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Il Punto : FOMC: ci vorrà ancora “del tempo” prima di parlare di tapering

Il Punto : FOMC: ci vorrà ancora “del tempo” prima di parlare di tapering. Secondo il Comitato il sentiero dell’economia dipende ancora dal virus e, nonostante una ripresa più rapida delle attese, non è ancora ora di discutere di svolte di policy. Il messaggio resta tranquillizzante.

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– La riunione del FOMC si è conclusa senza modifiche alla politica monetaria, come atteso, e con un messaggio tranquillizzante riguardo ai tempi delle svolte per acquisti e tassi. Il comunicato ripete l’impegno a sostenere l’economia con tutti gli strumenti disponibili. Le uniche modifiche riguardano i paragrafi relativi alla valutazione congiunturale, in cui si afferma che “con il progresso delle vaccinazioni e il forte supporto di policy” attività e occupazione si sono rinforzate, mentre nei settori più colpiti dalla pandemia, ancora deboli, si registra un miglioramento. Per l’inflazione, si rileva un aumento “che riflette fattori transitori”.

Si ribadisce che il sentiero dell’economia dipenderà dall’evoluzione del virus, che continua a pesare e a causare rischi per lo scenario. La forward guidance è invariata, con la richiesta di “sostanziali ulteriori progressi” verso gli obiettivi prima di modificare gli acquisti e di raggiungimento di un’inflazione in media al 2% per la svolta sui tassi.

– Nella conferenza stampa, Powell ha riconosciuto che la ripresa è stata più veloce di quanto atteso, ma ha sottolineato che rimane “disomogenea e lontana dall’essere completa”. Ciononostante, secondo Powell “non è ancora il momento” di discutere modifiche al programma di acquisti.

Il Presidente ha confermato il messaggio della precedente conferenza stampa, secondo cui il progresso verso gli obiettivi viene valutato partendo da una base fissata a inizio anno: “l’attività economica e l’occupazione hanno appena registrato miglioramenti di recente dopo aver rallentato in inverno (…) e ci vorrà un certo tempo prima che vediamo sostanziale ulteriore progresso”. In particolare, ci vorranno altri rapporti sul mercato del lavoro come quello di marzo: Powell però volutamente non ha dato maggiori informazioni sulla definizione di “sostanziale ulteriore progresso”, che però potrebbero venire a giugno, quando la Fed avrà altri due mesi di informazioni.

– Sull’inflazione, Powell ha ribadito che “gli effetti base scompariranno nel giro di qualche mese”. Per quanto riguarda gli aggiustamenti dei prezzi di fronte all’aumento di domanda di beni e servizi e ai colli di bottiglia all’offerta, Powell ha segnalato nuovamente che saranno con ogni probabilità modifiche ai livelli dei prezzi, senza effetti permanenti sull’inflazione. Secondo il Comitato, questi fenomeni “non richiedono un cambiamento della politica monetaria, dato che sono temporanei e si prevede che si risolvano da sé”.

Nella discussione sui colli di bottiglia, Powell ha riconosciuto che in alcuni casi potrebbero richiedere anche un anno per risolversi e per quanto concerne la difficoltà a reperire manodopera, ha sottolineato che il mercato del lavoro non è sotto pressione dato che i salari non stanno accelerando. Questa considerazione non è particolarmente convincente, dato che i salari in questo periodo sono frenati dal rientro degli occupati nei servizi, con salari al di sotto della media. In ogni caso, il messaggio rimane invariato: la Fed vuole “vedere oltre” un periodo di inflazione elevata e superiore al 2% perché lo considera transitorio. Il punto cruciale sarà l’ancoraggio delle aspettative.

– In conclusione, il FOMC mantiene invariato il segnale di stabilità della politica monetaria anche di fronte all’accelerazione di crescita e occupazione più robusta del previsto e di rialzo dell’inflazione. Le condizioni per iniziare a parlare di tapering restano il controllo della pandemia e il “sostanziale ulteriore progresso” verso gli obiettivi, dopo lo stallo visto a inizio anno.

Riteniamo che a giugno potrebbe esserci qualche indicazione riguardo ai requisiti in base ai quali la dinamica occupazionale potrà essere definita “sostanziale”. Alla luce delle previsioni di crescita e occupazione per i due trimestri centrali dell’anno, manteniamo la previsione che dopo l’estate il FOMC possa preparare il terreno per un tapering da attuare nel 2022.

Stati Uniti: Recovery Plan ora completo: 4 tln di dollari in 10 anni, parzialmente finanziato con aumenti di imposte. Biden ha presentato l’American Families Plan con misure di spesa e crediti di imposta per 1,8 tln, finanziamenti per 1,5 tln ed effetto netto sul deficit di 300 mld in 10 anni.

L’impatto restrittivo del rialzo delle imposte sui redditi elevati dovrebbe essere più che controbilanciato dalle misure a sostegno delle famiglie con reddito medio-basso. L’AFP (1,8 tln) dovrebbe essere approvato insieme all’American Jobs Plan (2,3 tln) lungo linee di partito entro luglio. La componente dell’agenda Biden relativa alla spesa sanitaria è rinviata al prossimo anno fiscale.

