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Il Punto: Fed in pausa, BoJ in azione

La riunione del FOMC si è conclusa con un comunicato che segnala cautela: pur in presenza di previsioni macroeconomiche migliori per il 2012, la Fed evidenzia preoccupazione per i rischi che caratterizzano lo scenario economico. I messaggi sono quelli attesi: il rinnovo della previsione di tassi invariati “almeno fino al tardo 2014” e la “completa” disponibilità a” fare di più” se necessario. Non ci sono indicazioni o riferimenti specifici a nuovi programmi di stimolo monetario. Come in precedenza, Lacker ha dissentito sulla previsione di tassi invariati fino al 2014….

Le proiezioni economiche vedono un miglioramento rispetto a quelle di gennaio per il 2012 (2,4-2,9% da 2,2-2,7%), ma peggiorano nel 2013 e 2014, pur restando al di sopra della crescita di lungo termine. Per il tasso di disoccupazione si osserva una modifica più marcata, 7,8-8% da 8,2-8,5% nel 2012, anche se il punto di arrivo sul triennio è pressoché invariato a 6,7-7,4% nel 2014. L’inflazione è rivista verso l’alto quest’anno a 1,9-2% da 1,4-1,8% di gennaio, alla luce dell’andamento dei prezzi energetici. Le proiezioni dei tassi mostrano marginali variazioni dal 2014 in poi, con un tasso atteso a fine 2014 all’1% anziché allo 0,75%, mentre tutti i partecipanti prevedono una svolta dei tassi entro il 2015 (prima c’era una frangia che la poneva nel 2016).

Nonostante la modifica apparentemente più ottimistica delle proiezioni, il messaggio di valutazione dello scenario che emerge dal comunicato e dalla conferenza stampa di Bernanke segnala maggiori preoccupazioni. Il comunicato rileva che il tasso di disoccupazione è “migliorato nei mesi recenti”, mentre a marzo si dichiarava che era migliorato ulteriormente e sceso in modo significativo. La crescita è prevista “moderata nei prossimi trimestri”, e si rimanda a una graduale accelerazione più avanti. Inoltre, si segnala che i mercati finanziari internazionali continuano a porre rischi significativi verso il basso per lo scenario economico (a marzo i rischi si giudicavano “ridotti). Bernanke è entrato in maggiori dettagli sugli sviluppi del mercato del lavoro: il miglioramento recente potrebbe essere il risultato di un aggiustamento ”una tantum” dopo le enormi correzioni della recessione; inoltre rimane il dubbio che, con la crescita del PIL, il tasso di partecipazione torni ad aumentare, frenando il calo del tasso di disoccupazione.

Bernanke ha anche rilevato che il clima mite di inizio anno può avere artificialmente migliorato i dati in diversi settori nel 1° trimestre.

Sul fronte della politica monetaria Bernanke ha detto che la fine del programma di allungamento delle scadenze del portafoglio della Fed dovrebbe avere effetti “moderati” perché dovrebbe essere più rilevante per il mercato lo stock di titoli in portafogli più che il flusso. Non sono stati fatti riferimenti espliciti a nuovi programmi, è stato ripetuto più volte che la Fed è pronta a fare di più, se necessario. È chiaro che saranno i dati macroeconomici a guidare la politica monetaria nei prossimi trimestri: un indebolimento della crescita e/o della dinamica occupazionale potrebbero portare a nuovi interventi. La nostra previsione di debolezza segnala che ci potrebbe essere nei prossimi mesi un ulteriore aumento di probabilità di un nuovo programma di acquisti. Un’estensione dell’operazione Twist è improbabile perché il bilancio della Fed, ormai, ha una quota di titoli a breve molto bassa.

La riunione della BoJ si è conclusa, come atteso, con un ampliamento dello stimolo monetario, su due dimensioni. (1) L’ammontare totale del programma di acquisti è stato aumentato di 5 mila miliardi, a 70 mila miliardi di yen con orizzonte giugno 2013 (precedente scadenza: fine 2012). (2) La composizione del programma viene modificata, con un minore peso del “credit easing” (prestiti -5 trilioni di yen) e un incremento degli acquisti (JGB +10 trilioni di yen a 29 trilioni, ETF + 200 miliardi, J-REIT +10 miliardi). Gli acquisti di JGB riguarderanno scadenze fra 1- 3 anni, da 1-2 anni. La Banca centrale ribadisce che continuerà ad attuare una “potente” politica monetaria espansiva. L’effetto positivo degli interventi della BoJ è il segnale che, a fronte di aumenti ampi di liquidità, il cambio potrà continuare a indebolirsi, sostenendo la domanda  attraverso l’export e riducendo la deflazione.


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