Valute

I mercati valutari: Contrariamente a dollaro ed euro, la sterlina è invece uscita dal range

- SOLDI

La prossima settimana il dollaro potrebbe ricevere discreto sostegno dal FOMC.. ……


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L’euro ha retto in questi giorni, ma il rischio di una correzione rimane: appuntamenti “sensibili” entro le prossime due settimane. La sterlina si è apprezzata, e questa volta il movimento era coerente con i dati. Solo una delusione dal PIL del 1° trimestre potrebbe riportarla giù la settimana prossima. Lo yen ha fatto dietro front dopo le dichiarazioni di intenti della BoJ: atteso ulteriore arretramento se la prossima settimana alle parole seguiranno i fatti.

È stata un’altra settimana interlocutoria sui mercati valutari, se si escludono alcuni casi isolati. La prossima invece si potrebbe assistere a qualche movimento più direzionale, essendo il calendario di dati ed eventi molto fitto. Lunedì inoltre ci saranno anche da digerire gli esiti del G-20 in corso oggi e del primo turno delle presidenziali francesi di domenica.


USD
(cambio effettivo nominale) – Il dollaro è rimasto sostanzialmente in range, ma prediligendo la parte bassa di questo. Il carattere misto dei dati USA pubblicati nei giorni scorsi non ha consentito al dollaro di fare meglio. Ma la prossima settimana propone almeno due appuntamenti molto importanti: il FOMC mercoledì sera e la prima stima del PIL del 1° trimestre.
Qualora la Fed iniziasse ad aprire le porte a favore di un QE3 la reazione del biglietto verde potrebbe essere ribassista nell’immediato, ma nel giro di poco il dollaro dovrebbe riprendersi per poi rafforzarsi. Sembra però più probabile che prevalga ancora una posizione attendista.
Importanti saranno comunque le nuove previsioni su economia e tassi che verranno fornite al termine del FOMC. A meno di indicazioni chiaramente pessimistiche il dollaro potrebbe iniziare a risalire dai minimi di questa settimana. Supporto dovrebbe giungergli anche dai dati di PIL, a meno di delusioni.

EUR – Anche l’euro è rimasto in range. Ha bucato 1,3000 EUR/USD verso il basso e 1,3200 verso l’alto, ma senza poi, di fatto, riuscire a rompere tali livelli. In parte hanno aiutato alcuni dati,
come lo ZEW che è risultato in aumento contro attese di calo, e l’esito non negativo delle “temute” aste spagnole. Riteniamo però che il sostegno alla moneta unica sia giunto perlopiù dall’aumentato corto euro registrato sul mercato speculativo la settimana precedente. La situazione resta quindi suscettibile di essere ribaltata. La prossima settimana verranno pubblicati i PMI flash. Qualora deludessero, una correzione verso/sotto 1,3000 dovrebbe essere abbastanza agevole, a meno che nel frattempo l’esito del G-20 e delle elezioni francesi non siano particolarmente positivi. Se però i dati dovessero al contrario sorprendere verso l’alto, l’euro potrebbe rompere la resistenza di 1,3230 e inoltrarsi verso 1,3300 – ma fino a qui non verrebbe compromessa la possibilità di una correzione più ampia e decisa entro la settimana successiva alle soglie del prossimo incontro BCE (3 maggio) e delle elezioni in Grecia (6 maggio).

GBP – Contrariamente a dollaro ed euro, la sterlina è invece uscita dal range, apprezzandosi sopra 1,60 GBP/USD e sotto 0,82 EUR/GBP. Questa volta il movimento è stato coerente rispetto al flusso di dati. L’inflazione, infatti, è risultata più alta delle attese di consenso, il tasso di disoccupazione è sceso (ma il calo potrebbe essere temporaneo), le vendite al dettaglio sono state molto migliori del previsto e dai verbali BoE è emersa qualche indicazione hawkish. Infatti, la minoranza che aveva votato per un ulteriore aumento dell’APF il mese scorso si è dimezzata: Posen si è allineato agli altri, e così Miles è rimasto solo a chiedere un allentamento quantitativo.
La BoE sta rivedendo verso l’alto l’inflazione di breve, e teme che questo possa avere implicazioni negative sulle prospettive di medio termine, ma rinvia il giudizio in merito all’inflation report di maggio (16 maggio). Il maggior rischio per la Banca centrale sembra restare la situazione dell’area euro, che non è facilmente prevedibile, quindi la riunione di maggio (10 maggio) sarà piuttosto impegnativa. La prossima settimana intanto (mercoledì) verrà pubblicata la prima stima del PIL del 1° trimestre, atteso in recupero (ma debole) a +0,1% t/t dopo la contrazione del 4° trimestre pari a -0,3% t/t. Se il dato dovesse deludere, la sterlina correggerebbe tornando sotto 1,6000 GBP/USD e sopra 0,8200 EUR/GBP.

JPY – Anche lo yen ha esibito un trend preciso, verso il basso. Dopo che la BoJ ha verbalmente “rassicurato” circa l’intenzione di adottare altre misure espansive al fine di perseguire il nuovo obiettivo di inflazione, la valuta nipponica ha interrotto l’apprezzamento in atto da alcune settimane e da 80 si è riportato in prossimità di 82,00 USD/JPY. Se nuove misure verranno attuate già alla riunione BoJ in calendario la prossima settimana il cambio dovrebbe riuscire a rompere 82,00 USD/JPY e iniziare a incamminarsi verso 83-84 USD/JPY


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