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Il Punto : Economia dell’Eurozona da segnali negativi

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Il Punto : L’economia dell’Eurozona continua a dare segnali negativi sul fronte dei dati, anche se con qualche piccola sorpresa positiva che lascia accesa la speranza di osservare nei prossimi mesi un punto di svolta………

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a cura dell’ Ufficio Studi Banca Intesa SanPaolo


Nel breve termine, comunque, aspettiamoci un nuovo rallentamento del PIL e tagli alle stime di consenso, che ci paiono ancora troppo ottimistiche.

– La stima flash dei PMI e le indagini di fiducia di settembre non hanno offerto segnali molto confortanti riguardo alle prospettive di breve termine dell’economia europea.

Il calo ampio e settorialmente diffuso dei PMI in settembre sarebbe coerente con un’ulteriore riduzione della crescita trimestrale del PIL nel 4° trimestre 2019 a 0,1% t/t.

Inoltre, tenuto conto del margine di errore dei modelli, la probabilità che la variazione risulti negativa sale a oltre il 30%.

I PMI mostrano per la prima volta un significativo peggioramento della congiuntura nei servizi, anche se con una crescita ancora positiva.

Gli indici manifatturieri segnalano anche un possibile aggravarsi della carenza di domanda, con una dinamica del rapporto fra l’indice delle scorte e quello degli ordini in aumento.

– Le indagini di fiducia presentano un quadro un poco più contrastato, come si può evincere dall’Osservatorio Macroeconomico.

Il Punto – In generale, la situazione è molto negativa tra le imprese manifatturiere e positiva fra quelle edili.

L’indagine della Commissione Europea pubblicata oggi concorda con l’indicazione dei PMI che la situazione nel settore manifatturiero sta ancora peggiorando, mentre ha dato indicazioni un po’ migliori su servizi e costruzioni.

A livello nazionale, l’indice IFO ha visto un miglioramento del giudizio sulla situazione corrente, ma a fronte di perdurante pessimismo sulle aspettative; soltanto nel commercio al dettaglio le imprese notano dei miglioramenti.

Il Punto – Le nostre previsioni sull’andamento dell’economia europea erano già inferiori al consenso.

Per il momento non ci sono motivi per tagliarle ulteriormente, ma non si può ignorare il rischio che la debolezza della produzione manifatturiera si estenda oltre il previsto.

Le stime di consenso, in particolare quelle per la Germania, subiranno invece una riduzione nei prossimi mesi: molti hanno continuato a prevedere un rimbalzo dell’attività in tempi brevi, sviluppo che sembra ormai escluso.

I rischi sarebbero minori se la Germania si dimostrasse più reattiva di fronte al peggioramento della congiuntura economica internazionale e utilizzando l’ampio margine di cui dispone per attuare politiche fiscali anticicliche.

Tuttavia, il piano per il cambiamento climatico si è rivelato piuttosto deludente, e gli appelli ad abbandonare il vincolo del pareggio di bilancio per ora restano inascoltati.

Brexit: i convulsi sviluppi politici britannici rendono probabile una nuova richiesta di proroga di tre mesi, malgrado il Primo Ministro continui a negarne la necessità e non sia considerato impossibile aggirare la richiesta del Parlamento.

– Il Primo Ministro britannico, Johnson, continua a inanellare sconfitte, ma per ora nessuna di queste è stata decisiva.

Questa settimana la corte suprema ha dichiarato nulla la lunga sospensione del Parlamento che aveva fatto annunciare dalla Regina.

Comunque, neppure quella controversa sospensione dei lavori parlamentari era bastata a evitare che il Parlamento approvasse una legge che vieta al governo di uscire dall’Unione Europea senza un accordo, e che imponesse al governo la pubblicazione di un documento sulle possibili conseguenze di un’uscita senza accordo.

Infine, il Parlamento ha bloccato anche i tentativi di indire elezioni anticipate.

– Non è del tutto chiaro quale fosse l’obiettivo finale della strategia del governo.

Una teoria popolare è che l’obiettivo non fosse quello di attuare una no-deal exit , ma piuttosto di utilizzare la minaccia credibile della stessa per indurre l’Irlanda, e quindi l’UE, ad accettare un compromesso dell’ultima ora che annacquasse le misure di ripiego per la gestione del flusso di merci attraverso il confine irlandese (il backstop ).

Voci che qualche avvicinamento fosse in corso si erano diffuse a metà settembre. In effetti, Johnson ha sostenuto che la mossa del Parlamento avrebbe tolto potere negoziale al governo britannico, che nel frattempo ha presentato all’UE proposte tecniche in una serie di ambiti specifici nel tentativo di sostituire il backstop con qualcosa di politicamente più digeribile.

Tuttavia, giovedì Barnier ha ribadito che le proposte non soddisfano i criteri minimi, e che potrebbero anche implicare la sospensione delle regole UE in Irlanda.

– Riguardo all’opzione dell’uscita senza accordo, il documento su Operation Yellowhammer che il governo è stato obbligato a divulgare mostra che ipotesi ragionevoli di worst case prospettano la possibilità che metà del flusso di merci attraverso il Canale della Manica resti bloccato fino a due giorni e mezzo, con rischi che si generi scarsità di farmaci e prodotti alimentari freschi sul mercato interno.

Dati i rischi, lo scenario di uscita senza accordo non sembra molto appetibile, nonostante qualche progresso sui preparativi. In fondo, in caso di vittoria elettorale la via verso l’uscita sarebbe spianata, e con minori rischi.

– Che cosa può succedere ora? Il Parlamento non concederà la possibilità di voto anticipato fino a quando il governo non avrà richiesto e ottenuto una proroga fino al 31 gennaio 2020 della scadenza attualmente fissata al 31 ottobre.

Johnson ha dichiarato che non intende farlo; un altro membro del governo, Cox, ha detto mercoledì che il governo rispetterà la legge, ma altri ancora hanno suggerito che la stessa “non è perfetta”.

Le ipotesi che circolano sono diverse: sfruttare l’incoerenza fra il Benn Act e il Withdrawal Act (che indica la data del 31 ottobre e non è stato emendato), porre il veto direttamente o meglio attraverso un paese amico alla richiesta di proroga nel Consiglio Europeo; infine, addirittura minacciare l’UE di sabotarne l’attività se la richiesta di proroga viene accettata. Il rischio che il vincolo venga aggirato potrebbe essere ridotto da nuovi atti legislativi nelle prossime settimane, ma non eliminato.

In alternativa, Johnson potrebbe dimettersi e obbligare il leader dell’opposizione a chiedere la proroga – ma ciò comporterebbe il rischio di spianare la strada ad altre misure negative per i fautori della Brexit.

– Richiesta e ottenuta la proroga, ammesso che il governo si rassegni a farlo, il Regno Unito si preparerà ad elezioni anticipate.

Johnson trasformerà il voto in un referendum su Brexit, cercando di far riprendere al Partito Conservatore i voti migrati verso il Brexit Party e sperando che ciò basti per conquistare la maggioranza contro opposizioni divise.

Se avrà successo, la prossima scadenza del negoziato sarà finalmente quella definitiva.

Fonte: BondWorld.it

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