politica di apprezzamento dello yuan.

Apertura implicitamente più concreta verso il ripristino della politica di apprezzamento dello yuan. Anche nel medio termine questo dovrebbe offrire sostegno al dollaro. Il calendario della prossima settimana dovrebbe comunque già essere favorevole al biglietto verde. Trichet ha espresso cautela sulla ripresa, ma rassicurazioni sulla Grecia. Idem sulla sterlina, nonostante il consolidamento ….

 su alcuni dati “rialzisti”: resistenza a scendere si potrebbe ancora osservare nel breve, ma il conto alla rovescia per le elezioni (6 maggio) mantiene i rischi verso il basso. Yen temporaneamente favorito dal riproporsi della risk aversion. Ma senza sfondamento di 91,05-90,30 USD/JPY il trend di deprezzamento non viene tecnicamente compromesso. Dalla riunione BoJ ulteriori elementi per mantenere attese di indebolimento.

– CNY – Segnali significativi che la Cina potrebbe tornare a far apprezzare lo yuan prima del previsto. Si è tenuto, infatti, un incontro a sorpresa tra il segretario del tesoro USA Geithner e il vice primo ministro cinese Wang Qishan. Non è stato reso noto se si sia parlato esplicitamente di cambio, ma varie indicazioni porterebbero verosimilmente in tal senso.

-Tra queste il rinvio (annunciato sabato 3 aprile) della pubblicazione del Tesoro USA del Rapporto al Congresso sulle Politiche Internazionali Economiche e di Tasso di Cambio – che avrebbe dovuto essere pubblicato il 15 aprile. Questo è il report in cui il Tesoro USA può “additare” come “manipolatori dei tassi di cambio” alcuni Paesi, e in tale frangente vi era un certo rischio che la Cina venisse “accusata” di ciò. In questi casi segue poi l’adozione di misure “punitive” nei confronti del Paese in questione, Cina nella fattispecie. Si aggiunga che giovedì 15 aprile è anche il giorno in cui viene pubblicato il PIL cinese del 1° trimestre del 2010 – dato considerato fondamentale dalle autorità cinesi per valutare l’opportunità di tornare a lasciar fluttuare in modo più flessibile (direzione: apprezzamento) lo yuan. Il ripristino della politica di apprezzamento potrebbe avvenire tramite un allargamento della banda di fluttuazione giornaliera, e/o (eventualmente anche contestuale) piccola rivalutazione una tantum, e poi una gestione degli interventi day-by-day sul mercato di modo che lo yuan intraprenda un sentiero di graduale, ma continuativo, rafforzamento nel tempo. Le attese di consenso per il PIL cinese sono di un’accelerazione della crescita dal 10,7% all’11,7% a/a.

– La Cina potrebbe annunciare un primo passo concreto sul fronte yuan dopo tale dato, magari subito dopo o nel giro di alcuni giorni. Oppure successivamente, tenuto conto che nei prossimi tre mesi si terranno degli appuntamenti che il Tesoro USA ha espresso come cruciali per dover ricorrere al rinvio della pubblicazione del suddetto Report: (1) un meeting dei Ministri delle Finanze e dei Governatori delle banche centrali dei G-20 a Washington questo mese, (2) lo Strategic and Economic Dialogue (S&ED) con la Cina in maggio, e (3) gli incontri dei leader e dei Ministri delle finanze G20 in giugno. La finestra temporale in cui la Cina potrebbe riprendere a far rafforzare lo yuan è tendenzialmente entro giugno. Da non escludersi comunque che possa avvenire anche prima. Complessivamente un graduale apprezzamento dello yuan dovrebbe produrre anche nel medio termine un effetto positivo in termini di ricadute dirette sul dollaro, offrendo un sostegno di fondo che impedisca al biglietto verde di “svalutarsi” o anche semplicemente di non crollare sotto i minimi 2009, ma stabilizzarsi su livelli approssimativamente più elevati, anche se certamente più bassi rispetto agli “anni d’oro”.

– USD (cambio effettivo nominale) – Premesso questo, che già nei prossimi giorni potrebbe almeno sostenere la divisa statunitense, il calendario della prossima settimana dovrebbe favorire un consolidamento/rafforzamento del dollaro. In realtà il biglietto verde, salvo un cedimento iniziale, ha registrato una performance migliore delle attese anche durante la settimana che si chiude oggi.

– Bernanke ha, infatti, dichiarato che, per quanto il quadro USA sia migliorato, al momento la ripresa appare ancora fragile e l’inflazione è sotto controllo. Poiché anche Trichet, al termine dell’incontro BCE, si è espresso in termini analoghi e, complice anche il ritorno di una certa avversione al rischio sull’emergere di nuove preoccupazioni sulla Grecia, sui mercati ha prevalso una generalizzata prudenza – che in questi casi favorisce i safe haven tradizionali, tra i quali (almeno in parte) il dollaro.

