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Il Punto : Il DEF conferma le aspettative di bassa crescita

Intesa SanPaolo FOMC DEF il punto

Il punto. Il DEF conferma le aspettative di crescita poco più che stagnante nel 2019, e rimanda ai prossimi documenti di finanza pubblica le scelte per il 2020,…..

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a cura dell’ Ufficio Studi Banca Intesa SanPaolo


in merito alla copertura sia delle clausole di salvaguardia che di eventuali nuove misure espansive (“ flat tax ” in primis ).

I rischi riguardano soprattutto la traiettoria del debito. Si prospetta una sessione autunnale di bilancio molto “calda”.

Il punto. In Italia, il Consiglio dei Ministri ha approvato il DEF 2019.

Come da attese, le ipotesi macroeconomiche vedono nel quadro tendenziale una crescita del PIL 2019 dello 0,1% in termini reali (e dell’1,2% in termini nominali, da 1% e 2,3% dei precedenti documenti ufficiali di finanza pubblica, rispettivamente).

Il PIL 2019 nel quadro programmatico è lievemente più elevato, ma meno di quanto atteso alla vigilia, ad appena 0,2% in termini reali (e 1,2% in termini nominali).

In effetti, il Governo ha scelto di attribuire un effetto espansivo di appena un decimo ai due provvedimenti di stimolo recentemente approvati, lo “sblocca-cantieri” e il “decreto-crescita”.

Il punto. Il DEF peraltro riconosce che i rischi sulla previsione di crescita allo 0,2% quest’anno sono verso il basso.

Per gli anni successivi, il PIL programmatico cresce dello 0,8% per tutto il triennio 2020-22 (da circa 1% precedente). Il tasso di disoccupazione è atteso salire sia quest’anno che il prossimo (a 11% e 11,1%).

Nel 2019, l’indebitamento netto è pari al 2,4% del PIL (grazie al congelamento dei 2 miliardi di spesa previsto nell’ambito dell’accordo con la UE), da un precedente target di 2%, per poi ridursi al 2,1% nel 2020 e 1,8% nel 2021; nel 2022, il deficit è visto tornare a peggiorare a 1,9% nel quadro tendenziale ma in ulteriore miglioramento a 1,5% da obiettivi programmatici.

Nonostante la revisione al rialzo sul deficit nominale, la variazione del deficit strutturale è ora più favorevole che in precedenza: il saldo 2019 è visto in peggioramento di appena 0,1% (da 0,2% precedente), ovvero in miglioramento di un decimo tenuto conto della clausola di flessibilità concessa in sede UE; per gli anni a venire, il quadro programmatico vede un aggiustamento di due decimi nel 2020 e di tre decimi nel 2021-22.

Il Governo parla perciò di rispetto “sostanziale” del braccio preventivo del Patto di stabilità (un rispetto pieno vedrebbe una correzione superiore a mezzo punto dall’anno prossimo).

Il debito (nel quadro programmatico) è visto in ulteriore salita quest’anno, di quasi mezzo punto a 132,6%, mentre in precedenza era visto in calo di un punto; ciò pur mantenendo l’obiettivo di un pacchetto di privatizzazioni per un punto di PIL quest’anno.

La regola del debito non è soddisfatta in nessuna delle sue declinazioni, per tutto l’orizzonte di previsione.

Anche in questo caso come da attese, lo scenario programmatico conferma la legislazione vigente in materia fiscale, ovvero include l’aumento delle imposte indirette definito dalle clausole di salvaguardia, “nell’attesa di definire misure alternative nel corso dei prossimi mesi”.

Dove il quadro programmatico si discosta dal tendenziale è in una maggiore crescita degli investimenti pubblici nel 2021-22.

La copertura di tali spese e il miglioramento del saldo strutturale nel 2022 in confronto alla legislazione vigente verrebbero da riduzioni della spesa corrente (che, “grazie ad un programma di revisione organica della spesa pubblica”, salirebbero dai 2 mld del 2019-20 a 5 mld nel 2021 e 8 mld nel 2022), nonché da aumenti aggiuntivi delle entrate nel 2020-21, “che deriverebbero principalmente da misure volte a rafforzare il contrasto all’evasione fiscale”.

Evidentemente, gli obiettivi annunciati di risparmio dalla s pending review (un processo che al momento non risulta avviato) appaiono ambiziosi.

Nel Programma Nazionale di Riforma, il Governo fornisce maggiori dettagli sulla strategia di politica fiscale che intende perseguire negli anni a venire: l’obiettivo è la graduale estensione del regime d’imposta sulle persone fisiche a due aliquote del 15% e 20%, a partire dai redditi più bassi, adottando al contempo una riforma del sistema di deduzioni e detrazioni; per le imprese, è prevista una riduzione dell’aliquota IRES applicabile agli utili non distribuiti.

Quanto alle coperture, il documento accenna alla necessità di un “paziente lavoro di revisione della spesa corrente dell’Amministrazione pubblica e delle agevolazioni fiscali” e promette in tal senso un primo pacchetto di misure già nella Legge di Bilancio per il 2020. Tre considerazioni finali:

– lo scenario per l’anno in corso non è pienamente rassicurante, e non tanto perché il deficit programmatico è tornato al 2,4%, ovvero al valore che aveva aperto la fase di volatilità sui mercati che era stata poi placata in parte solo con le modifiche dell’ultim’ora alla Legge di Bilancio 2019; piuttosto, il debito è a rischio di aumento marcato in caso di mancato raggiungimento dell’ambizioso target sui proventi da privatizzazione;

– a nostro avviso, la previsione di crescita per il 2020 non è coerente con lo scenario di finanza pubblica: nel caso in cui scattassero gli aumenti delle imposte indirette impliciti nello scenario sia tendenziale che programmatico, la crescita del PIL non sarebbe a nostro avviso dell’ordine di 0,6-0,8% ma più bassa di circa mezzo punto, e anche il ricorso a misure alternative potrebbe soltanto limitare l’impatto negativo sul PIL; viceversa, se il Governo decidesse di coprire integralmente in deficit le clausole, il disavanzo salirebbe sopra il 3% innescando ripercussioni tali sui mercati finanziari da causare verosimilmente effetti almeno altrettanto dannosi sulla crescita;

– ad oggi, appare quantomeno sfidante l’obiettivo di trovare, nella prossima Legge di Bilancio, non solo i fondi per la copertura delle clausole di salvaguardia e delle spese indifferibili, ma anche il finanziamento di nuove misure espansive tra cui la cosiddetta flat tax : in tutto, occorrerebbe una manovra netta da almeno 40 miliardi.

Nel frattempo, il dato sulla produzione industriale di febbraio ha confermato che oggi i rischi al ribasso sull’orizzonte di crescita appaiono meno accentuati rispetto a qualche settimana fa.

La nostra attuale previsione sul PIL italiano è 0,2% per l’anno in corso e 0,7% per il 2020, in linea con le stime programmatiche incluse nel Documento di Economia e Finanza.

A nostro avviso, i rischi al ribasso rispetto a tale scenario permangono ma si sono ridotti per l’anno in corso, e riguardano soprattutto il 2020, con particolare riferimento alle scelte di politica fiscale che il Governo ha per ora solo illustrato a grandi linee e che dovranno essere dettagliate nella prossima Legge di Bilancio.

Fonte: BondWorld.it

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