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Il Punto : Germania si prospetta una netta contrazione del PIL

Il Punto : Malgrado la ripresa degli indici di fiducia delle imprese osservata in febbraio, nel 1° trimestre 2021 si prospetta una netta contrazione del PIL della Germania,

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che nel trimestre autunnale del 2020 aveva tenuto meglio del resto dell’area euro. L’industria manifatturiera continua a contribuire positivamente, ma l’impatto delle restrizioni sanitarie sul valore aggiunto di servizi e commercio sarà largamente preponderante.

– In febbraio l’indice Ifo è salito di oltre 2 punti, con miglioramenti nella componente aspettative ma anche nel giudizio delle imprese sulla situazione corrente.

Anche l’indice PMI composito di produzione è salito da 50,8 a 51,3. Tuttavia, malgrado questi segnali di ripresa la prospettiva di una netta contrazione del PIL della Germania nel 1° trimestre 2021 si fa sempre più concreta.

– Il fattore critico è costituito dal severo regime di confinamento in vigore dal 16 dicembre, e prorogato ora fino al 7 marzo (con la possibilità di allentamento a livello regionale se il tasso di incidenza cala sotto 35 casi ogni 100.000 abitanti). Le misure restrittive hanno fermato i servizi alla persona, l’industria dell’intrattenimento, i servizi sportivi, la ristorazione e i bar (tranne che per l’asporto), il turismo e le strutture commerciali non essenziali.

In dicembre, i 15 giorni di applicazione erano stati sufficienti ad abbattere le vendite al dettaglio di 9,6%, ma in gennaio la restrizione si è applicata a tutto il mese. In febbraio non si è verificato alcun allentamento significativo, ed è plausibile che i volumi del commercio siano rimasti sostanzialmente fermi sui livelli di gennaio, dopo la correzione per la stagionalità. In effetti, l’indice Ifo sul volume di affari nel commercio al dettaglio è crollato a febbraio a -51 escludendo le rivendite di autoveicoli, e a -53,2 includendo queste ultime: si tratta di livelli inferiori a quelli dell’aprile 2020.

– Tutte le indagini di fiducia hanno mostrato un andamento divergente di industria manifatturiera e costruzioni, da una parte, servizi e commercio, dall’altra; in teoria, la sintesi del PMI composito direbbe che l’economia sta ancora crescendo. Tuttavia, gli indici di diffusione non possono offrire indicazioni utili riguardo all’effetto netto quando la contrazione è confinata a pochi settori ma estremamente intensa. Il contributo positivo dell’industria manifatturiera sarà significativo, ma difficilmente sufficiente a compensare l’effetto delle chiusure: il trascinamento positivo da fine 2020 è di 1,1%, e forse la crescita complessiva del trimestre potrebbe superare i due punti percentuali.

Le costruzioni hanno chiuso il 2020 in forte flessione, e anche se ci sono tutte le condizioni per un recupero nel trimestre invernale, la necessità di compensare il trascinamento negativo di 1,4 punti percentuali implica che il contributo alla crescita del valore aggiunto sarà trascurabile. Perciò, l’industria potrebbe aggiungere circa 3 miliardi al PIL di inizio 2021; tuttavia, nello stesso periodo il terziario potrebbe toglierne da 10 a 15, di cui oltre metà nel commercio e nei servizi di ristorazione e accoglienza.

– L’indice settimanale di attività della Deutsche Bundesbank è sceso a -0,8 nella terza settimana di febbraio, livello che, in base alle nostre analisi quantitative, implica una probabilità di variazione negativa del PIL del 97% e un’intensità di -1,2% t/t.

Quest’ultima coincide con la stima della Banca centrale. Anche l’analisi dal basso del paragrafo precedente arriva a simili conclusioni sulla dimensione della contrazione.

