Analisi Obbligazionarie

Il Punto : Il riallargamento dei premi al rischio sui mercati europei del debito ha sicuramente delle componenti fondamentali

europa parlamento

Il rimbalzo dei premi al rischio delle ultime settimane ha componenti fondamentali, ma riflette anche la necessità di meccanismi…….

 

 


di controllo dei rischi di rifinanziamento che diano ai governi tempo per completare il processo di riduzione dei deficit. Ancora per qualche mese, non pare che vi siano alternative all’aiuto della BCE.

Il riallargamento dei premi al rischio sui mercati europei del debito ha sicuramente delle componenti fondamentali che hanno contribuito a creare dubbi sulla effettiva implementazione dei programmi di consolidamento fiscale di Italia e Spagna. Il problema è stato più spagnolo che italiano: se in Italia il problema è limitato a un andamento del fabbisogno nel 1° trimestre troppo elevato rispetto a un ipotetico sentiero lineare di avvicinamento all’obiettivo di fine anno, in Spagna abbiamo visto dati del 2011 molto peggiori delle attese, discrepanze fra bilancio di cassa e di competenza, una tormentata revisione al rialzo dell’obiettivo 2012 e poi una revisione, appena una settimana dopo la presentazione, del Budget. Una confusione che, purtroppo, ha oscurato i grandi progressi compiuti sul fronte delle riforme.

Ma quanto detto non deve fare dimenticare che esiste anche un’altra componente trasversale dietro l’ultima violenta correzione: le perplessità dei mercati sulla sostenibilità della domanda di titoli di Stato, in connessione anche all’esaurirsi delle misure di sostegno della BCE. L’effetto delle due operazioni di rifinanziamento triennali si è esaurito nella prima quindicina di marzo; il programma di acquisto titoli, prevedibilmente dormiente nella fase di boom, ha sempre incontrato resistenze all’interno del Consiglio direttivo BCE e teoricamente dovrebbe essere sostituito da un programma EFSF: non stupisce che i mercati abbiano iniziato a dubitare che il SMP sarebbe stato ancora utilizzato. Ma senza sostegno BCE e con la domanda estera ancora caratterizzata da connotazioni più speculative che strutturali, l’equilibrio di domanda e offerta sul mercato dei titoli di Stato può essere garantito? Qui torniamo al problema che, in forma molto più drammatica, aveva caratterizzato la fine del 2011: soprattutto nei paesi ad alto debito, la riduzione del deficit non riduce significativamente il rischio di rifinanziamento. Una strategia vincente non può limitarsi alle politiche di risanamento dei conti, ma richiede anche misure di salvaguardia che garantiscano la copertura del fabbisogno a costi ragionevoli per il tempo necessario ad implementare le misure di risanamento.

Su questo fronte, l’area dell’euro è ancora indietro. L’unico meccanismo operativo è il Securities Markets Programme della BCE. Il ricorso a nuove aste a lungo termine rischierebbe di essere inefficace, vista la spasmodica attenzione per l’esposizione ai titoli di Stato delle banche. In teoria, oggi potrebbe essere la EFSF a prendersi in carico un programma di interventi mirati sul mercato secondario, beneficiando della BCE come braccio operativo; però le scarse disponibilità del fondo europeo sconsigliano dall’effettuare interventi secondo questa modalità relativamente inefficiente. D’altra parte, l’attivazione di programmi EFSF di sostegno tradizionali o precauzionali, con l’idea di sostenere il mercato primario dei paesi sotto pressione, se mal congegnata potrebbe compromettere la fiducia negli Stati beneficiari invece di consolidarla.

Inoltre, le risorse a disposizione rischierebbero di prosciugarsi molto rapidamente. Per queste ragioni, non pare che vi siano molte alternative ad utilizzare ancora il Securities Markets Programme, in caso di necessità. Da questo punto di vista, le dichiarazioni di Coeure sulla possibilità che il meccanismo venga ancora utilizzato rappresentano un elemento positivo.


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