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Il Punto : Fed Arrivederci in autunno.

Il Punto : La riunione del FOMC di fine gennaio dovrebbe essere interlocutoria, senza significative novità.

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– Il comunicato dovrebbe ribadire l’impegno della Fed a usare tutti gli strumenti disponibili per supportare la ripresa in questa fase di emergenza economica e sanitaria. Nella valutazione congiunturale e nella conferenza stampa di Powell potrebbero esserci riferimenti all’impatto negativo della recente recrudescenza dei contagi sulla mobilità e sui consumi, in concomitanza con la fine dello stimolo fiscale attuato nella primavera scorsa.

Per lo scenario futuro si dovrebbe ripetere che nel breve termine “il sentiero dell’economia dipenderà significativamente dal corso del virus”, che pone rischi significativi nel medio termine. Powell dovrebbe però esprimere un giudizio positivo sul pacchetto fiscale da 900 miliardi di dollari approvato a fine 2020 e sulla possibilità di ulteriori misure di contrasto alla pandemia e sostegno alla crescita.

– L’incertezza sull’evoluzione del quadro sanitario e sulle sue ripercussioni economiche a nostro avviso manterrà la guidance della Fed invariata nel 2021. La Fed non ha fretta di svoltare e vorrà essere convinta della solidità della ripresa e della stabilizzazione dell’inflazione prima di considerare anche solo la discussione di un tapering.

Il 2021 non è il 2011: le autorità fiscali e quelle monetarie oggi seguiranno un copione diverso da quello precedente, rinviando le svolte a dopo il consolidamento della ripresa e la remissione della pandemia.

– Dal lato dei tassi, i tempi per una svolta restano lunghi. La guidance indica che “il Comitato mirerà a raggiungere un’inflazione moderatamente al di sopra del 2% per un certo tempo in modo che l’inflazione sia in media al 2% in media nel tempo e le aspettative di inflazione a più lungo termine restino ben ancorate al 2%“.

Il sentiero dell’inflazione sarà temporaneamente ben al di sopra del 2% nel 2° trimestre 2021, per motivi statistici, ma dovrebbe riportarsi in un intorno del 2% nella seconda metà dell’anno. Eventuali pressioni verso l’alto collegate a eccessi di domanda nel 2022 dovrebbero essere limitate e mantenere la dinamica dei prezzi ben all’interno dell’obiettivo di inflazione media “nel tempo” al 2%, qualunque sia l’intervallo temporale considerato.

– Sul fronte degli acquisti, Powell la settimana scorsa ha dato segnali dovish, affermando che “ora non è il momento per parlare di un’uscita” dalle politiche accomodanti in atto. Come Brainard e diversi presidenti di Fed regionali (Rosengren, George, Bullard, Mester), Powell ha sottolineato che l’economia è lontana dagli obiettivi della Fed, con una disoccupazione elevata e un sentiero dell’inflazione non stabilmente in linea con l’obiettivo del 2% medio, indipendentemente dalla volatilità attesa nei prossimi trimestri.

Inoltre, Powell ha ribadito che nell’attuale framework di politica monetaria, non c’è una relazione diretta fra calo della disoccupazione e rialzo dei tassi: il tasso di disoccupazione può scendere su livelli molto bassi senza determinare una ripresa significativa dell’inflazione. Pertanto, il FOMC non considererà rialzi dei tassi in seguito a riduzioni della disoccupazione a meno che non ci siano significativi rischi di inflazione in eccesso. Inoltre, la massima occupazione per la Fed, oltre a non essere definita in termini quantitativi, deve essere “inclusiva” e prevede il rientro sul mercato del lavoro di individui ai margini della forza lavoro, come avvenuto nella ripresa scorsa.

– Il messaggio di Powell e del Comitato è già stato abbastanza chiaro: una svolta è lontana, anche se la politica fiscale diventerà ancora più accomodante nel 2021. Riteniamo che, se il programma di vaccinazioni riuscirà a raggiungere l’immunità di gregge intorno a metà anno e la riaccelerazione della crescita sarà sostenuta congiuntamente da ulteriore stimolo fiscale e dall’avvio della normalizzazione della domanda di servizi, allora il FOMC potrebbe iniziare a discutere del tapering negli ultimi mesi del 2021.

