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Il Punto : Italia Draghi si presenta con un programma ambizioso

Il Punto : Italia: il Governo Draghi si presenta con un programma ambizioso, che include riforme in grado di migliorare il potenziale di crescita.

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L’atteggiamento dei partiti nelle prossime settimane, quando cominceranno ad emergere temi teoricamente “divisivi”, chiarirà meglio quali potranno essere le concrete prospettive di realizzazione delle riforme.

Il Governo Draghi ha ottenuto la fiducia del Senato (con 262 sì, 40 no e 2 astenuti) e della Camera (con 535 sì, 56 no e 5 astenuti), ed è ora nella pienezza dei poteri.

Nel Movimento 5 Stelle, i dissidenti che hanno votato contro la fiducia sono stati 15 a Palazzo Madama e 16 a Montecitorio. Nel suo discorso di insediamento, il Presidente del Consiglio ha delineato il programma del nuovo esecutivo, mettendo l’accento sulle seguenti priorità:

– Lotta alla pandemia:

* il nuovo Governo si impegna a comunicare in anticipo ai cittadini, “per quanto compatibile con la rapida evoluzione della pandemia”, i mutamenti nelle restrizioni dovute al COVID;

* per combattere i danni sanitari, Draghi ha sottolineato l’importanza di rafforzare la sanità territoriale;

* ai fini di accelerare la campagna vaccinale, Draghi non ha escluso il possibile ricorso alla protezione civile, alle forze armate e ai volontari, utilizzando a tal fine “tutte le strutture disponibili, pubbliche e private”;

* la ripartenza della scuola deve avvenire “in sicurezza”, anche attraverso una rimodulazione degli orari e del calendario scolastico, per recuperare le ore perse; al di là dell’emergenza, Draghi ha sottolineato l’importanza del rilancio degli istituti tecnici, e degli investimenti nell’università e nella ricerca.

– Rilancio dell’economia e sostegno al mercato del lavoro:

* l’obiettivo del Governo è di proteggere tutti i lavoratori, ma Draghi ha precisato che sarebbe un errore proteggere indifferentemente tutte le attività economiche: alcune di esse dovranno riconvertirsi anche radicalmente (“la scelta di quali attività proteggere e quali accompagnare nel cambiamento è il difficile compito che la politica economica dovrà affrontare nei prossimi mesi”);

* per la protezione dei lavoratori, è cruciale il miglioramento degli strumenti esistenti, come l’assegno di riallocazione, il rafforzamento delle politiche di formazione dei lavoratori occupati e disoccupati, nonché l’aumento delle dotazioni di personale e digitali dei centri per l’impiego;

* particolare attenzione verrà riservata alla riduzione del gap salariale tra uomini e donne (uno dei peggiori in Europa);

* per un rilancio duraturo dell’economia, Draghi ha sottolineato l’importanza di un rafforzamento degli investimenti pubblici, che però dovranno agire in sinergia con il settore privato.

– Recovery Plan: il nuovo Governo intende “approfondire e completare” il lavoro fatto dall’esecutivo precedente; tuttavia:

* è evidente il cambio di rotta sul tema della governance, che sarà (a differenza di quanto nelle intenzioni del precedente Presidente del Consiglio) incardinata nel Ministero dell’Economia e delle Finanze (con la necessaria, stretta collaborazione con i ministeri competenti, che definiranno le politiche e i progetti di settore); peraltro, Draghi ha assicurato che il Parlamento verrà costantemente informato sia sull’impianto complessivo, sia sulle politiche di settore;

* sono probabili aggiustamenti anche sui contenuti: Draghi ha chiarito che il programma dovrà essere rafforzato “prima di tutto sugli obiettivi strategici e le riforme che li accompagnano”: non basterà elencare i progetti che si vogliono completare nei prossimi anni, occorrerà precisare quali sono gli obiettivi strategici di lungo termine (con un orizzonte non solo al 2026 ma anche al 2030 e al 2050), e selezionare i progetti in base alla coerenza con gli obiettivi strategici; probabile dunque un rafforzamento dell’obiettivo di trasformazione della struttura economica in chiave “verde”; infine, Draghi ha precisato che occorrerà prestare grande attenzione alla “fattibilità nell’arco dei sei anni del programma” dei progetti, e assicurarsi che abbiano un impatto occupazionale sufficientemente elevato in ciascuno dei sei anni, compreso il 2021;

