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Il Punto : COVID-19 nell’Unione Europea

Il Punto : COVID-19: nell’Unione Europea, il calo dei contagi e la netta accelerazione delle vaccinazioni stanno consentendo l’avvio di un processo di graduale riapertura dei settori soggetti a restrizioni.

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– I dati europei mostrano da inizio aprile un netto calo dei nuovi casi di COVID-19, ormai tornati ai livelli che hanno preceduto l’inizio della terza ondata. Ciò nonostante, l’incidenza resta relativamente elevata, con picchi oltre i 600 casi ogni 100 mila abitanti su base quindicinale in Francia, Olanda, Croazia. Soltanto in Portogallo, Finlandia e Malta l’incidenza è inferiore a 100. La mortalità, che in questa occasione è stata ampiamente inferiore al picco del periodo invernale, è anch’essa in flessione; le situazioni più critiche, su tale fronte, si riscontrano in Europa Orientale e nei Balcani (Ungheria, Polonia, Bulgaria, Croazia).

Tuttavia, il monitoraggio settimanale EuroMoMo mostra che l’andamento della mortalità è in moderato eccesso rispetto alla norma stagionale anche in Francia e Italia, e in modesto eccesso in Germania, Olanda e Belgio e Grecia. Il minore impatto dell’ultima ondata di contagi potrebbe riflettere la penetrazione della campagna vaccinale fra gli anziani. In effetti, l’eccesso di mortalità risulta ora più marcato nella fascia 65-74 anni, toccata più tardi dalla campagna vaccinale.

– L’aumentata disponibilità di vaccini ha consentito ai paesi UE di accelerare drasticamente il ritmo della campagna di immunizzazione rispetto a un mese fa. Attualmente le dosi somministrate quotidianamente sono 6-8 ogni mille abitanti, cioè il doppio rispetto a fine marzo. Le situazioni peggiori si riscontrano in Europa Orientale e nei Balcani, con Bulgaria e Lettonia che spiccano in negativo, seguite da Croazia e Romania. Quasi tutti i paesi hanno ormai conseguito elevati livelli di copertura degli ultra-settantenni e sono ora in grado di estendere lo sforzo alle coorti più giovani della popolazione.

Il 30% della popolazione ha ormai ricevuto almeno una dose, percentuale che sale in media al 78% fra gli ultra-ottantenni (oltre l’80% in Italia, Spagna e Belgio, oltra a diversi altri paesi meno popolosi). In Spagna, Svezia, Belgio, Finlandia, Irlanda, Portogallo, Ungheria e Danimarca anche la quota di ultra[1]settantenni vaccinati supera l’80%.

– In aprile, gli indici di mobilità medi ponderati dell’Eurozona sono restati pressoché invariati rispetto a marzo, con una flessione della mobilità lavorativa che probabilmente riflette l’effetto delle festività pasquali, oltre che la “pausa” imposta da diversi governi alle attività commerciali non essenziali. Le riaperture in Belgio, Olanda e Italia dovrebbero condurre a un netto rialzo degli indici di mobilità in maggio.

Ciò si tradurrà in una ripresa anche del fatturato in alcuni dei comparti penalizzati dalle misure di controllo sanitario, come la ristorazione. Grazie all’accelerazione della campagna vaccinale, è possibile che le riaperture si rivelino in questa occasione più sostenibili nel tempo rispetto a quelle post[1]natalizie.

COVID-19: negli Stati Uniti, le vaccinazioni finalmente dominano le varianti del virus e determinano un nuovo calo della curva dei contagi. La campagna vaccinale entra ora in una nuova fase, con ritmi giornalieri di somministrazioni in calo per via di minore domanda, non per problemi di offerta.

Il raggiungimento dell’immunità di gregge richiederà maggiori sforzi per immunizzare gli scettici e i residenti in aree rurali. La copertura vaccinale però appare sufficientemente diffusa da garantire il controllo di eventuali focolai, e da permettere la normalizzazione delle attività e il boom dei consumi atteso nella parte centrale dell’anno.

– La curva dei contagi è tornata a scendere nell’ultima settimana di aprile, dopo lo stallo del mese precedente, dovuto al prevalere della diffusione dei vaccini rispetto all’aumento dei contagi associato alle nuove varianti. In alcuni stati i decessi sono azzerati, con la media nazionale giornaliera intorno a 700, contro il picco di circa 3000 a gennaio.

I nuovi contagi si attestano a 47325 il 6 maggio, con la media giornaliera a 47 mila, in calo di -27% rispetto alle due settimane precedenti, e i nuovi ricoveri intorno a 40 mila (-12% rispetto a due settimane prima). Il trend discendente della curva questa volta dovrebbe essere radicalmente diverso rispetto a quello delle tre ondate precedenti, essendo determinato dall’immunizzazione parziale di circa metà della popolazione.

– Al 6 maggio, 149,5 mln di persone (45% della popolazione totale e 57% degli over 18) hanno ricevuto almeno una dose, 109 mln (32,8% del totale e 41,9% degli over 18) sono pienamente vaccinati. L’accelerazione del ritmo di somministrazioni fra marzo e aprile, con un picco della media giornaliera intorno a 3,5 mln, ha permesso di immunizzare almeno parzialmente gran parte della popolazione che vuole essere vaccinata o può essere raggiunta senza gravi difficoltà logistiche. Le somministrazioni giornaliere sono però in calo da metà aprile e si aggirano ora intorno a 2,1 mln.

Al ritmo attuale di somministrazioni, il 70% della popolazione che ha ricevuto almeno una dose sarebbe raggiunto a metà agosto. A livello nazionale, tutti gli individui oltre i 16 anni di età hanno diritto a essere vaccinati e, a partire dalla prossima settimana, il vaccino Pfizer potrebbe essere approvato per l’utilizzo nella fascia di popolazione fra i 12 e i 15 anni (ora Pfizer è autorizzato per >16, Moderna e J&J per >18).

– La campagna vaccinale è entrata ora in una nuova fase, che richiede di raggiungere gli individui riluttanti a vaccinarsi e/o residenti in aree rurali. La diffusione dei vaccini non è omogenea fra Stati e anche fra contee. La percentuale di popolazione che ha ricevuto almeno una dose varia dal 25% del Mississippi al 58% di Massachusetts e Vermont, con livelli intermedi per gli Stati più popolosi (50% in California, 49% nello Stato di New York, 43% in Florida e 39% in Texas).

Biden ha annunciato un nuovo obiettivo per la campagna vaccinale: somministrare almeno una dose al 70% della popolazione entro il 4 luglio e avere 160 mln di persone pienamente immunizzate entro tale data.

– Nonostante le difficoltà legate alla necessità di convincere le fasce di popolazione restie e/o scettiche nei confronti dei vaccini, lo scenario è di entrata in una fase in cui eventuali focolai possono essere maggiormente circoscritti, con effetti limitati sulla mobilità e sulla tenuta delle strutture sanitarie.

La diffusione dei vaccini ha rafforzato ulteriormente la riapertura delle attività, incluse quelle aggregative, e la normalizzazione della mobilità.

– In conclusione, il rallentamento del ritmo delle vaccinazioni, dovuto all’indebolimento della domanda e non a problemi di offerta, non sembra essere una minaccia per il proseguimento del calo dei contagi, pur in presenza di possibili rischi “locali”. Il sentiero della pandemia appare quindi compatibile con il boom di consumi previsto per la parte centrale dell’anno, spinto in prevalenza dai servizi.

Fonte: BondWorld.it

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