Con la Fed ancorata ancora per tutto l’anno alle attuali misure di policy, quali sono i rischi di un irripidimento della curva in seguito a un possibile significativo rialzo delle aspettative di reflazione? A nostro avviso l’inflazione dovrebbe restare moderata nel 2021-22, ma in caso di rialzo dei rendimenti sul tratto lungo della curva ritenuti pericolosi e/o prematuri, alla luce degli sviluppi congiunturali, la Fed potrebbe adottare misure di controllo della curva ora ritenute inutili. Anche per una svolta in tal senso i tempi non sono maturi.

Soltanto due, piccole novità sono emerse dalla riunione di politica monetaria BCE: (1) il bilancio dei rischi resta negativo, ma in modo meno pronunciato rispetto a dicembre; (2) la natura bidirezionale della flessibilità del PEPP ha trovato posto nel comunicato stampa, che ha sottolineato la possibilità di non esaurire la dotazione entro il 31 marzo 2022.

Per il resto, la BCE ritiene ancora valido lo scenario centrale del dicembre 2020 e non vede motivi per modificare la politica monetaria. La posizione non cambierà né a marzo, né ad aprile.

– Come atteso, la riunione periodica del consiglio direttivo BCE si è conclusa senza modifiche alla politica monetaria. Tutto invariato su tassi ufficiali, programmi di acquisto, programmi di rifinanziamento a lungo termine e forward guidance. Quindi:

* i tassi non saranno aumentati fino a quando il Consiglio non vedrà le aspettative di inflazione convergere saldamente a livelli prossimi al 2%, e la tendenza non si sarà riflessa nella dinamica dell’inflazione di fondo;

* gli acquisti netti del PEPP continueranno fino al 31 marzo 2022, mentre i reinvestimenti proseguiranno fino al 31/12/2023;

* gli acquisti netti APP continueranno fino a poco prima del rialzo dei tassi, mentre il reinvestimento delle scadenze continuerà per un prolungato periodo di tempo dopo il primo rialzo dei tassi.

– Tuttavia, questa volta la BCE precisa che, “se le condizioni di finanziamento favorevoli possono essere mantenute mediante flussi di acquisti di attività che non esauriscano la dotazione nell’orizzonte degli acquisti netti del PEPP, non sarà necessario utilizzare appieno la dotazione”.

Nulla di sostanzialmente nuovo (ciò è già emerso in passati interventi della presidente Lagarde e nel resoconto della precedente riunione di politica monetaria), ma è la prima volta che la precisazione entra formalmente nel comunicato. Ovviamente, per ora la priorità resta assolutamente quella di garantire condizioni finanziarie favorevoli. Di fatto, però, la BCE ha scelto di rendere più esplicito che la flessibilità del PEPP può agire in entrambe le direzioni, a seconda delle necessità contingenti. Questo è un segnale di maggiore fiducia nel futuro.

– Lagarde ha negato che la BCE si stia cimentando in un controllo della curva dei rendimenti con il PEPP, affermando che il concetto di condizioni finanziarie favorevoli è ‘olistico’, includendo anche le condizioni del credito oltre ai livelli di tassi e spread.

– Per quanto concerne l’analisi delle prospettive macroeconomiche, il giudizio è migliorato rispetto a dicembre. I rischi restano sbilanciati verso il basso, “ma in modo meno pronunciato”. Il miglioramento è dovuto all’accordo commerciale con il Regno Unito, alla conclusione del processo elettorale negli Stati Uniti e alla rimozione degli ultimi ostacoli all’attuazione di NGEU.

Per il resto, lo scenario di dicembre è giudicato ancora valido, perché incorporava già un’estensione delle restrizioni a tutto il primo trimestre 2021, e nel medio termine “una volta che si sarà esaurito l’impatto della pandemia, la ripresa della domanda […] eserciterà pressioni al rialzo sull’inflazione”.

– Con ogni probabilità, anche le prossime due riunioni di politica monetaria, quelle dell’11 marzo e del 22 aprile, saranno interlocutorie, e l’unico motivo di interesse sarà forse l’aggiornamento dello scenario previsionale. Bisognerà forse aspettare giugno perché diventi più chiaro se le vaccinazioni saranno in grado di garantire una ripresa più duratura e sostenibile nel tempo, avvicinandoci davvero all’uscita dalla crisi pandemica.

Ma anche nell’ipotesi più favorevole, è improbabile che anche allora la BCE andrà oltre espressioni generali di fiducia nella realizzazione dello scenario centrale, e un nuovo ribilanciamento in senso positivo del giudizio sui rischi.

Fonte: BondWorld.it

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