– EUR – L’euro invece non dovrebbe venire favorito la settimana prossima. Anche tecnicamente la configurazione non è rialzista. Questa settimana era iniziata male. Il cambio EUR/USD era sceso da un massimo a 1,3538 (per di più sotto la prima soglia cruciale di 1,3565 che porterebbe l’euro fuori dal fronte ribassista) a un minimo di 1,3278 (a un soffio dal doppio minimo di due settimane fa a 1,3265 – ragione per cui tra l’altro manteniamo in tabella a 1m la proiezione/supporto tecnico 1,3256).

– Il calo era nuovamente imputabile alla questione greca (v. sopra), mentre il recupero avviato ieri si è avuto grazie alle “rassicurazioni” in merito fornite da Trichet durante la conferenza stampa si sta mantenendo per ora in area 1,34. Ricordiamo che è il range 1,3565-1,3719 il corridoio da sfondare per minimizzare tecnicamente le possibilità di rientro a breve in area 1,32. Al momento non parrebbe questa la prospettiva più probabile.

– JPY – Al contrario lo yen aveva aperto la settimana con un rimbalzo da 94,76 a 92,81 USD/JPY – causa il riproporsi dell’avversione al rischio (v. sopra). Ma già dopo le “rassicurazioni” di Trichet ieri (v. sopra) è tornato indietro. Del resto anche altri eventuali ritracciamenti rialzisti in questa fase sarebbero da considerarsi provvisori.

– Tecnicamente il trend di deprezzamento avviato di recente verrebbe compromesso solo su sfondamento del range 91,09-90,30 USD/JPY. Ma dal punto di vista fondamentale non vengono meno i presupposti per un ulteriore sottostante indebolimento della divisa nipponica a 95 USD/JPY o poco sopra entro l’1m-3m.

– Tra l’altro, infatti, al termine del proprio incontro la BoJ (i) ha lasciato il tasso d’intervento a 0,10%, (ii) non ha annunciato nuove misure espansive (ma perché di fatto questo è il massimo grado di espansione monetaria che la Banca centrale possa fare), e (iii) diversamente dalle attese non ha rivisto verso l’alto il giudizio sull’economia giapponese. Ha inoltre ribadito che non vi sono ancora le condizioni per una ripresa auto-sostenuta della domanda interna, il che implicitamente suggerisce che l’economia resta soggetta a vari elementi di fragilità.

– GBP – La sterlina ha consolidato il rimbalzo avviato la settimana scorsa, arrivando a sfiorare (per ora) 1,5400 GBP/USD e 0,8700 EUR/GBP. Se il PMI servizi ha deluso, i dati di produzione industriale sono stati invece molto migliori del previsto e quelli sui prezzi alla produzione sono saliti molto più delle attese, suggerendo possibili pressioni alla fonte sull’inflazione dei prezzi al consumo.

– Come scontato, la Banca d’Inghilterra ha lasciato il bank rate invariato a 0,50% e non ha introdotto novità sul programma APF. E nel comunicato, come il mese scorso, si è limitata semplicemente a notificare la decisione presa senza aggiungere considerazioni in merito agli sviluppi recenti. Questo potrebbe suggerire che i segnali contrastanti provenienti dai dati finora raccolti sul 1° trimestre e soprattutto quelli più recenti (più positivi delle attese) stiano generando un ampio dibattito all’interno della BoE.

– Data la comprensibile incertezza in merito a questa fase la Banca centrale sembra dunque voler attendere ulteriori dati per poi trarre delle conclusioni e comunicare un eventuale cambio di scenario al prossimo incontro del 10 maggio (lunedì, dopo le elezioni di giovedì 6). Per quel giorno, infatti, sarà già stato preparato il nuovo inflation report trimestrale che però verrà pubblicato solo il 12 maggio, due giorni dopo. Al momento lo scenario di ripresa, per quanto  fragile e problematica, anche e forse soprattutto al di là del 2010, non viene meno. E questo può mantenere la sterlina su livelli un po’ più forti, ma solo provvisoriamente.

– Il conto alla rovescia per le elezioni (6 maggio), e l’incertezza che ne deriva, anche perché i temi del confronto politico sono, di fatto, quelli economici, pongono ancora pressioni ribassiste sulla divisa britannica. Invariate quindi le attese per un ulteriore deprezzamento entro il range 1,50-1,45 GBP/USD e 0,90-0,92 EUR/GBP a 1m-3m.

Autore: Asmara Jamaleh


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