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Il Punto : Il FOMC a maggio mantiene valutazione positiva

Intesa SanPaolo FOMC DEF il punto

Il punto. Il FOMC a maggio mantiene una valutazione positiva dello scenario di crescita e ritiene che la recente flessione dell’inflazione core sia dovuta a fattori transitori. …..

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a cura dell’ Ufficio Studi Banca Intesa SanPaolo


Pertanto, mentre viene monitorata l’evoluzione dei dati sia domestici sia esteri, il Comitato sarà “paziente” “nel determinare i futuri aggiustamenti dei tassi sui fed funds.

Per ora, il FOMC ritiene che la politica monetaria sia “appropriata” e che il calo dell’inflazione “non sia collegato a qualcosa che abbiamo fatto in termini di rialzi dei tassi”.

Il Comitato monitorerà l’andamento dell’inflazione, ma non segnala la volontà di reagire in tempi brevi all’allontanamento dall’obiettivo del 2%.

–  La riunione del FOMC si è conclusa con un messaggio unanime e invariato di “pazienza”, pur con alcune variazioni nella valutazione dello scenario di attività e prezzi.

Il punto – Per il momento il Comitato ritiene che la politica monetaria sia “appropriata” e “non vede un motivo forte” per cambiare i tassi né verso l’alto né verso il basso.

L’intervallo obiettivo del tasso dei fed funds resta fra 2,25% e 2,5%, mentre il tasso sulle riserve è stato ridotto di 5pb a 2,35% da 2,4% per motivi operativi, collegati alla difficoltà di mantenere il tasso effettivo dei fed funds nella parte centrale dell’intervallo obiettivo, senza alcuna rilevanza dal punto di vista della stance di politica monetaria.

Powell ha sottolineato che la modifica al tasso sulle riserve è un “aggiustamento tecnico”.

Sul tema del bilancio non sono emerse novità: Powell ha indicato che il Comitato continuerà a discutere la composizione e la durata del portafoglio nelle prossime riunioni.

– Nella valutazione del quadro macroeconomico, si rileva che l’attività è cresciuta a un “ritmo solido” e che il mercato del lavoro, come a marzo, resta “forte”.

Tuttavia, si riconosce che la dinamica di consumi e investimenti fissi non-residenziali è rallentata nel 1° trimestre e che l’inflazione core è scesa ed è al di sotto del 2%.

Sul fronte della crescita, Powell nella conferenza stampa ha dato commenti relativamente ottimistici ed ha affermato che la correzione dell’ISM di aprile non modifica l’aspettativa di prosecuzione della ripresa.

Il punto – Nella conferenza stampa, Powell ha discusso il tema dell’inflazione core in calo (il deflatore core è passato dal 2% a/a a dicembre all’1,6% a/a a marzo) sottolineando la presenza di fattori transitori.

In particolare, la nuova metodologia di rilevazione nel comparto dell’abbigliamento che probabilmente ha causato la forte correzione dei prezzi nel comparto a marzo, e la contrazione dei mercati finanziari di fine 2018 che ha determinato una temporanea riduzione dei prezzi dei servizi finanziari.

Secondo Powell “ci sono motivi per pensare che (questi fattori) siano transitori”, anche se la Fed li seguirà con attenzione per valutare se questo sarà effettivamente il caso.

Powell ha anche affermato che a suo avviso il calo dell’inflazione “non è collegato a qualcosa che abbiamo fatto in termini di rialzi dei tassi”, cioè a una politica monetaria eccessivamente restrittiva e ha portato l’attenzione sulla relativa stabilità della media troncata del deflatore core, che resta vicina al 2%.

Pertanto, per ora un taglio dei tassi per via dell’inflazione troppo bassa non è considerato attivamente dal FOMC.

Tuttavia, il caso è aperto: un’inflazione in calo può essere causata da domanda debole (questo è da escludere nel caso attuale), da fattori transitori (questo è il caso al momento, secondo la Fed), o ancora da aspettative di inflazione troppo basse.

Quest’ultimo fattore potrebbe anche instaurarsi in seguito a una serie di shock transitori verso il basso dovuti a nuove metodologie di rilevazione e/o a fenomeni collegati all’offerta (maggiore concorrenza con e-commerce, per esempio).

Il punto – Al momento la previsione è di risalita dell’inflazione core a partire dall’estate e di ritorno verso il 2% a inizio 2020, ma i rischi sono verso il basso e vanno monitorati.

– In conclusione, il FOMC a maggio ha segnalato il mantenimento di un atteggiamento paziente, senza indicazioni di voler rispondere, almeno per ora, allo scivolamento verso il basso dell’inflazione core .

Come abbiamo già segnalato, l’inflazione sarà il focus per la Fed e per i mercati nei prossimi mesi, ma il caso per un eventuale taglio dei tassi dovrà aspettare l’evoluzione dei prezzi nella parte centrale dell’anno.

