Analisi Settimanali

Il Punto: Nell’area Euro il rallentamento della crescita dei mesi estivi è dovuto all’Italia alla Germania

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Area euro: il picco è alle spalle ma il brusco rallentamento dei mesi estivi dovrebbe essere temporaneo ed è dovuto non solo all’Italia ma molto probabilmente anche alla Germania. …

a cura dell’ Ufficio Studi Banca Intesa SanPaolo


Italia: la stima preliminare del PIL nel 3° trimestre e le indagini di fiducia per il mese di ottobre confermano che l’economia sta rallentando. Anche ipotizzando che nel 4° trimestre vi sia un ritorno alla crescita, la media annua 2018 si fermerebbe a 1,0%. Confermiamo anche la previsione di un ulteriore lieve rallentamento nel 2019, con rischi verso il basso.

Area euro. Delude la crescita del PIL Eurozona nei mesi estivi, assestandosi ad appena 0,2% t/t da un precedente 0,4% t/t. Sull’anno la crescita è rallentata a 1,7% da un precedente 2,2%. Il dato è più debole delle stime degli analisti, nonché delle previsioni BCE di settembre scorso. L’andamento del Pil nel trimestre estivo lascia la nostra stima di crescita per l’anno in corso all’1,9% da un precedente 2,0% e la previsione per il 2019 all’1,6% da un precedente 1,7%.

In Francia il PIL è avanzato di 0,4% t/t dopo il +0,2% t/t dei mesi primaverili, leggermente al di sotto delle stime di consenso. In Belgio, il PIL è accelerato a 0,4% t/t da un precedente 0,3% t/t. In Spagna, il PIL è cresciuto di 0,6% t/t, come nei mesi primaverili.

La sorpresa principale è venuta dall’Italia, dove il PIL ha stagnato per la prima volta da fine 2014, mentre le previsioni erano per un ritmo di crescita simile a quello primaverili 0,2% t/t (v. sotto).

Ma il rallentamento dell’Italianon basta a spiegare la crescita di 0,2% t/t della media euro zona. Manca all’appello la Germania. Solo un rallentamento della la crescita tedesca a 0,1% t/t da un precedente 0,5% t/t può spiegare la crescita Eurozona di appena 0,2% t/t.

Un ritmo di crescita trimestrale di 0,2% t/t, se ripetuto su più trimestri, sarebbe coerente con una crescita annua inferiore al trend (1,4-1,5%).

Il dato relativo ai mesi estivi non deve però allarmare. Come indicato da Draghi potrebbero aver giocato a sfavore fattori specifici quali l’entrata in vigore di una normativa sui gas di scarico che ha depresso vendite e produzione di auto, in particolare in Germania. I fondamentali per consumi e investimenti restano ancora solidi ed è possibile che si veda una ri-accelerazione della crescita in area 0,4% t/t in linea con la nostra previsione centrale.

Siamo, quindi, ancora inclini a ritenere che lo 0,2% t/t sia un fenomeno isolato. Ciò detto vanno riconosciuti anche i segnali dalle indagini di fiducia che nell’ultimo mese sono tornate a calare. Il peggioramento di morale questa volta non riguarda solo l’industria ma anche i servizi e il commercio al dettaglio. L’indice di fiducia economica ESI è calato anche a ottobre a 109,8 da 110,9 precedente confermando il messaggio dal PMI composito pubblicato la scorsa settimana e dalle indagini di fiducia nazionali.

Il picco è alle spalle e la crescita probabilmente è già al trend, al di là della volatilità trimestrale. Il flusso di dati di qui a inizio dicembre sarà determinante per la valutazione dello scenario macro Eurozona. Un’altra tornata di indagini di fiducia deboli potrebbe indurre la BCE a tagliare le proiezioni macro e a rivedere la valutazione dei rischi da bilanciati a verso il basso. Per il momento Hansson ha dichiarato che a dicembre la BCE valuterà se il rallentamento è dovuto a fattori transitori o meno e rivedrà di conseguenza le stime. Pensiamo che anche un ritorno più rapido del previsto alla crescita tendenziale non giustifica un cambio di strategia da parte del Consiglio

BCE. La politica monetaria è ampiamente accomodante e rimarrebbe tale anche se la crescita si stabilizzasse al trend da inizio 2019. Italia. Non accadeva dal 2014 che il PIL dell’Italia non crescesse su base trimestrale. La variazione nulla del 3° trimestre, che ha portato la crescita tendenziale a 0,8% a/a, conferma che il rallentamento dell’economia italiana è un fenomeno non occasionale. A questo punto, sarebbe necessaria una ri-accelerazione ad almeno lo 0,4% t/t per mantenere la crescita media annua in linea con la nostra precedente previsione di 1,1%. Tuttavia, l’indagine Istat di fiducia delle imprese ha registrato una nuova flessione nel mese di ottobre, la terza consecutiva, che ha portato l’indice al minimo dal 2016. Come descritto nell’Osservatorio Macroeconomico più sotto (v. pag.12-13), la fiducia è in flessione in tutti i comparti eccetto le costruzioni. Tale caduta del clima di fiducia non appare compatibile con una vigorosa ripresa della crescita nel trimestre in corso. La crescita acquisita fino al 3° trimestre è pari all’1,0%. A questo punto, anche la media annua 2018 dovrebbe fermarsi a 1,0%.

Nelle scorse settimane abbiamo già spiegato perché non riteniamo la manovra 2019 sufficiente a produrre una netta accelerazione della crescita. In sintesi, la nostra stima era già basata sull’ipotesi che le aliquote IVA non sarebbero state alzate, e quindi per noi il vero stimolo fiscale sarebbe pari a 0,5%, non a 1,2%. Inoltre, anche il possibile effetto positivo sulla crescita di quanto resta rischia di essere totalmente compensato dalla restrizione delle condizioni finanziarie, conseguenza del peggioramento del merito di credito. Peraltro, questo è il motivo per cui i paesi ad alto debito solitamente non si possono permettere espansioni fiscali. Inoltre, questa settimana è emerso che diverse parti della manovra (in particolare: l’introduzione del reddito di cittadinanza e il pensionamento anticipato) saranno attuate con successivi disegni di legge collegati, il che implicherà quasi certamente che i relativi effetti siano ritardati di diversi mesi. Questo è un altro buon motivo per non essere troppo ottimisti riguardo all’impatto di breve periodo della manovra fiscale.

La manovra potrebbe essere parzialmente responsabile del peggioramento del clima di fiducia delle imprese, sia per la sua composizione (i trasferimenti alle famiglie sono finanziati anche con un aumento della pressione fiscale effettiva sul settore produttivo, oltre che in deficit), sia per gli effetti negativi della stessa sul rischio paese e, quindi, sulle condizioni finanziarie. Non è l’unico fattore, però: già prima che decollasse il dibattito sulla politica fiscale si era registrato un rallentamento della domanda estera, che ha sicuramente inciso sulla fiducia nel comparto manifatturiero.

In conclusione, la debole dinamica di questi mesi potrebbe riflettersi anche sulla media del 2019, rendendo ancora più improbabile di quanto apparisse prima una ri-accelerazione a 1,5%, quale quella prevista dalla nota di aggiornamento al DEF nello scenario programmatico. In realtà, già la nostra previsione corrente di 0,9% per la crescita media annua 2019 implica una netta inversione delle tendenze recenti, con una ri-accelerazione della crescita trimestrale verso 0,2- 0,3%, ed è quindi soggetta a rischi verso il basso.

Fonte: BondWorld.it

 

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