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Il Punto : Italia – Il Documento Programmatico di Bilancio

Il Punto : Italia – Il Documento Programmatico di Bilancio illustra come verranno distribuite le risorse contenute nella manovra 2022

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(in tutto quasi 24 miliardi ovvero oltre l’1,2% del PIL), ma per maggiori dettagli sul merito delle misure (in particolare su come verrà implementato l’annunciato taglio del cuneo fiscale da 6 miliardi aggiuntivi oltre ai 2 già inclusi nei tendenziali) bisognerà aspettare la Legge di Bilancio attesa nei prossimi giorni.

Il Consiglio dei Ministri ha approvato il 19 ottobre e inviato alla Commissione Europea il 20 ottobre il Documento Programmatico di Bilancio. Il documento conferma l’impianto della manovra 2022 già delineato nella Nota di Aggiornamento del DEF del 29 settembre scorso: il pacchetto espansivo che verrà dettagliato nella prossima Legge di Bilancio vale l’1,245% del PIL (23,6 miliardi) sul 2022 e poco più (l’1,53% del PIL ovvero 29,2 miliardi) sul 2023. Rimandiamo alla Tabella 1 e al Focus “Manovra 2022 all’insegna del taglio al cuneo fiscale” del 21 ottobre una analisi più approfondita dei contenuti del DPB.

Sintetizziamo di seguito la nostra valutazione:

– il DPB manca di dettagli (in parte per le caratteristiche del documento) sul merito delle varie misure e in particolare su come verrà implementato l’annunciato taglio del cuneo fiscale che costituisce il principale intervento espansivo della manovra; bisognerà aspettare la Legge di Bilancio, attesa nei prossimi giorni, per avere maggiori informazioni in merito;

– su alcune misure la carenza di dettagli potrebbe essere spiegata dal fatto che (in particolare in materia pensionistica) sembrano persistere differenze di veduta all’interno della maggioranza di Governo;

– taglio del cuneo fiscale a parte (da dettagliare, come detto), la maggior parte degli interventi espansivi, sia dal lato delle entrate che delle spese, consiste nel rifinanziamento di misure già esistenti;

– il Governo stima un impatto della manovra sul PIL pari a mezzo punto percentuale l’anno prossimo (la manovra alzerebbe la crescita del PIL 2022 da 4,2% a 4,7%); il moltiplicatore usato, trattandosi di interventi netti pari all’1,2% del PIL, è adeguato (tra 0,4 e 0,5) e in linea con la media storica; tuttavia, appare lecito nutrire dei dubbi sull’impatto espansivo, in considerazione del fatto che il rinnovo di misure già esistenti potrebbe essere stato già almeno in parte incorporato nelle attese degli agenti economici (per la parte riguardante invece il primo modulo della riforma fiscale, è necessario attendere maggiori dettagli per farsi un’idea più completa del possibile impatto sulla crescita);

– anche per questo motivo, riteniamo vi siano dei rischi al ribasso sulla crescita del PIL attesa dal Governo per il prossimo anno (la nostra previsione è 4%), e, forse, anche per gli anni successivi; d’altro canto, ciò potrebbe avere effetti limitati sul deficit, che ha dimostrato negli anni recenti una dinamica “virtuosa” al netto delle fluttuazioni del ciclo economico (principalmente in virtù di una maggiore compliance fiscale); viceversa, eventuali delusioni sul PIL per gli anni 2022-24 potrebbero incidere maggiormente sulla traiettoria del rapporto debito/PIL, che ci aspettiamo nei prossimi anni in calo più graduale rispetto a quanto stimato oggi dal Governo;

– sul fronte delle riforme e dell’implementazione del PNRR, condividiamo l’idea del Governo secondo cui è assai probabile il raggiungimento almeno della gran parte delle condizioni richieste dal documento concordato con la Commissione UE entro fine anno (in altri termini, il rischio della sospensione dei fondi UE ci appare contenuto, almeno nella parte iniziale del programma).

La riunione di politica monetaria della BCE del 28 ottobre non porterà ad alcuna modifica del quadro di politica monetaria. La Presidente cercherà di raffreddare le premature aspettative di rialzo dei tassi espresse dal mercato, che hanno resistito finora agli interventi verbali di altri membri del consiglio direttivo.

– La riunione di politica monetaria della Banca Centrale Europea del 28 ottobre sarà meramente interlocutoria, una tappa intermedia sul cammino verso le importanti decisioni che dovranno essere prese e comunicate il 16 dicembre. Questa era stata anche l’indicazione data dalla presidente Lagarde nella conferenza stampa del 9 settembre. Anche se i dati di inflazione hanno di nuovo sorpreso al rialzo, nel complesso lo scenario dello staff continua a essere plausibile: non c’è urgenza di restringere la politica monetaria, anche se le previsioni implicano che ciò è probabile nel 2022. D’altra parte, le condizioni di finanziamento restano molto accomodanti, e non vi è motivo neppure per allentare la politica monetaria, malgrado le previsioni di inflazione sotto l’obiettivo.

– Anche se non sarà fatto alcun annuncio importante, tuttavia la BCE utilizzerà questa occasione per ribadire l’indirizzo sui tassi ufficiali e raffreddare le aspettative di rialzo che sono emerse recentemente nelle curve di mercato monetario. Nei giorni scorsi, diversi membri del Consiglio direttivo sono già intervenuti per sottolinearne la contraddizione con la regola decisionale introdotta dopo la revisione della strategia. Ciò non è bastato ad evitare un ulteriore aumento dei tassi impliciti nei future sull’Euribor 3 mesi di 7 punti base su dicembre 2022 e di 12pb su dicembre 2023. Come abbiamo commentato la scorsa settimana, un rialzo dei tassi nel 2022 appare molto improbabile. Fra gli analisti di politica monetaria esiste un consenso quasi unanime in merito: nell’ultimo sondaggio Reuters del 18-21 ottobre, soltanto uno dei 60 intervistati ha previsto un aumento del tasso sui depositi nel 2022.

– Per quanto riguarda le decisioni di dicembre, i membri del Consiglio Direttivo sono stati molto reticenti riguardo al pacchetto di misure di ricalibrazione che ritengono opportuno. L’unico punto sul quale il consenso sembra ampio, è l’aumento del limite sui titoli sovranazionali nel programma PSPP. Confermiamo la previsione che allora sarà annunciata la fine degli acquisti PEPP dal 31 marzo 2022, associata ad alcune modifiche alla gestione dell’APP, forse aumentato da un plafond temporaneo, e a un nuovo programma di rifinanziamento a lungo termine disegnato come mero strumento di salvaguardia sul fronte della liquidità. Un aumento temporaneo dell’APP da 20 a 40 miliardi medi mensili dopo la chiusura del PEPP sembra essere un’aspettativa molto diffusa, in base ai risultati del sondaggio Reuters citato.

Fonte: BondWorld.it

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