Riteniamo che la prossima mossa della Fed sarà verso il basso ma, a nostro avviso, difficilmente una riduzione dei fed funds potrebbe materializzarsi fra fine 2019 e inizio 2020 come atteso dal mercato, che ha comunque ridimensionato la probabilità di tassi più bassi (fonte Bloomberg: 51,7% a dicembre, 57,1% a gennaio 2020).

Area euro. Nonostante i dati del PIL più forti delle attese, le indagini di fiducia presso le imprese continuano a segnalare una protratta debolezza, in particolare nel manifatturiero.

Manteniamo per ora la nostra previsione di crescita dell’1,2% quest’anno, ma i rischi restano verso il basso.

Il rimbalzo dell’inflazione ad aprile all’1,7%, da un precedente 1,4%, con la dinamica core in aumento all’1,3% da 1,0% potrebbe rivelarsi effimero in quanto legato in larga misura a rincari di abbigliamento e servizi ricreativi in Germania a ridosso della Pasqua.

La BCE resterà guardinga. I dati della produzione industriale di marzo, in uscita in settimana, determineranno l’entrata nel trimestre primaverile, ma bisognerà attendere le indagini di maggio per una valutazione più completa del ciclo Eurozona.

– Nell’ultima settimana si sono avute notizie moderatamente positive sul ciclo Eurozona.

Il punto – Forse, la più positiva è che l’Italia sembra essere fuori dalla zona recessione.

La stima flash ha mostrato un ritorno del PIL alla crescita (0,2% t/t) dopo il -0,1% t/t dei due trimestri precedenti. In Francia, il PIL ha tenuto il ritmo dei due trimestri precedenti a 0,3% t/t, nonostante i timori che i disordini dei giubbotti gialli potessero aver depresso in particolare i servizi.

La Spagna continua a sorprendere per resilienza: la crescita ha, difatti, accelerato a 0,7% t/t da 0,6% t/t. Solo in Belgio la crescita è rallentata a 0,2% t/t da 0,4% t/t.

Nella media area euro, il PIL è cresciuto di 0,4% t/t contro attese degli analisti di 0,3% t/t. Il dato Eurozona è coerente con una ripresa della crescita (ad almeno 0,3% t/t) anche in Germania, che pubblicherà i dati più avanti (15 maggio).

Nel complesso, la ripresa nella media dell’area sembra essere stata guidata dalla domanda domestica: consumi e investimenti dovrebbero aver registrato una crescita, sia pur moderata, nella maggior parte delle economie.

Il contributo degli scambi con l’estero è stato negativo in Francia e Belgio, nullo in Austria e positivo in Spagna solo per via di un calo dell’import più pronunciato di quello dell’export.

Fa eccezione l’Italia, dove pensiamo che l’apporto positivo della domanda estera netta si sia accompagnato a una crescita dell’export.

I dati relativi al 1° trimestre sono già storia, quel che conta è che la crescita del PIL si stabilizzi a 0,35% t/t da metà anno altrimenti la stima di crescita media dell’1,2%, allineata con quella BCE, sarebbe soggetta a rischi verso il basso.

– Le indicazioni dalle indagini di fiducia per i prossimi mesi non sono particolarmente incoraggianti.

L’indice di fiducia economica della Commissione UE è calato marcatamente ad aprile a 104 da un precedente 105,6, si tratta di un livello coerente con una crescita solo marginalmente positiva.

Il peggioramento di morale nel mese è dovuto all’industria e commercio al dettaglio.

Nei servizi il morale è stabile al di sopra della media di lungo termine. Il quadro è peggiorato anche nelle costruzioni sia pure da livelli elevati.

Il PMI composito ha rinviato un quadro marginalmente più positivo rispetto all’indagine della Commissione UE segnalando un recupero del manifatturiero in particolare in Italia.

La nostra lettura è che potremmo essere vicino ad un minimo per l’industria euro zona, tuttavia per una valutazione più completa è necessario attendere i dati di produzione industriale di marzo e le indagini di maggio.

– Il rialzo dell’inflazione ad aprile all’1,7% da 1,4%, ed in particolare dell’inflazione core all’1,3% da 1,0%, è una sorpresa ma va letta con cautela, dal momento che potrebbe rientrare nei prossimi mesi, sembra difatti in larga misura dovuta al rialzo in Germania dell’inflazione al 2,1%, da un precedente 1,4%, sul rincaro dei prezzi di abbigliamento e servizi ricreativi a ridosso della Pasqua e che quindi rischia di essere temporaneo.

– La BCE resterà guardinga: dall’andamento dei dati nel mese di maggio dipenderanno le decisioni del Consiglio su quanto generose saranno le modalità operative delle TLTRO III.

Fonte: BondWorld.it

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