– L’American Families Plan (AFP), presentato da Biden in Congresso, prevede misure per 1,8 tln di dollari (9% del PIL), suddiviso in circa 1 tln di maggiori spese e 800 mld in crediti di imposta ed è un complemento all’American Jobs Plan, presentato il mese scorso e mirato a sostenere investimenti in infrastrutture e in capitale umano con misure per 2,3 tln.

– La componente di spesa dell’AFP è distribuita su 10 anni e concentrata sull’istruzione e la cura dei figli con misure dedicate a offrire:

* due anni di asilo per bambini di 3 e 4 anni, con l’obiettivo che le famiglie non spendano più del 7% del reddito per la cura dei figli;

* due anni di istruzione gratuita all’università (community college), sussidi per l’iscrizione all’università per studenti provenienti da famiglie con reddito medio-basso e sostegno per istituzioni che servono in prevalenza alle minoranze;

* finanziamento di periodi di aspettativa per motivi familiari e malattia pagati;

* assistenza nutrizionale per famiglie disagiate, garantendo la salute dei figli;

* estensione dei crediti di imposta per i figli introdotti con l’American Rescue Plan a sostegno delle famiglie con redditi medio-bassi e di altri programmi di crediti di imposta.

– Dal lato del finanziamento, le misure sulle imposte sono disegnate in modo da non aumentare il carico fiscale delle famiglie con reddito inferiore a 400 mila dollari e distribuite su 10 anni, con l’obiettivo di “premiare il lavoro, non la ricchezza”.

La copertura delle uscite e dei crediti di imposta del piano sarebbe solo parziale, con maggiori entrate per 1,5 tln. L’AFP prevede:

* un aumento di risorse per l’Internal Revenue Service (+80 mld) con lo scopo di rendere l’agenzia più efficiente nella raccolta delle imposte, garantendo un incremento di gettito netto di circa 700 mld in 10 anni;

* un rialzo dell’aliquota massima sul reddito delle persone fisiche a 39,6% da 37%, con un ritorno al livello precedente la riforma di Trump, applicabile allo 0,1% della distribuzione del reddito;

* l’eliminazione di agevolazioni fiscali per le famiglie con reddito annuo superiore a 1 mln (pari allo 0,3% delle famiglie), che sarebbero soggette all’aliquota massima di 39,6% su tutte le loro fonti di reddito, sia da lavoro sia da capitale; anche i guadagni di capitale per più di 1 mln sui patrimoni che vanno in successione sarebbero tassati a questa aliquota, a meno che non siano relativi a imprese familiari che gli eredi continuano a gestire;

* la razionalizzazione dell’applicazione della sovrattassa del 3,8% per il finanziamento di Medicare introdotta da Obama, che verrà applicata a tutti coloro che percepiscono redditi superiori a 400 mila dollari annui.

– L’effetto netto sul deficit in 10 anni sarebbe pari a 300 mld, cioè 30 mld all’anno, circa 0,14% del PIL. Le misure di finanziamento delle uscite, concentrate sulla parte alta della distribuzione del reddito, dovrebbero avere effetti modesti sulla spesa in fase ciclica vicina al pieno impiego come sarà il caso dal 2022 in poi.

Stime dei moltiplicatori condotte dal CBO e diversificate per fasce di reddito mostrano un effetto sull’output dopo un anno compreso fra 0 e 0,2 per ogni dollaro di variazione di imposte per gli individui con reddito elevato, mentre le misure di spesa e crediti di imposta per le famiglie con redditi medio-bassi hanno moltiplicatori più elevati. Sommando gli effetti netti dell’AFP e dell’AJP, la spinta alla crescita annua sarebbe moderata e nell’ordine di circa 0,6-0,8pp all’anno in media nel 2022-23.

– I dettagli e l’iter dell’AFP e dell’AJP sono ancora da definire, attraverso negoziati sia all’interno del Partito democratico, sia durante possibili discussioni con i repubblicani. Lo scenario centrale è un nuovo utilizzo della reconciliation procedure con un voto definito lungo linee di partito entro luglio, anche se i repubblicani sono favorevoli a un sottoinsieme di misure sia dell’AFP sia dell’AJP.

La presenza di rialzi di imposte per finanziare entrambi i piani appare un ostacolo insormontabile per avere una maggioranza bipartisan in Senato. Il Recovery Plan finale, con le due componenti relative a famiglie e investimenti in capitale, dovrebbe essere approvato entro luglio, prima della chiusura estiva del Congresso, con effetti marginali sulla crescita del 2021 e concentrati sugli anni successivi.

– Il Recovery Plan, per circa 4 tln di dollari su 10 anni, in ampia parte finanziato con aumenti di imposte distribuiti su 15 anni, si inserisce nella filosofia generale dell’Amministrazione Biden di aumento del ruolo del governo nell’economia con l’obiettivo di sostenere le classi medio-basse di reddito e di ridurre le diseguaglianze.

La sopravvivenza di questa nuova filosofia dipenderà dalla gestione di Biden nel 2021-22 non solo sui temi economici ma anche su altri temi più divisivi come l’immigrazione, che potrebbero indebolire i democratici all’appuntamento cruciale delle elezioni midterm del 2022.

Fonte: BondWorld.it

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