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Il Punto : BCE: rien ne vas plus, per un bel po’!

La riunione di aprile della BCE si è conclusa con tassi fermi,
niente di nuovo sulle misure non convenzionali ed una retorica sostanzialmente invariata. Draghi
ha confermato che è prematuro aprire il dibattito su di una strategia d’uscita…….

 


Continuiamo a ritenere che la BCE non annuncerà altre operazioni a 36 mesi, ma che l’assegnazione piena sarà mantenuta almeno fino a inizio 2013. Il quadro di fondo rimane fragile ed è prematuro parlare di una strategia d’uscita. La BCE è ancora in fase di valutazione dell’impatto dei repo a 36 mesi. Draghi ha ribadito che le operazioni sono state disegnate per dare l’opportunità e il tempo alle banche della zona euro di ricapitalizzarsi in modo ordinato e ai Governi di continuare il processo di consolidamento fiscale e di riforma strutturale. Le operazioni hanno generato un aumento “a termine della base monetaria” volto a garantire liquidità illimitata al sistema, ma Draghi ha invitato a non confonderle con le misure di rafforzamento patrimoniale: queste ultime sono nelle mani dei singoli istituti e dei Governi nazionali. Per valutare l’impatto delle operazioni sul sistema, la BCE guarda su base giornaliera i bilanci consolidati nazionali e, quanto dell’aumento di liquidità, si traduce in aumento dei depositi, dei prestiti e/o delle riserve presso la BCE.

Draghi ha specificato che è ancora presto per vedere l’impatto delle operazioni sulla dinamica del credito. Vincoli all’offerta di credito e alla circolazione di fondi sul mercato interbancario derivano da: 1) mancanza di fonti di finanziamento a costi accettabili (aspetto direttamente affrontato dalla BCE con le LTRO); 2) sottopatrimonializzazione (problema fuori dal raggio di azione della BCE); 3) aumentata percezione del rischio che la controparte non sia sufficientemente liquida e/o che non sia solvibile (soltanto la prima mitigabile con le misure sulla liquidità); 4) scarsità di domanda (che la BCE affronta con una politica monetaria accomodante).

Riguardo alle preoccupazioni sul collaterale e ai rischi associati ai nuovi crediti accettati dalle Banche centrali nazionali, Draghi ha ribadito che l’elevato margine di garanzia applicato (in media del 53% ma che in alcuni casi arriva fino al 75%) mitiga il rischio e lo riporta sui livelli degli attivi di qualità più elevata e accettati in tempi normali nelle operazioni di rifinanziamento.
Riguardo alla Decisione della BCE del 21/3/2012, che ha disposto che le BCN non sono tenute ad accettare obbligazioni bancarie garantite da Stati sovrani che hanno fatto richiesta di un programma di assistenza del FMI e Commissione Europea, Draghi ha specificato che la decisione
ha in pratica un impatto limitato.

Riguardo alle banche greche Draghi e Constancio hanno indicato che i 25 miliardi di fondi stanziati con il secondo Programma dovrebbero garantire che le istituzioni potranno accedere in tempi brevi alle operazioni di mercato aperto e che le banche continueranno nel frattempo a rifinanziarsi tramite l’ELA presso la propria Banca centrale.

I tassi d’interesse resteranno fermi ancora a lungo. La BCE ha confermato i segni di stabilizzazione ciclica su livelli modesti e rischi verso il basso per lo scenario di crescita, in linea con la valutazione fatta un mese fa. I rischi per la dinamica inflazionistica sono verso l’alto nel breve termine, dato il permanere di forti pressioni sulla componente energia, ma nel medio termine la BCE si aspetta che la dinamica inflazionistica resti in linea con l’obiettivo di stabilità dei prezzi. Draghi, nella conferenza stampa, ha specificato che non vi è evidenza di effetti di seconda battuta, ma che la BCE controlla che gli aumenti dei prezzi energetici non si trasmettano lungo la catena distributiva e in particolare ai prezzi dei beni domestici; dato il contesto, sarebbe pretestuoso trarne la conclusione che la BCE abbia calcato l’accento sui rischi per la dinamica inflazionistica. Inoltre, la BCE ribadisce che l’obiettivo di stabilità dei prezzi deve essere perseguito per l’area euro nel complesso e che è responsabilità dei singoli Paesi garantire la competitività delle economie domestiche tramite l’appropriato mix di policy. Secondo Draghi, è auspicabile che l’obiettivo di inflazione nel medio termine, vicina ma inferiore al 2%, sia raggiunto non con un aumento dell’inflazione nei Paesi virtuosi a fronte di una deflazione nei Paesi meno virtuosi, ma piuttosto tramite una graduale convergenza verso un’inflazione vicina al 2% nei singoli Paesi.


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