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Il Punto : Brexit – Voltafaccia del Governo inglese

Brexit – Voltafaccia del Governo inglese, che ora riconosce la necessità di chiedere un’estensione del periodo negoziale in caso di nuova bocciatura dell’accordo con l’UE….

a cura dell’ Ufficio Studi Banca Intesa SanPaolo


Dato il grave ritardo dei preparativi, d’altronde, respingere l’ipotesi di rinvio era ormai diventato un bluff non credibile.

Un altro cambiamento è l’impegno ad attuare la parte del trattato relativa ai diritti dei cittadini anche in caso di uscita senza accordo.

Un nuovo voto è atteso il 12 marzo, ma potrebbe anche essere anticipato. Non è ancora chiaro quale strategia alternativa sarà proposta in caso di rinvio di qualche mese della scadenza del 29 marzo, se mai ce ne sarà una.

Il Partito Laburista sembra orientato a promettere un via libera all’accordo in cambio dell’impegno a sottoporlo a voto popolare.

– Facendo buon viso a cattivo gioco, il Governo britannico ha dovuto accettare due modifiche al proprio piano per gestire il recesso dall’UE: la prima, lo impegna a richiedere una estensione del periodo negoziale qualora nel voto del 12 marzo il Parlamento respingesse di nuovo il trattato di recesso.

Nella procedura proposta dal governo, il giorno dopo la bocciatura si voterebbe pro o contro una uscita senza accordo; nell’eventualità molto probabile che il Parlamento respinga l’ipotesi di no – deal Brexit , il 14 marzo si terrebbe un nuovo voto a favore o contro una richiesta di estensione.

Peraltro, non si può escludere che il voto sia anticipato alla prossima settimana.

– Il voltafaccia del governo May dipende dalla concreta minaccia che i conservatori moderati votassero comunque a favore di un emendamento che avrebbe vincolato il governo a richiedere una proroga.

Inoltre, il rapporto del governo sulle conseguenze di una no-deal Brexit pubblicato il 26 febbraio evidenzia piuttosto chiaramente che il livello dei preparativi è ancora inadeguato, sia nel settore pubblico sia in quello privato.

Nel settore pubblico, soltanto due terzi dei progetti più critici sono già stati completati e soltanto 6 accordi commerciali su 40 sono già stati finalizzati. Inoltre, “c’è scarsa evidenza che le imprese si stiano preparando con serietà a uno scenario no – deal ”, in particolare quelle piccole e medie.

È già stato inviato soltanto un sesto delle richieste di attribuzione del codice EORI necessario per completare le dichiarazioni doganali relative a merci destinate a paesi UE.

Quindi, come sospettavamo da tempo, una richiesta di rinvio è pressoché inevitabile.

L’UE non è pregiudizialmente contraria a una breve estensione; tuttavia, come ha ricordato il presidente francese Macron, essa ha senso soltanto se viene proposta un’alternativa concreta; in caso contrario, non si farebbe che prolungare l’incertezza.

– La seconda modifica accoglie un emendamento proposto da un ex-membro del governo in base al quale il governo si impegnerà ad attuare comunque la parte dell’accordo di recesso relativa ai diritti dei cittadini, anche nell’eventualità di uscita senza accordo.

L’emendamento rende più probabile che alcuni dei laburisti pro-Brexit votino a favore del trattato di recesso, ma non è sufficiente a garantire l’appoggio ufficiale del Partito Laburista.

Per questo motivo, la proposta è stata appoggiata anche dagli euroscettici.

Il 12 marzo si capirà se l’operazione avrà avuto o no successo: un’incognita è la posizione degli euroscettici di fronte alla riproposizione del trattato e del backstop sull’Irlanda tali e quali, salvo che per la presentazione di una dichiarazione aggiuntiva che qualifichi il meccanismo come intenzionalmente transitorio, per quanto subordinatamente all’individuazione di alternative tecniche condivise.

– Quali strade potrebbero essere perseguite in caso di nuova bocciatura?

La proposta di indire un nuovo referendum è stata nuovamente respinta dal parlamento, così come il piano laburista di promuovere una unione doganale con l’UE.

Tuttavia, la situazione potrebbe mutare dopo un nuovo voto negativo.

