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Il Punto: FOMC – “Vorrei e non vorrei…”: un passo avanti e mezzo indietro sulla guidance

Il FOMC si muove con straordinaria cautela sulla strada della normalizzazione della politica monetaria. La riunione conclusa il 17 dicembre è stata accompagnata da un  comunicato con diversi cambiamenti rilevanti. I punti principali…


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sono:

1) modifica della  guidance in direzione maggiormente “dati-centrica”, ma con qualificazioni verbali che riducono la portata del cambiamento;

2) valutazione positiva dello scenario macro e di transitorietà del calo dell’inflazione (legato all’energia), moderate revisioni alle previsioni;

3) giudizio di solidità della ripresa USA anche di fronte alle recenti turbolenze internazionali (Russia, petrolio). Nella conferenza stampa Yellen ha dato qualche informazione in più sul sentiero dei tassi. Il voto è stato ampiamente diviso, con 3 dissensi (per motivi diversi) e 7 voti favorevoli.

1)  Guidance. Nel comunicato, si afferma come a ottobre che il tasso attuale sui fed funds “rimane appropriato” e nel determinare quanto  a lungo mantenerlo invariato, il Comitato valuterà le nuove informazioni. Si elimina il riferimento al “tempo considerevole” e si aggiunge che “sulla base della valutazione attuale, il Comitato giudica di poter essere paziente nell’iniziare a normalizzare la  stance di politica monetaria”. Questa era più o meno la formulazione attesa dal consenso prima della riunione. Però la frase successiva vanifica in parte il passo avanti fatto eliminando il “tempo considerevole”. Infatti “il Comitato vede questa guidance come coerente con il precedente comunicato” che includeva il riferimento al tempo considerevole. Quindi, è difficile dire se questo è un passo avanti o no. Probabilmente lo è, e la nuova formulazione, decisamente bizantina, è dovuta alla volontà di andare con i piedi di piombo sulla strada della normalizzazione per evitare una nuova versione del “taper tantrum”  del 2013. Nella conferenza stampa, Yellen ha dato altri connotati temporali alla  guidance affermando che il Comitato considera “improbabile che si inizi il processo di normalizzazione per almeno un paio di riunioni”, anche se la valutazione è “naturalmente dipendente dai dati”. Yellen ha anche sottolineato che qualsiasi riunione è buona per iniziare il rialzo dei tassi, segnalando che non bisogna aspettarsi che la svolta avvenga necessariamente in una riunione con conferenza stampa (solo 4 volte all’anno). Le proiezioni dei tassi sono scivolate marginalmente verso il basso rispetto a settembre, ma la stragrande maggioranza dei partecipanti ritiene che il primo rialzo avvenga nel 2015 e la mediana delle proiezioni sui tassi segnala 4 rialzi da 25pb nel 2015. Queste indicazioni continuano a lasciare come evento più probabile la svolta intorno a metà 2015, magari a luglio se non a giugno (ci sono 4 riunioni dopo giugno).

2) La valutazione dello scenario macro continua a migliorare, con indicazioni che il sotto-utilizzo delle risorse di lavoro “continua a diminuire” e con revisioni verso il basso del tasso didisoccupazione atteso a fine 2014 (5,8%) e 2015 (5,2-5,3%). Sull’inflazione, si rileva che continua a essere sotto il 2%, in gran parte per via dei prezzi energetici, e si registra il calo delle aspettative di mercato a fronte di stabilità di quelle delle indagini. L’inflazione dovrebbe risalire poi sulla scia del rafforzamento  del mercato del lavoro e della fine degli effetti del calo del prezzo dell’energia e di altri fattori. Il Comitato continua a “monitorare gli sviluppi dell’inflazione da vicino”.  

3) Nella conferenza stampa Yellen ha indicato che l’economia americana è relativamente chiusa e non dovrebbe risentire in modo rilevante delle turbolenze internazionali (petrolio e Russia): le condizioni domestiche restano il focus della Fed nella valutazione dei tempi della svolta. In conclusione, la Fed si avvicina cautamente al momento della svolta, che dovrebbe avvenire a metà 2015. L’ampio dissenso alla riunione del 17/12 si manterrà anche nel 2015, benchè i tre dissenzienti non siano più votanti, vista l’ampia dispersione di previsioni dei tassi fra i partecipanti.  Il punto importante per le decisioni sarà l’andamento delle variabili nominali: sappiamo che l’inflazione crollerà nei prossimi mesi (anche in territorio negativo), quindi la Fed guarderà con ancora maggiore attenzione alla dinamica salariale e del reddito da lavoro. Se, come prevediamo, i salari accelereranno e le aspettative di inflazione delle famiglie rimarranno stabili, riteniamo probabile un graduale sentiero di rialzi nella seconda metà del 2015.

 


Comunicazioni importanti

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