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Il Punto : Area euro – Previsioni di inflazione riviste al rialzo.

Il Punto : Area euro – Previsioni di inflazione riviste al rialzo. L’inflazione nella zona euro ha visto una rapida accelerazione negli ultimi mesi, sino al 3,4% a/a di settembre.

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Pensiamo ancora che il rialzo dell’inflazione sarà transitorio, ma ora temiamo che non scomparirà rapidamente. Secondo le nostre previsioni, l’indice generale dovrebbe toccare il 2,3% in media d’anno nel 2021, rimanendo verosimilmente di poco superiore al 2% anche nel 2022.

Il trend nel corso dell’anno prossimo dovrebbe essere discendente, con un possibile picco a febbraio (al 3%) e un minimo a dicembre (all’1,2%).

– L’inflazione nella zona euro, in territorio negativo negli ultimi cinque mesi del 2020, è tornata in positivo all’inizio di quest’anno, e ha poi visto una rapida accelerazione sino al 3,4% a/a di settembre. Il forte aumento è stato determinato da fattori una tantum quali il ripristino delle aliquote IVA in Germania, il rimbalzo dei prezzi dell’energia e l’aumento dei prezzi degli input per via dei problemi delle catene di approvvigionamento nell’industria.

Una parte minoritaria dell’aumento è spiegata dall’effetto-riaperture (rincari dei prezzi dovuti al ritorno di domanda nei settori dei servizi in precedenza soggetti a restrizioni). Riteniamo ancora che l’effetto rialzista sarà transitorio; allo stesso tempo, appare ora chiaro che non sarà di breve durata.

– La dinamica dei prezzi sarà più pronunciata di quanto previsto dalla BCE a settembre, e anche di quanto da noi atteso un mese fa.

Nei prossimi mesi, infatti, sul tasso d’inflazione insisteranno pressioni al rialzo legate a diversi fattori, e destinate a rientrare in tempi diversi:

– L’aumento del prezzo del gas naturale e il conseguente effetto di trascinamento sul petrolio manterranno la crescita dei listini energetici a due cifre per tutto il trimestre invernale; la successiva discesa manterrà i prezzi più elevati rispetto al 2020, a causa del basso livello degli stoccaggi. L’effetto gas è atteso svanire a partire da agosto.

Tuttavia, uno shock più forte e persistente (ad esempio, ipotizzando un rincaro aggiuntivo del gas del 10% sui prezzi medi stimati tra 4° trimestre 2021 e 1° trimestre 2022, senza effetti di trascinamento sulle altre materie prime energetiche) comporterebbe il protrarsi dell’impatto sino a fine 2022 e un aumento ceteris paribus di un decimo dell’inflazione media annua del 2022;

– L’impatto ritardato delle strozzature all’offerta sui prezzi dei beni manufatti toccherà il punto di massimo nella prima parte del 2022; l’effetto tenderà a svanire solamente verso la fine del prossimo anno, sulla scia della “normalizzazione” sia dei consumi che della produzione.

Il contributo medio annuo dei beni manufatti all’indice generale è atteso quasi raddoppiare, passando da 0,4% del 2021 a 0,7% del 2022;

– Attualmente, l’aumento della spesa in servizi sta portando a un incremento dei prezzi di questi ultimi. Ad esempio, ad agosto le componenti trasporto aereo e alberghi, tra i comparti che hanno sperimentato maggiori pressioni disinflazionistiche lo scorso anno, hanno registrato un rincaro del 9,6% e 5,6% a/a rispettivamente.

Ad ogni modo, gli aumenti che stiamo ora osservando sono in gran parte aggiustamenti una tantum, ed è impossibile che i prezzi dei servizi accelerino strutturalmente se non cambia la dinamica salariale.

– L’inflazione tedesca terrà l’indice dell’Eurozona sopra il 2% anche nel 2022. La Germania rimane un osservato speciale, in quanto l’inflazione headline elevata potrebbe stimolare maggiori rivendicazioni salariali, con il rischio di effetti di “seconda battuta”. Per queste ragioni, la dinamica salariale (anche alla luce di un probabile aumento del salario minimo) e l’inflazione core sono attese in accelerazione l’anno prossimo.

Inoltre, una politica ambientale aggressiva da parte del nuovo Governo potrebbe portare a un inasprimento della cosiddetta carbon tax e, di conseguenza, impattare la componente energia nel medio termine. Entrambi questi fattori di rischio sono all’attenzione del Consiglio Direttivo BCE, come hanno rivelato i verbali dell’ultima riunione di politica monetaria.

– In ogni caso, nei prossimi anni l’inflazione misurata dall’indice armonizzato rischia di essere distorta verso il basso. Gli impulsi fiscali anche finanziati attraverso le risorse del Programma NextGenEU potrebbero portare a un “surriscaldamento” in alcuni comparti, tra cui l’edilizia; il rischio di un aumento del prezzo delle abitazioni è alto ed è concentrato nei Paesi, tra cui l’Italia, che hanno destinato cospicue risorse al settore.

Attualmente, però, l’indice IPCA non include al suo interno il costo dell’abitazione di proprietà, che, comunque, avrebbe un effetto pro-ciclico sull’inflazione.

– In conclusione, secondo le nostre previsioni, l’indice generale dei prezzi dovrebbe toccare il 2,3% in media d’anno nel 2021. L’inflazione è destinata a rallentare solo moderatamente (stimiamo al 2,1%) nel 2022.

L’evoluzione in corso d’anno dovrebbe vedere i prezzi crescere attorno al 3,7% nel 4° trimestre 2021; il ritorno sotto la soglia del 2% è previsto da agosto 2022.

Il trend nel corso dell’anno prossimo dovrebbe essere discendente, con un possibile picco a febbraio (al 3%) e un minimo a dicembre (all’1,2%).

Al contempo, il miglioramento delle condizioni sul mercato del lavoro, unitamente all’impatto ritardato sia dei colli di bottiglia all’offerta che del rialzo dei prezzi energetici, porteranno a un’accelerazione dell’indice sottostante al netto di alimentari freschi ed energia, dall’1,4% di quest’anno all’1,6% del 2022; l’inflazione core si manterrà ancora su valori moderati negli anni successivi, pur risalendo gradualmente al chiudersi dell’output gap.

Se lo scenario si svilupperà come atteso, anche la BCE a dicembre potrebbe rivedereulteriormente al rialzo le sue previsioni di inflazione, lasciando però verosimilmente le stime di più lungo termine ancora significativamente al di sotto del 2%. Già alla riunione di settembre, i rischi erano giudicati dai più prevalentemente al rialzo, e alcuni membri del Consiglio Direttivo avevano esplicitamente criticato le previsioni dello staff come “troppo basse”.

Fonte: BondWorld.it

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