Inoltre, il Partito Laburista sarebbe orientato a proporre al governo la propria astensione in occasione del meaningful vote sull’accordo in cambio dell’impegno a indire un referendum popolare sul recesso dall’UE.

L’impegno prenderebbe la forma di un emendamento da approvare prima del voto finale. Tuttavia, non è per nulla scontato che un numero sufficiente di deputati conservatori sia disposto ad appoggiare la proposta.

BCE: alla riunione del Consiglio direttivo del 7 marzo non dovrebbero essere adottate nuove misure di politica monetaria.

Poco probabile anche che sia modificata la guidance sui tassi, che già esclude rialzi fino all’estate.

Tuttavia, potremmo vedere qualche apertura in più all’ipotesi di nuove misure a sostegno del credito. Le stime di crescita saranno tagliate sia per il 2019, sia per il 2020.

– Il Consiglio BCE si riunisce la prossima settimana in un momento di elevata incertezza legata ancora per lo più a fattori esterni: esito dei negoziati su Brexit e trattative sui dazi ancora in corso tra Stati Uniti e Cina.

Si aggiunga che le indicazioni fornite dai dati macroeconomici della eurozona non sono state incoraggianti a febbraio: discesa dell’IFO, peggioramento del PMI manifatturiero e drammatico calo degli ordini all’export in Germania.

La valutazione delle imprese per i prossimi mesi non fa sperare in una marcata riaccelerazione a breve.

– Sono arrivati segnali chiari dal Consiglio BCE che le stime di crescita di dicembre verranno riviste significativamente al ribasso.

Le nuove stime dello staff incorporeranno, però, ancora una ri-accelerazione della crescita al potenziale nel 2020, in linea con lo scenario centrale di consenso e le ultime previsioni della Commissione UE.

– Cosa aspettarsi la prossima settimana? Riteniamo che la BCE possa prendersi ancora del tempo, dal momento che il nuovo scenario macro e l’incertezza che lo circondano non giustificano, per ora, nuove misure di politica monetaria.

Le condizioni finanziarie restano, nella media area euro, ancora ampiamente accomodanti.

– Un intervento sui tassi dipende dalle prospettive cicliche. Praet ha dichiarato, lo scorso 18 febbraio, “ in caso di ulteriore rallentamento della crescita dai livelli recenti la BCE potrebbe rivedere la guidance sui tassi ”.

Secondo De Guindos, vice presidente BCE, le modifiche alla guidance sui tassi cui ha fatto riferimento Praet non necessariamente verranno introdotte a marzo.

– È noto che i mercati scontano nuove operazioni di rifinanziamento per smussare il salto di liquidità dell’avvicinarsi a scadenza (giugno 2020) dei 399 miliardi di euro assegnati con la prima delle TLTRO II del 2016 a più lungo termine.

Dai verbali della riunione di gennaio, emerge che per il Consiglio le decisioni su operazioni di rifinanziamento a più lungo termine non dovevano essere prese in modo troppo affrettato; allo stesso tempo, però, si fa esplicita menzione della necessità di accelerare “l’analisi necessaria a preparare le opzioni per future operazioni di liquidità”.

I commenti di Praet del 20/02 e di Nowotny del 22/02 confermano questo approccio.

Ci aspettiamo che la prossima settimana la BCE segnali il probabile lancio di una o più operazioni di rifinanziamento a lungo termine.

Il Consiglio si riserverà di indicare le modalità più avanti, ragionevolmente ad aprile, anche in relazione all’evoluzione dello scenario. Le operazioni potrebbero, quindi, essere condotte a giugno.

– Invece, riteniamo probabile che già la prossima settimana, la BCE estenda l’assegnazione piena nelle aste di rifinanziamento fino all’ultimo periodo di mantenimento di riserva 2021.

– In conclusione, alla riunione di marzo la BCE farà soprattutto leva sulla comunicazione per segnalare in modo forte ai mercati che il Consiglio è pronto ad intervenire nel caso in cui i dati nei mesi primaverili dovessero indicare che le probabilità di ri-accelerazione da metà anno si vadano assottigliando.

Per un’analisi più approfondita della politica monetaria della BCE rinviamo al nostro rapporto “BCE: in cerca di assicurazioni contro l’incertezza”, pubblicato il 27 febbraio.

Fonte: BondWorld.it

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