* infine, non si può escludere una ridefinizione non tanto dell’importo complessivo del Programma (i fondi in gioco dovrebbero essere confermati a 209 miliardi), quanto della parte dei prestiti che sarà dedicata a progetti aggiuntivi: il precedente Governo aveva fissato a 40 miliardi la quota di prestiti per misure addizionali (con impatto sul deficit), assegnando agli altri 87 una funzione sostitutiva dell’indebitamento sui mercati finanziari per finanziare interventi già ricompresi nei tendenziali di finanza pubblica; Draghi ha affermato che “la quota di prestiti aggiuntivi che richiederemo tramite la principale componente del programma, lo Strumento per la ripresa e resilienza, dovrà essere modulata in base agli obiettivi di finanza pubblica”: in altre parole, rispetto all’iniziale formulazione del PNRR, l’aumento del deficit (e la discesa del costo del debito sui mercati finanziari) proiettano un minor ricorso alla componente prestiti con impatto sul deficit.

– Riforme strutturali: Draghi ha affermato che “il Governo farà le riforme”, con l’obiettivo di affrontare i problemi strutturali dell’Italia che limitano gli investimenti sia italiani che esteri, il più possibile all’interno di un disegno complessivo e non con singole norme scollegate tra loro. A tal proposito Draghi ha citato in particolare:

* la necessità di assicurare la certezza delle norme e dei piani di investimento pubblico;

* il tema della concorrenza: il Governo chiederà all’Autorità garante per la concorrenza e il mercato di produrre in tempi brevi le sue proposte in questo campo, come previsto dalla Legge Annuale sulla Concorrenza (ampiamente disattesa negli anni recenti);

* una riforma complessiva del fisco (affidata ad esperti del settore, sull’esempio di quanto fatto dalla Danimarca nel 2008), con l’obiettivo di ridurre il carico fiscale preservando la progressività delle imposte e rafforzando il contrasto all’evasione fiscale;

* una riforma della pubblica amministrazione attraverso non soltanto lo smaltimento dell’arretrato accumulato durante la pandemia, ma aumentando gli investimenti in connettività (con la realizzazione di piattaforme efficienti e di facile utilizzo da parte dei cittadini) e puntando sull’aggiornamento continuo delle competenze dei dipendenti pubblici (anche selezionando nelle assunzioni le migliori competenze e attitudini in modo rapido ed efficiente);

* in particolare, è necessaria secondo Draghi una riforma della giustizia che tenga conto delle raccomandazioni fatte all’Italia dalla Commissione europea per aumentare l’efficienza del sistema giudiziario civile attraverso le seguenti direttrici: favorire l’applicazione dei decreti di riforma in materia di insolvenza, garantire un funzionamento più efficiente dei tribunali, favorire lo smaltimento dell’arretrato e una migliore gestione dei carichi di lavoro, adottare norme procedurali più semplici, coprire i posti vacanti del personale amministrativo, ridurre le differenze che sussistono nella gestione dei casi da tribunale a tribunale, favorire la repressione della corruzione.

– Rapporti internazionali e politica estera: Draghi, oltre a ribadire l’irreversibilità dell’euro (potrebbe trattarsi di un messaggio ai partiti che, all’interno della nuova maggioranza, hanno usato toni euroscettici in passato), ha affermato che il suo Governo si muoverà nel solco dell’europeismo e dell’atlantismo, e ha indicato la prospettiva di un’Unione Europea sempre più integrata, con l’obiettivo di approdare a un bilancio pubblico comune capace di sostenere i Paesi nei periodi di recessione.