– Il 1° trimestre dovrebbe però anche essere un punto di svolta. La situazione epidemiologica è in netto miglioramento grazie alle restrizioni: il tasso di incidenza medio è calato a 59 ogni 100.000 abitanti. Anche se le vaccinazioni non avranno ripercussioni positive sulla resilienza del sistema sanitario ancora per mesi, la lunga chiusura invernale potrebbe consentire di evitare un confinamento su larga scala nel trimestre primaverile, come invece potrebbe avvenire in Italia e in altri paesi dell’area.

Perciò è probabile un rimbalzo da riapertura fra marzo e aprile, con ripercussioni positive sulla crescita del 2° trimestre. Il rafforzamento delle misure di sostegno (recentemente sono stati introdotti risarcimenti proporzionali alla perdita di fatturato anche per i lavoratori autonomi) non ha evitato del tutto né il calo dell’occupazione (che a dicembre era di 1,7% inferiore a un anno prima) né dei redditi delle famiglie, ma ne ha ampiamente ridotto l’entità. C’è molto risparmio forzoso che può essere speso una volta che beni e servizi torneranno disponibili.

Abbiamo rivisto al ribasso le proiezioni di crescita per l’economia italiana nel 2021 al 3,7%. Le proiezioni 2022-23 sono state però riviste al rialzo.

– Recentemente, abbiamo rivisto al ribasso le prospettive di crescita dell’economia italiana per quest’anno, ma al rialzo quelle per il 2022 (e per gli anni successivi).

Riassumiamo qui i punti essenziali, rinviando per i dettagli sulle nuove previsioni al nostro rapporto mensile La Bussola dell’economia italiana, recentemente pubblicato.

– La revisione al ribasso per il 2021 (a 3,7%, da un precedente 4,7%) deriva da un debole inizio d’anno: il protrarsi più del previsto delle restrizioni in essere (e anzi la crescente possibilità di una nuova stretta nelle prossime settimane), nonché i rallentamenti nella campagna vaccinale sono coerenti con un PIL circa piatto nel 1° semestre dell’anno (nelle nostre stime, in lieve calo nei primi tre mesi e in aumento solo moderato nel 2° trimestre).

– La revisione per il 2021 riguarda soprattutto i consumi, che resteranno deboli, in particolare nella componente servizi, verosimilmente per tutto il 1° semestre. Potenzialmente il balzo del risparmio visto nel 2020 potrebbe costituire un serbatoio di crescita per i consumi (stimiamo che, se il tasso di risparmio nel 2021 tornasse ai livelli del 2021, ne deriverebbe un impatto aggiuntivo sulla spesa nominale delle famiglie per oltre 80 miliardi); tuttavia, con ogni probabilità la propensione al risparmio nel 2021 scenderà in misura solo lieve rispetto all’anno scorso, limitando il recupero per i consumi.

Al contrario, si prospetta una buona crescita per gli investimenti, e dovrebbe continuare il trend di recupero del commercio estero.

– Viceversa, la revisione al rialzo per gli anni successivi (da 2,4% a 3,9% per il 2022, da 1,4% a 2% per il 2023 e da 1% a 1,2% per il 2024) deriva da due fattori: 1) il minore rimbalzo del 2021 proietta maggiori margini per recuperare i livelli pre-crisi negli anni successivi, specie nei settori più intaccati dalle restrizioni; 2) il cambio di governo ha già indotto effetti sulle condizioni finanziarie, e potrebbe aver influito anche sul miglioramento degli indici di fiducia a febbraio: questi effetti potrebbero proseguire nei prossimi mesi; l’impatto sulla crescita sarebbe decisamente potenziato in caso di efficacia nel perseguimento di uno degli obiettivi principali del nuovo esecutivo, ovvero un’accelerazione nel ritmo della campagna vaccinale; soprattutto, gli effetti sarebbero più duraturi se il Governo potenzierà il Recovery Plan e otterrà risultati nell’implementazione almeno di alcune delle riforme strutturali annunciate.

Tutto ciò ci induce a un maggior ottimismo per il sentiero di crescita dell’economia italiana atteso a partire dalla seconda metà di quest’anno, soprattutto con riferimento al 2022.

Fonte: BondWorld.it

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