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Il Punto : BCE e la crisi dei mercati finanziari europei

Il Punto : L’accelerazione nella crisi dei mercati finanziari europei ha spinto la BCE ad annunciare nuove misure appena una settimana dopo la riunione di politica monetaria……….

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Il potenziamento del programma di acquisti farà sì che la Banca centrale assorba ben più delle emissioni nette di debito pubblico ora previste nel 2020. 

Intanto, la stima preliminare dell’indice Ifo ha mostrato che anche la Germania si prepara a entrare in una rapida e violenta recessione, come l’Italia. Bisogna attendersi lo stesso in molti altri paesi europei, anche se con qualche sfasamento temporale. La contrazione del PIL nel 2°   trimestre potrebbe essere nell’ordine del 5%.

– Alle prese con un’implosione drammatica dei mercati finanziari europei, la BCE ha annunciato nella notte fra mercoledì e giovedì nuove misure di stimolo:

– lancio del Pandemic Emergency Purchase Programme (PEPP) con una dimensione prevista di 750 miliardi di euro. Il programma sarà attivo almeno fino al 31 dicembre 2020, e comunque fino a quando il Consiglio direttivo reputerà superata l’emergenza COVID19.

Le attività finanziarie acquistabili sono le stesse previste per l’APP, tranne che per l’estensione ai titoli di Stato della Grecia; però bisogna considerare l’ampliamento della gamma di titoli acquistabili nell’ambito del CSPP. Il PEPP sarà ancora vincolato al rispetto delle quote di capitale nell’allocazione degli acquisti per giurisdizione, ma il comunicato precisa che “gli acquisti saranno condotti in maniera flessibile”, consentendo fluttuazioni “nella distribuzione nel tempo, fra categorie di attività finanziarie e fra giurisdizioni”;

– espansione del programma CSPP all’acquisto di carta commerciale emessa dal settore non finanziario, subordinatamente al rispetto di soglie di merito creditizio; 

– inoltre, si afferma che il Consiglio direttivo potrebbe considerare una revisione di “alcuni limiti auto-imposti”, se ciò fosse necessario per garantire il rispetto del mandato e consentire un’azione proporzionata alle necessità.

Nel contempo, non esclude la possibilità di aumentare la dimensione del programma di acquisti, se necessario. La vaghezza della formulazione riflette probabilmente divisioni interne;

– infine, estensione generalizzata della lista di Additional Credit Claims (ACC) utilizzabili dalle banche come garanzia per le operazioni di rifinanziamento: prossimamente, includeranno anche i crediti relativi al funzionamento del settore corporate.

– Gli interventi annunciati nella riunione di emergenza del Consiglio direttivo rappresentano una terapia d’urto per i mercati interessati: la dimensione totale degli acquisti netti mensili dei vari programmi arriva a superare i 110 miliardi mensili medi, ben oltre il picco raggiunto dall’APP in passato, ma in realtà l’intervento BCE potrebbe essere anche transitoriamente superiore, in caso di necessità.

La possibilità di uso flessibile consente di disporre di una potenza di fuoco più adeguata alle condizioni di mercato compromesse di questo periodo, e può ridurre gli effetti collaterali negativi della liquidazione del debito dei paesi più rischiosi da parte degli investitori e allevia i problemi di rifinanziamento di scadenze di debito e (indirettamente) dei nuovi impegni di bilancio.

Stimiamo che l’Eurosistema potrebbe assorbire titoli pubblici al ritmo di 52 miliardi mensili. Ipotizzando un aumento delle emissioni nette dai 163 miliardi previsti pre-COVID a 312 miliardi, i vari programmi di acquisto assorbiranno oltre 100 miliardi più delle emissioni nette.

In pratica, è probabile che le emissioni dovranno essere maggiori, in quanto le stime attuali non considerano adeguatamente l’impatto della caduta dei livelli di attività sui conti. Per quanto riguarda l’Italia, gli acquisti dell’Eurosistema potrebbero assorbire una decina di miliardi in più rispetto ai 78 miliardi di emissioni nette che attualmente prevediamo.

– Il PEPP rappresenta anche uno strumento più rapido e flessibile rispetto all’ipotesi di attivazione di programmi precauzionali ESM ed OMT, che incontra grossi ostacoli di natura politica e istituzionale. Italia, Francia e Spagna stanno spingendo per la mobilizzazione di risorse comuni contro la COVID-19, o attraverso l’emissione di obbligazioni comuni, o attivando l’ESM per programmi precauzionali bassa o nulla condizionalità.

Tuttavia, non è scontato che i paesi più solidi dell’Eurozona siano disposti a concederlo. L’accelerazione della BCE, insomma, riflette anche la debolezza della risposta politica. Lunedì l’Eurogruppo si è limitato a presentare una contabilità di misure nazionali (stimolo fiscale per 1% del PIL, garanzie al credito per 10% del PIL), senza nessuna iniziativa comune di dimensione significativa. In sostanza, il messaggio è stato “ognuno per sé”.

– L’Ifo Institute ha pubblicato ieri una inusuale stima preliminare dei suoi indici di fiducia, in coincidenza con la presentazione delle previsioni per l’economia tedesca. La fiducia delle imprese è in netto calo in tutti i settori, anche se le costruzioni tengono relativamente di più.

La flessione ha interessato al momento soprattutto le aspettative (82,0, minimo storico), ma anche il giudizio sulla situazione corrente è sceso nettamente (93,8, 5,2 punti in meno rispetto a febbraio). Non c’è motivo di pensare che i dati finali fra una settimana siano migliori: è ovvio che anche la Germania, come l’Italia, si sta avviando rapidamente a sperimentare una fase recessiva, probabilmente breve ma sicuramente intensa.

Tutti i paesi dell’Eurozona, uno dopo l’altro, stanno adottando misure di distanziamento sociale orientate alla soppressione dell’epidemia, le quali comportano effetti economici di breve termine molto negativi. Al momento stimiamo che, nell’Eurozona, la contrazione del PIL nel 2° trimestre potrebbe sfiorare il 5%, dopo un calo di -1,0% già nel 1° trimestre. Il ritiro delle misure di contenimento porterebbe a un rimbalzo di 4,1% t/t nel 3° trimestre.

Fonte: BondWorld.it

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