Nel complesso, il discorso inaugurale di Draghi delinea un programma di ampia portata, non limitato a combattere l’emergenza sanitaria ed economica di breve termine, ma con l’ambizione di affrontare alcuni “nodi strutturali” del Paese. Ciò è positivo, a nostro avviso, poiché l’Italia ha bisogno non solo di uscire dalla crisi causata dal COVID, ma anche di fare le tanto attese riforme, e l’effetto dal lato della domanda dello stesso programma Next Gen EU, non accompagnato da misure che rilancino il PIL dal lato dell’offerta, rischia di essere temporaneo. Verosimilmente, nelle intenzioni del Presidente del Consiglio, si tratta di un programma che dovrebbe portare il Paese sino a fine legislatura (a nostro avviso, sarebbero necessari diversi anni per completare l’agenda illustrata da Draghi). Tuttavia, il principale rischio è che alcune forze politiche possano ritirare il loro appoggio quando emergeranno temi divisivi.

A nostro avviso, è difficile che tutte le riforme annunciate vengano realizzate, poiché il Governo rischia di non avere abbastanza tempo, e perché molte di esse sono divisive e non sarà facile raggiungere un ampio consenso intorno ad esse. Tuttavia, è importante che il nuovo esecutivo si ponga l’obiettivo di fare le riforme, e a nostro avviso ci sono ragionevoli possibilità che alcuni rilevanti risultati possano essere raggiunti: ad esempio, è probabile che vengano approvate una riforma dell’Irpef e della giustizia civile. Ciò potrebbe avere implicazioni positive (ad oggi difficili da quantificare) per le prospettive di crescita dell’Italia.

Nell’immediato, i primi appuntamenti per il nuovo Governo sono i seguenti:

– entro pochi giorni è attesa l’approvazione del nuovo Decreto Ristori, per il quale, vista la necessità di indennizzare ulteriori categorie colpite dalle ultime restrizioni, potrebbero non essere sufficienti i 32 miliardi stanziati con l’ultimo scostamento di bilancio approvato dal Parlamento; n il Governo dovrà poi decidere se prorogare l’impianto attuale delle norme sulle restrizioni alla mobilità e alle attività economiche, in scadenza il 5 marzo (potrebbero emergere sensibilità differenti tra i partiti di maggioranza);

– per quanto riguarda il delicato tema del blocco ai licenziamenti (attualmente in vigore sino al 31 marzo), anche in questo caso non sarà facile raggiungere un consenso tra le forze politiche (e le parti sociali): una possibilità è che si decida un divieto assai più selettivo; oppure, l’orientamento iniziale del Governo potrebbe essere una soluzione-ponte, ovvero una proroga ancora per qualche settimana o un paio di mesi.

L’atteggiamento dei principali partiti di maggioranza nei confronti di questi primi temi “divisivi” nelle prossime settimane chiarirà meglio quali potrebbero essere le prospettive del Governo Draghi, sia in termini di durata nel tempo che di capacità di fare le riforme.

Stati Uniti. Rivediamo le previsioni di crescita del PIL 2021, da 5% a 6,2%, con rischi verso l’alto, ipotizzando che in fase di approvazione l’American Rescue Plan venga ridimensionato e includa misure per circa 1,2 tln di dollari. Lo scenario vede un boom di risparmio e consumi nella parte centrale dell’anno, e una spinta verso l’alto per l’inflazione di circa 3 decimi nel 2021.

– Il 2021 si è aperto con svolte (e sorprese) positive per entrambi i fattori che hanno rallentato la crescita a fine 2020, pandemia e stimolo fiscale, e resteranno cruciali quest’anno. L’evoluzione attesa del quadro sanitario e della politica fiscale ci inducono a rivedere le previsioni di crescita, già in precedenza al di sopra del consenso, e a segnalare la presenza di ulteriori rischi verso l’alto.

