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Il Punto : Brexit un eventuale accordo di libero scambio

Il Punto : Brexit: quanto vale un eventuale accordo di libero scambio fra Regno Unito ed Unione Europea.

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Le simulazioni macroeconomiche dicono che in termini relativi vale più per il Regno Unito che per l’area dell’euro. L’impatto di breve termine impallidisce di fronte a quello che la COVID-19 ha già avuto sull’interscambio commerciale del Regno Unito.

– Questa settimana, il Consiglio Europeo ha invitato la Commissione Europea a continuare i negoziati con il Regno Unito per un accordo che regoli i rapporti reciproci dopo il 31 dicembre, in quanto i progressi conseguiti finora non sono ritenuti ancora sufficienti. Contemporaneamente, però, ha scaricato sul Regno Unito la responsabilità, chiedendo al governo britannico “di compiere i passi necessari per rendere possibile un accordo”.

Al momento, non si può ancora escludere la possibilità che i negoziati falliscano, e che il Regno Unito non riesca a ottenere un accordo di libero scambio. Ma quanto varrebbe un accordo in termini di impatto macroeconomico?

– Ci sono tre differenze principali fra i due scenari:

* Il livello delle barriere tariffarie e non tariffarie è superiore in caso di no-deal. Ciò dovrebbe implicare una maggiore riduzione dell’interscambio, oltre a maggiori effetti di breve termine (anticipazione di flussi dal 1° trimestre 2021 al 4° trimestre 2020).

L’impatto è asimmetrico: maggiore per il Regno Unito rispetto all’UE. Anche nel caso in cui venga siglato un accordo di libero scambio, tuttavia, vi sarebbe comunque un innalzamento di barriere doganali dal 1° gennaio 2021.

* I mercati sembrano scommettere sul fatto che le parti stiano bluffando, e che un accordo sarà raggiunto.

Quindi, in caso di no-deal potremmo attenderci una svalutazione della sterlina contro USD ed EUR, una reazione negativa dei mercati azionari britannici e in minor misura di quelli continentali. La svalutazione potrebbe portare a un parziale recupero di quote di mercato da parte del Regno Unito.

* Nello scenario no-deal, la reazione di politica economica nel Regno Unito potrebbe essere più intensa, per compensare i maggiori effetti negativi.

Ciò sosterrebbe la domanda interna e comporterebbe un maggior assorbimento di importazioni dall’estero (compensando in parte lo shock negativo dovuto a Brexit).

– Non ci sono, invece, particolare motivi per ritenere che l’uscita senza accordo sia accompagnata da rischi di sconvolgimento della logistica significativamente superiori rispetto allo scenario alternativo.

Tali rischi sono legati all’introduzione dei controlli doganali, che si verifica in ambedue gli scenari. Anche la riallocazione di attività finanziaria dal Regno Unito all’UE appare sostanzialmente indipendente dalla sigla di un accordo di libero scambio.

– Sulla base di queste considerazioni, si può tentare di stimare l’impatto differenziale dello scenario no-deal, simulando l’effetto di dazi aggiuntivi (inclusivi di una stima del valore delle barriere non tariffarie nei due scenari), di una svalutazione della sterlina e di una reazione di politica economica che si sviluppi gradualmente nello scenario post-Brexit.

– La simulazione restituisce impatti economici limitati ma non irrilevanti. Nel 2021, il PIL è inferiore rispetto allo scenario base di 0,6% nel Regno Unito e di 0,3% nell’area dell’euro. Quest’ultimo dato risente della forte dipendenza dell’Irlanda dal mercato britannico, che subisce uno shock decisamente maggiore rispetto allo stesso Regno Unito.

In questo caso potrebbe esserci un rischio di sovrastima, in quando il Protocollo dovrebbe preservare l’interscambio nell’ambito dell’isola. Per l’Italia, la deviazione è pari a 0,1%. Nella simulazione, l’export italiano è più debole di 0,2% nel 2021 e dell’1% nel 2022.

Ciò riflette l’impatto delle maggiori barriere al commercio, ma anche dell’apprezzamento del cambio e degli effetti indiretti (minore domanda di altri partner commerciali che esportano meno verso il Regno Unito).

Tuttavia, nei primi 7 mesi del 2020, l’export italiano verso il Regno Unito era del 18% inferiore rispetto allo stesso periodo del 2019 per l’effetto COVID-19. Agli effetti pratici, dunque, l’impatto Brexit potrebbe risultare poco visibile nei dati aggregati a motivo della sovrapposizione con la crisi pandemica.

Fonte: BondWorld.it

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