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Il Punto : calo del PIL dell’area euro nel 4° trimestre

Il Punto : Area euro – Per ora, i dati confermano la previsione che il calo del 4° trimestre sarà largamente inferiore a quello del 2° trimestre.

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Per quanto riguarda il 2021, ci sono notizie buone (i vaccini rendono molto più probabile una ripresa sostenuta nel 2° semestre) e cattive (NGEU resta ancora bloccato dal veto di Polonia e Ungheria).

– I dati ad alta frequenza sulla mobilità mostrano che l’effetto delle misure restrittive, ancora modesto in ottobre, è diventato molto significativo nella prima quindicina di novembre. La media del gap di mobilità legata a commercio e intrattenimento, calcolata come media ponderata per i consumi nominali sui 9 maggiori paesi dell’Eurozona, è salita in novembre a livelli paragonabili al marzo 2020 (37% contro il 40% di marzo).

Ciò sarebbe compatibile con un calo di almeno 4 punti percentuali della produzione nei servizi nel mese di novembre, con un ritorno a livelli inferiori a quelli di luglio. In realtà, la media di novembre del gap potrebbe salire ulteriormente, per quanto sia improbabile che raggiunga il picco di aprile (68%), e quindi la flessione dei servizi in novembre potrà risultare maggiore. D’altro canto, è probabile che la media di dicembre sia inferiore, in quanto diversi paesi potrebbero allentare almeno le restrizioni sul commercio nel periodo prenatalizio.

– Si aggiunga che la tenuta della produzione manifatturiera e delle costruzioni, finora confermata dalle indagini congiunturali, ha ripercussioni positive per tutti i servizi non impattati dalle chiusure, come trasporti, logistica, servizi professionali e servizi amministrativi. Un calo del 10% della produzione manifatturiera ridurrebbe il valore aggiunto di 1,2 punti nei trasporti, di 1,4 nei servizi amministrativi e di 1,2 nei servizi professionali.

Se lo shock interessasse anche le costruzioni, l’impatto salirebbe a oltre 2 punti, sfiorando i 3 punti percentuali nel caso dei servizi amministrativi. Per il momento, quindi, resta valida la nostra considerazione di due settimane fa che la contrazione del 4° trimestre sarà largamente inferiore a quella del 2°, anche nel terziario.

– Un’altra differenza che vale la pena di rimarcare riguarda il commercio estero. La prima ondata aveva generato un impatto sull’export intra-euro del 2° trimestre pari a circa 1,1 punti del PIL, a cui se ne era aggiunto uno di 1,5% del PIL sui flussi extra-euro. Di questa seconda parte, 0,6 punti riguardavano paesi europei, il resto paesi extra-europei.

Poiché Asia e America godono attualmente di una situazione economica ancora dinamica, e l’intensità del calo della domanda in Europa è oggi inferiore, il calo dell’export dell’area euro sarà modesto rispetto a quanto osservato nel 2° trimestre. In settembre, i flussi di export verso Asia e paesi europei non membri dell’UE erano tornati ai livelli pre-crisi, mentre il calo dell’export verso le Americhe era stato recuperato al 75%.

– Sulla base delle informazioni disponibili, stimiamo a -2,4% t/t il calo del PIL dell’area euro nel 4° trimestre 2020, senza escludere ritocchi in caso di nuova estensione delle restrizioni. Rispetto a due settimane fa lo scenario 2021 è diventato più favorevole, anche se ancora caratterizzato da elevata incertezza. Il successo delle sperimentazioni di due vaccini rende più probabile che dal 2° semestre non siano più necessarie nuove fasi di confinamento per controllare la pandemia.

Ciò getterà le basi per una ripresa più duratura nei settori oggi più penalizzati. Poco cambia, invece, per il 1° semestre 2021: il rischio di nuove fasi di forte volatilità della crescita resta pressoché immutato, sia perché le disponibilità di vaccino saranno ancora troppo limitate per fare la differenza, sia perché l’economia europea dovrà assorbire gli effetti della Brexit sull’interscambio commerciale.

– Dal lato delle notizie negative, resta ancora in forse il sostegno che dovrebbe arrivare da Next Generation EU. Per ora, Ungheria e Polonia stanno dando corso alla minaccia di bloccare l’approvazione del budget pluriennale dell’Unione e della Recovery & Resilience Facility (RRF), dopo che la condizione dello stato di diritto per l’accesso ai fondi è stata approvata da una vasta maggioranza di stati.

Una serie di opzioni sono state ipotizzate per superare l’impasse, inclusa la minaccia di procedere con uno strumento giuridico diverso e con i soli 19 paesi membri dell’Eurozona. Tuttavia, il Governo tedesco procede nel tentativo di convincere Polonia e Ungheria prima del vertice europeo del 10-11 dicembre, che rimane la strada principale. Anche se Polonia e Ungheria alla fine togliessero il veto, il rischio è ora che NGEU parta più tardi del previsto, e che l’UE inizi il 2021 con un budget provvisorio basato sui tetti di spesa 2020, ripartiti su base mensile.

Fonte: BondWorld.it

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