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Il Punto: E’ improbabile che un’eventuale crisi irlandese sia gestita con le nuove procedure

La possibilità che il meccanismo permanente di gestione delle crisi nell’Eurozona includa una procedura di ristrutturazione ha contribuito a destabilizzare i mercati dei titoli di stato. A parte la tempistica sfortunata con cui il tema è stato sollevato, il sostegno a favore di questa ipotesi è, giustamente, ancora scarso. Inoltre, è improbabile che un’eventuale crisi irlandese sia gestita con le nuove procedure…..


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– L’unico aspetto della riforma della governance economica europea non ancora definito si sta rivelando anche il più pericoloso. Il Consiglio Europeo del 29 ottobre si era impegnato ad affrontare il 16-17 dicembre la questione del meccanismo di gestione delle crisi, con l’idea di prendere la decisione finale sul tema. Il rapporto della Task Force su questo punto era stato vago: l’unico aspetto chiaro era la volontà di agganciarlo a una “forte condizionalità” in stile FMI, ma il ruolo dei creditori privati e il contributo del FMI erano identificati come problemi ancora da affrontare.

– Attualmente la Commissione Europea sta valutando le diverse opzioni, mentre il Presidente del Consiglio Europeo sta sondando le opinioni degli Stati membri. Per venire incontro ai problemi tedeschi di compatibilità con la Costituzione, il meccanismo sarà in parte recepito dal Trattato, che dovrà essere sottoposto a “limitati cambiamenti” da ratificare entro metà 2013. Alcune dichiarazioni di fonte tedesca farebbero pensare che la Germania stia spingendo per inserire nel meccanismo un processo di ristrutturazione per i paesi che, neppure assumendo sentieri ambiziosi di correzione fiscale, sono in grado di rimborsare i propri debiti. La possibilità che la ristrutturazione del debito diventi un’opzione esplicitamente prevista nel processo di gestione della crisi sembra ragionevole. Ma lo è davvero? Le circostanze delle crisi sono così diverse che conviene riservarsi una flessibilità che non sarebbe consentita da un pezzo di legislazione comunitaria, soprattutto se cristallizzato nel Trattato sull’Unione Europea. Altri problemi sono che l’accesso a una procedura di ristrutturazione potrebbe aumentare l’azzardo morale degli Stati in difficoltà e aumentare il rischio di attacchi speculativi nei periodi di tensione. Come ha detto Bini-Smaghi della BCE in un recente intervento, forse un’opzione più ragionevole sarebbe quella di attribuire ai crediti erogati nell’ambito del meccanismo di sostegno rispetto ai crediti vantati da altri operatori, condizione che non vale attualmente per eventuali finanziamenti erogati dallo EFSF. Ma anche se non si condividesse questa tesi, bisognerebbe riconoscere che, con l’Irlanda alle prese con una situazione fiscale problematica, questo è il momento meno opportuno per sollevare questioni che possono minare la fiducia degli investitori nella volontà dell’UE di sostenere gli Stati membri in difficoltà.

– Ma quale sarà l’ambito di applicazione del nuovo meccanismo, una volta definito e approvato? Innanzi tutto, il nuovo assetto non entrerebbe in vigore prima di metà 2013. Qualsiasi evento di crisi che dovesse manifestarsi nei prossimi 19-20 mesi sarà gestito con le procedure in vigore, e cioè con il ricorso allo EFSF. È bensì vero che quest’ultimo sarà liquidato il 30 giugno 2013 se nessuno Stato membro ne chiederà l’aiuto, ma nel caso del lancio di un programma di sostegno finanziario coordinato lo EFSF rimarrebbe attivo fino alla scadenze del  programma stesso. Se la crisi irlandese degenerasse fino a richiedere una ristrutturazione del debito, probabilmente questo avverrebbe prima dell’entrata in vigore delle nuove norme e sarebbe perciò gestita dallo EFSF. Secondo, per quanto detto sopra il meccanismo di gestione della crisi non potrà essere basato soltanto su procedure di ristrutturazione del debito, che, anzi, ne rappresenterebbero l’ultima linea di intervento dopo l’attivazione del sostegno finanziario condizionato; né rappresenterà la parte più rilevante della riforma della governance economica, che sarà invece costituita dai meccanismi rafforzati di prevenzione già approvati dal Consiglio.

 


Fonte: Intesa San Paolo Spa


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