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Il Punto : BCE dovrà annunciare qualcosa il 25 luglio

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Il Punto : I dati dell’ultimo mese non superano l’asticella fissata da Draghi nel discorso del 18 giugno: c’è un miglioramento dei dati, ma non tale da aumentare la probabilità di conseguire l’obiettivo di inflazione…….

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a cura dell’ Ufficio Studi Banca Intesa SanPaolo


 Perciò, la BCE dovrà necessariamente annunciare qualcosa alla riunione del 25 luglio. Allo stesso tempo, però, non è neppure così chiaro che l’economia dell’Eurozona necessiti di altro stimolo monetario.

Tirando le somme, la BCE modificherà la forward guidance , introducendo un orientamento espansivo esplicito.

Potrebbe anche allentare alcuni limiti dell’APP, operazione che potrebbe essere utile in caso di riattivazione degli acquisti netti.

Ma è la politica monetaria lo strumento giusto per sostenere l’economia, in questa fase?

– La BCE ha segnalato, con il discorso del presidente Draghi del 18 giugno e con i verbali della riunione del 6 giugno, che il 25 luglio potrebbero essere annunciate nuove misure espansive, se non vi saranno stati miglioramenti significativi delle prospettive economiche.

Ricordiamo che a marzo era già stato annunciato un nuovo programma TLTRO III, la cui prima asta biennale si svolgerà a settembre, e che a giugno la forward guidance è già stata estesa fino a tutta la prima metà del 2020 (sebbene segnalando tassi stabili).

– Come argomentiamo nel Focus dedicato ieri alla politica monetaria nell’Eurozona, la situazione economica non sembrerebbe richiedere un ulteriore allentamento della politica monetaria, che è già molto accomodante.

Si sono visti i primi segnali coerenti con un superamento del minimo di attività reale dal terzo trimestre, e la crescita del PIL coerente con le indagini congiunturali resta positiva.

La stessa BCE valuta basso il rischio di recessione. L’export si sta riprendendo, la dinamica occupazionale rimane positiva.

Sul fronte dell’inflazione, il costo del lavoro sta aumentando, anche se la trasmissione ai prezzi è annullata dall’aumento della produttività e dalle pressioni competitive sui margini delle imprese.

La dinamica del credito è stabile e positiva.

Non c’è evidenza di restrizione delle condizioni del credito, e le condizioni finanziarie si sono allentate rispetto al 6 giugno.

Tuttavia, non c’è neppure il miglioramento significativo richiesto per evitare nuove azioni: quindi, la BCE dovrà sicuramente annunciare qualcosa.

– Ma che cosa? Riteniamo probabile l’adozione di un orientamento espansivo nella forward guidance , che potrebbe preludere a un taglio del tasso sui depositi a -0,5% a settembre, se richiesto dalla situazione.

Un taglio immediato è possibile, ma potrebbe avere ripercussioni negative sulla credibilità della Banca centrale.

Una parte del consiglio direttivo sta iniziando (giustamente) a preoccuparsi per il rischio di apparire al traino delle valutazioni di mercato.

– Probabili, e auspicabili, anche misure sull’APP. In particolare, un allontanamento dal principio di neutralità nei reinvestimenti e forse un aumento dei limiti per emittente, che tornerebbe particolarmente utile qualora la situazione economica peggiorasse e fosse necessario adottare passi concreti per sostenere l’economia.

– Ma la politica monetaria è lo strumento giusto per intervenire, in questa fase?

La stessa BCE da tempo parla della necessità di sinergie con le politiche fiscali. Il rallentamento dell’economia europea non pare del tipo che possa essere contrastato con la politica monetaria: ci sono problemi di cambiamento strutturale che interessano la produzione di automobili e pressioni sui margini delle imprese che derivano più dalla concorrenza globale che dalla insufficienza della domanda interna.

Se il credito non si espande più rapidamente non è certo per le condizioni finanziarie, ma per carenza di domanda da parte dei potenziali debitori.

Né la mancata convergenza dell’inflazione pare attribuibile a scarsità di domanda interna.

Alla fine, i benefici dell’attivismo di questi mesi potrebbero andare soprattutto ai governi più indebitati nell’Eurozona, per i quali sarà più facile ridurre lo stock di debito.

Un risultato comunque utile, ma diverso dagli obiettivi annunciati.

Fonte: BondWorld.it

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