– La curva dei contagi è in calo da un mese e la campagna vaccinale sta accelerando, con il 12% della popolazione che ha ricevuto almeno una dose di vaccino e il 4,3% immunizzato con due dosi. La disponibilità di dosi garantite dai contratti in essere e il ritmo di somministrazioni giornaliere (media settimanale a 1,7 mln, nonostante il maltempo) in ulteriore aumento dovrebbero permettere il raggiungimento dell’immunità di gregge entro luglio, come affermato anche da Biden. I rischi derivanti dalla pandemia restano verso il basso, per via della possibile diffusione di mutazioni del virus che potrebbero ridurre l’efficacia dei vaccini. Tuttavia, le notizie più recenti danno informazioni incoraggianti, almeno per ora, sulla capacità di protezione dei vaccini di Moderna e Pfizer/BioNTech dalle mutazioni oggi più diffuse (inglese e sudafricana). Inoltre, stanno procedendo le fasi di test per l’immunizzazione della popolazione con età inferiore a 18 anni, per ora esclusa dalle campagne vaccinali.

– Per quanto riguarda lo stimolo fiscale, a gennaio si sono già visti gli effetti del pacchetto da 900 mld approvato a fine 2020: le vendite al dettaglio di gennaio sono schizzate verso l’alto, con una variazione di 5,3% m/m e danno il primo assaggio del boom di consumi atteso nel 2021. Intanto il Congresso sta delineando i dettagli attuativi dell’American Rescue Plan (ARP) presentato a metà gennaio da Biden, con misure di sostegno per 1,9 tln di dollari. Nelle ultime settimane è diventato più probabile che l’ARP venga definito in modo partisan, con maggiore libertà per la nuova amministrazione su contenuti ed entità. Prevediamo che in fase di approvazione l’American Rescue Plan venga parzialmente ridimensionato rispetto alla proposta iniziale, verso un intervento intorno a 1,2 tln, concentrato su misure a sostegno delle famiglie, da approvare entro metà marzo con la procedura di reconciliation. Un intervento di tale entità, con circa due terzi di misure a favore delle famiglie, avrebbe un effetto sulla crescita di circa 1,7pp e sull’inflazione annua di circa 0,3pp. Il principale meccanismo di trasmissione sarebbe l’aumento dei consumi, che vedrebbero variazioni vicine al 10% t/t ann. nella parte centrale dell’anno, insieme a un balzo del tasso di risparmio.

– Il Congressional Budget Office stima l’output gap nel 2° trimestre 2021 a 480 mld di dollari e l’output gap cumulato 2021-23 a circa 800 mld di dollari. La domanda finale nel 2021 sarà sostenuta non solo dallo stimolo fiscale, ma anche dalla liberazione del “risparmio forzato” accumulato nell’ultimo anno, superiore a 1,5 tln di dollari, che spingerà i consumi con il ritorno alla normalità in seguito alla diffusione dei vaccini. Ipotizzando una propensione al consumo di circa 0,5 e moltiplicatori intorno a 0,7 (in linea con stime del CBO), un intervento da 1,9 tln di dollari porterebbe a un aumento di domanda circa doppio rispetto all’output gap 2021-23, con probabili pressioni verso l’alto sui prezzi e minor efficacia delle misure di stimolo. La versione definitiva dell’ARP dovrà essere pronta per il dibattito fra i democratici entro breve.

– Il tema centrale del 2021 è il boom atteso per i consumi sulla scia di due fattori: 1) aumento del reddito disponibile delle famiglie con elevata propensione al consumo grazie ai pacchetti fiscali e 2) ripresa della domanda di servizi nella seconda metà dell’anno da parte delle famiglie con redditi medio-alti e un elevato livello di risparmio in eccesso accumulato dall’inizio della pandemia. In base alle informazioni disponibili ora, la nostra previsione è di crescita del PIL di 6,2% nel 2021 e 3,1% nel 2022. I rischi sono verso l’alto su crescita e inflazione, e dipendono dall’entità del pacchetto fiscale.

Fonte: BondWorld.it

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