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Il Punto: BCE – Draghi ha sottolineato in modo enfatico che la politica monetaria rimarrà ampiamente accomodante

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BCE – Draghi ha sottolineato in modo enfatico che la politica monetaria rimarrà ampiamente accomodante anche quando la crescita tornerà al di sopra del potenziale e l’inflazione all’1,7% a fine 2016, data l’ampia capacità inutilizzata. Pertanto, prevediamo che….

i tassi rimarranno bassi fino almeno al 1° trimestre del 2016. Con una stima di inflazione core all’1,7% nel 2016 (dall’1,4% del 2015), due decimi in media al di sopra dell’headline, è difficile pensare che la BCE farà molto di più nel prossimo futuro.

Draghi ha spiegato che la BCE ha deciso di lasciare i tassi fermi perché lo scenario macro è stato confermato e non si sono verificati né 1) un aumento indesiderato dei tassi di mercato monetario; né 2) un peggioramento dello scenario di inflazione, condizioni che Draghi aveva identificato a febbraio come necessarie per ulteriori interventi di politica monetaria. Nessuna

novità anche sulla sospensione del SMP, che anzi sembra ora meno probabile, dal momento che Draghi ha sottolineato che avrebbe un effetto assai limitato sulle condizioni di liquidità. La vita media residua dei titoli nel portafoglio della BCE è intorno all’anno, dunque la liquidità immessa con la sospensione della sterilizzazione del SMP resterebbe in circolazione per un periodo piuttosto breve.

La principale novità alla riunione di marzo, come atteso, è stata la pubblicazione delle stime di inflazione e crescita due anni in avanti, una prima assoluta per la BCE. La BCE si aspetta un graduale miglioramento dello scenario macro nei prossimi due anni. La crescita del PIL è attesa all’1,2% (un decimo sopra le stime di dicembre) nel 2014, all’1,5% nel 2015, e all’1,8% nel 2016. Nel medio periodo, la crescita è quindi vista sensibilmente al di sopra del potenziale (1,2% da ultime stime OCSE). La stima di inflazione 2014 è stata rivista verso il basso di un decimo all’1,0%; la stima 2015 è invariata a 1,3%. Per il 2016, la BCE si aspetta che l’inflazione si aggiri in media all’1,5% ma che chiuda l’anno all’1,7%, quindi in linea con il target BCE. Le stime BCE per il 2015-16 sono in linea con le nostre previsioni. La BCE valuta ancora verso il basso i rischi per la crescita e come circa bilanciati i rischi per la dinamica dei prezzi al consumo. Le previsioni di inflazione si basano su tassi di cambio fermi sull’orizzonte di previsione e prezzo del petrolio in calo. A riguardo, Draghi ha indicato che l’incertezza sulle ipotesi sottostanti le stime aumenta quanto più in avanti vanno le previsioni. Draghi ha indicato che la discussione all’interno del Consiglio si è a lungo soffermata sull’ampio slack presente nell’economia. Il riferimento all’ampio slack nell’economia è una novità per la BCE, ma non pensiamo che ciò anticipi una revisione della formulazione della forward guidance. Draghi ha sottolineato in modo enfatico che la politica monetaria rimarrà ampiamente accomodante anche quando la crescita tornerà al di sopra del potenziale e l’inflazione all’1,7%, data l’ampia capacità inutilizzata. La BCE ha difatti rivisto verso il basso le stime sull’inflazione core 2014 di due decimi, all’1,1%. L’inflazione core è vista ancora all’1,4% nel 2015 e in aumento all’1,7% nel 2016, due decimi al di sopra dell’headline. Con una stima di inflazione core all’1,7% nel 2016 (dall’1,4% del 2015), due decimi in media al di sopra dell’headline, è difficile pensare che la BCE farà molto di più nel prossimo futuro.

Riguardo un programma di acquisto di ABS, la BCE ha specificato che è al vaglio del Consiglio ma che vi sono degli ostacoli nella regolamentazione nazionale che richiedono interventi legislativi. I mercati non hanno accolto bene le decisioni della BCE: il cambio è salito sopra 1,3845 dall’1,375 alle ore 13:30. Draghi ha ribadito che il tasso di cambio non è un policy target ma è un fattore importante nella valutazione dei rischi per lo scenario di inflazione. Alla luce della comunicazione della riunione di marzo, pensiamo che la BCE manterrà i tassi sui livelli attuali fino almeno ad inizio 2016, se lo scenario macro evolverà in linea con le ultime stime BCE. A oggi, quindi, un programma di acquisto titoli ci sembra assai poco probabile.

Se si dovessero avere sorprese verso il basso su crescita e inflazione, la BCE potrebbe: tagliare il refi a 0,10%; in seconda battuta sospendere la sterilizzazione del SMP e tagliare il tasso sui depositi e solo in ultima istanza, e in caso di chiaro rischio di deflazione, procedere con un programma di acquisto titoli.


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