BondWorld.it
Bussola il punto

Il Punto : Balzo dell’inflazione

Il Punto : Area euro. Nel mese di gennaio, l’inflazione ha compiuto un balzo notevole su base tendenziale, pur restando molto modesta in assoluto.

Se vuoi ricevere le principali notizie pubblicate da BONDWorld iscriviti alla Nostra Newsletter gratuita. Clicca qui per iscriverti gratuitamente.


Intesa SanPaolo


Tale andamento è legato a fattori estemporanei e non ha implicazioni rilevanti per la politica monetaria.

L’aumento delle pressioni dal lato dei costi di produzione è appena coerente con un rialzo dell’inflazione media verso l’1%, dopo il calo legato alla crisi pandemica.

– In gennaio, l’indice armonizzato dei prezzi al consumo (IPCA) dell’Eurozona è salito di 0,2% m/m, innalzando la variazione tendenziale da -0,3% a +0,9% a/a.

Al balzo ha contribuito notevolmente l’energia (+3,8% m/m), ma anche escludendo quest’ultima e gli alimentari freschi, la variazione è stata più alta della norma: -0,3% m/m, per un tendenziale passato da 0,3% a 1,4% a/a (massimo da dicembre 2019).

– L’accelerazione di gennaio dei prezzi al consumo è soltanto uno dei segnali di ripresa dell’inflazione osservati recentemente:

* L’indice PMI sui prezzi delle forniture alle aziende manifatturiere è salito a 68,3 in gennaio, massimo dal febbraio 2018. Globalmente, si sta riscontrando un allungamento dei tempi di consegna, che potrebbe preludere a rincari dei costi di trasporto.

* L’indice PMI sui prezzi praticati dalle imprese è a 52,2 nel comparto manifatturiero.

* Nelle indagini di fiducia della Commissione Europea, le imprese mostrano una prevalente propensione all’aumento dei prezzi, più marcata per i produttori di beni intermedi, di beni di investimento e per i fornitori di servizi (malgrado la tendenza opposta nei comparti impattati dalle restrizioni).

* Infine, le quotazioni del petrolio e di diverse materie prime industriali si sono riprese nettamente dai minimi della primavera 2020. In effetti, la componente energia dell’IPCA registrava una variazione tendenziale di -11,9% a/a nel maggio 2020, mentre ora si è risaliti a -4,1% a/a. La tendenza delle quotazioni delle commodities dovrebbe sostenere questa tendenza nei prossimi mesi, anche se il passo dovrebbe rallentare.

– Tuttavia, a parte l’andamento dei prezzi energetici, l’aumento di gennaio riflette soprattutto fattori estemporanei strettamente connessi alla pandemia. Il principale è l’alterazione della stagionalità dei prezzi legata ai saldi post-natalizi. Tipicamente, in gennaio l’indice sottostante dei prezzi al consumo cala di 1,2/1,5 punti percentuali per effetto dei saldi, risalendo poi tra febbraio e marzo. Quest’anno, come detto, la riduzione è stata di appena 0,3 punti percentuali. Il motivo è che la proroga delle restrizioni sanitarie in diversi paesi dell’area ha portato al rinvio dei saldi di fine stagione.

Un altro problema strettamente collegato potrebbe essere il maggiore ricorso all’imputazione di prezzi passati in caso di chiusura dei negozi (una parte della distribuzione commerciale è rimasta chiusa in gennaio in Germania, Olanda e localmente in Italia): anche questa potrebbe temporaneamente aumentare il livello dell’inflazione misurata. Tuttavia, ciò potrebbe generare una distorsione opposta della stagionalità in febbraio, con variazioni inferiori rispetto a quelle abitualmente osservate.

– Non è ancora chiaro se abbia giocato un ruolo significativo anche la modifica dei pesi del paniere, che ora riflette la composizione dei consumi 2020 invece di quelli 2019. Rimandiamo al Focus “Nuovi pesi per l’indice armonizzato: quale sarà l’impatto sull’inflazione?”, pubblicato il 2 febbraio, per ulteriori dettagli.

La revisione ha ridimensionato il peso dell’energia e dei servizi, a vantaggio soprattutto di generi alimentari e beni industriali. Perciò, la nostra prima valutazione è che l’impatto netto sia stato piccolo, anche se significativo limitatamente a talune voci caratterizzate da forte stagionalità in alcuni paesi, come i pacchetti vacanze in Germania.

– Quali sono le implicazioni per la politica monetaria? Nessuna, se non che i dati di gennaio hanno confermato la previsione di un ritorno dell’inflazione ai livelli precedenti la pandemia, già presente nello scenario della Banca Centrale Europea. Non dimentichiamoci che la politica monetaria è ancorata ad andamenti inflattivi di medio termine, e che l’attuale forward guidance pone come condizione per l’aumento dei tassi sia un significativo avvicinamento al 2% dell’inflazione totale prevista, sia una tendenza realizzata di aumento dell’inflazione sottostante.

Pressioni dal lato dei costi simili a quelle osservate nelle indagini congiunturali di dicembre e gennaio si sono già viste in anni passati, senza che si siano mai tradotte in un preoccupante rialzo dei prezzi di vendita. E gli indici di diffusione sui prezzi applicati dalle imprese, per quanto in ripresa, sono ancora moderati rispetto agli anni prepandemici. Nel 2021, il bilancio dei fattori di domanda e offerta migliorerà solo lentamente, mantenendo l’inflazione relativamente bassa. Un aumento più ampio e persistente dell’inflazione sottostante sarà possibile soltanto quando la ripresa avrà guadagnato consistenza, intaccando le sacche di sottoutilizzo dei fattori produttivi.

Fonte: BondWorld.it

Articoli Simili

Il Punto : Germania si prospetta una netta contrazione del PIL

Redazione

Il Punto : Italia Draghi si presenta con un programma ambizioso

Redazione

Il Punto : COVID-19 pandemia in regresso ma resta attiva

Redazione