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Il Punto : Italia la politica fiscale

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Il Punto : Italia: l’ultimo aggiornamento del quadro di riferimento per la politica fiscale segue la traccia impostata dai precedenti governi……….

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a cura dell’ Ufficio Studi Banca Intesa SanPaolo


L’impatto netto è marginalmente espansivo, con trasmissione soprattutto attraverso i bilanci delle famiglie.

La prevista riduzione del debito non sarà conseguibile, se la crescita del PIL non accelererà come atteso dal governo.

– Se il cambio di governo ha marcato una netta discontinuità nella qualità dei rapporti con l’Unione Europea e con gli investitori, non altrettanto si può dire rispetto agli obiettivi fiscali.

La soluzione al problema di garantire una riduzione sostenibile del debito deve ancora essere trovata; per ora, tutto lo sforzo è stato indirizzato a gestire il problema delle clausole di salvaguardia.

– Il governo propone un aumento del deficit strutturale di 0,1% del PIL, invece di operare la correzione di 0,6% che era stata richiesta dalla Commissione Europea.

Lo scostamento sarebbe motivato in piccola parte dalle spese contro il dissesto idrogeologico, e per il resto dalla clausola per gli investimenti, alla quale però l’Italia ha già fatto ricorso in passato.

Il Punto – Vedremo nei prossimi mesi come la questione sarà affrontata da Commissione e governo.

In termini di deficit nominale viene proposto un 2,2%, stesso livello del 2019 e del 2018: un obiettivo che implica un nuovo peggioramento del saldo primario, destinato a scendere all’1,1% del PIL nel 2020.

Soltanto nel 2021 l’avanzo primario tornerebbe a crescere e il deficit complessivo calerebbe.

– Il governo stima che la cancellazione dell’aumento dell’IVA, in larga misura finanziata in deficit, basti a innalzare la crescita 2020 da 0,4 a 0,8%.

La ragione per cui non rivediamo le previsioni di crescita malgrado la cancellazione dell’aumento dell’IVA è che tale aumento non era incorporato nelle nostre stime.

Rispetto al 2019, le nuove proiezioni di bilancio comportano uno stimolo modesto, 2-3 decimi nel 2020, che potrebbe al massimo giustificare un innalzamento di un decimo, se non lo avessimo già ipotizzato in precedenza.

Implicitamente, il governo si attende una dinamica endogena dell’economia molto più robusta rispetto alle nostre previsioni e al consenso.

Il Punto – Quali sono le implicazioni per l’andamento del debito? Assumendo che il target sul deficit sia conseguito (il che dipende dalle misure che saranno concretamente prese nelle prossime settimane), che la crescita acceleri come il governo prevede a 0,8%, e che siano realizzate dismissioni di attività pari allo 0,2% del PIL, il debito calerebbe di poco, da 135,7 a 135,2% del PIL.

Le nostre stime più pessimistiche sulla crescita reale (0,3%) e l’inflazione (1,1% per il deflatore del PIL) implicano una crescita nominale più bassa e, quindi, un rischio che il debito non cali anche se il deficit sarà in linea con gli obiettivi e le privatizzazioni saranno attuate come da programma.

Lo stato dell’economia mondiale: le indagini congiunturali PMI di settembre mostrano un quadro più diversificato, con segnali di ripresa dell’attività manifatturiera in alcune economie emergenti.

Però nei prossimi mesi dovrà essere assorbito lo shock di nuovi aumenti delle barriere doganali.

– L’ultima serie di indagini congiunturali PMI ha mostrato un ulteriore rallentamento del terziario, che continua ad espandersi ma a ritmi molto al di sotto della media, a fronte di un primo segnale di stabilizzazione del comparto manifatturiero.

L’indice globale di attività manifatturiera, infatti, è risalito a 49,7, marcando il secondo miglioramento consecutivo, e l’indice di produzione si è assestato a 50,1 – secondo mese sopra 50.

Tale miglioramento deriva dalla tendenza positiva che si è manifestata in alcune grandi economie emergenti (Cina, Brasile), a fronte della debolezza ancora largamente prevalente in Europa. I

noltre, mentre l’indagine ISM è peggiorata, la normalmente più affidabile indagine Markit ha mostrato un miglioramento per gli Stati Uniti, anche se con un indice di produzione pressoché stabile (51 in settembre, da 50,9 in agosto).

Il Punto – La stabilizzazione della Cina è stata segnalata anche dagli indici anticipatori OCSE. Se fosse confermata, si tratterebbe di un segnale importante per l’economia globale: i punti di svolta della Cina tendono infatti ad anticipare quelli dell’economia globale.

Tuttavia, nelle attuali circostanze i segnali degli indici congiunturali vanno presi con molta più cautela del solito: il nuovo aumento delle barriere daziarie, che si sta verificando, potrebbe essere associato a nuovi assestamenti dei flussi commerciali e della produzione:

– Il dazio medio imposto dalla Cina sulle importazioni dagli Stati Uniti è salito dal 20,7% al 21,8% il 1° settembre e, salvo sviluppi clamorosi dei negoziati, balzerà al 25,9% dal 15 dicembre.

Viceversa, il dazio medio imposto dagli Stati Uniti sulle importazioni dalla Cina è salito dal 17,6 al 21% il 1° settembre e salirà al 26,6% il 15 dicembre (con un passo intermedio al 23,8% il 15 ottobre).

– Gli Stati Uniti imporranno dazi punitivi fra il 10 e il 25% su circa 7,5 miliardi di importazioni dall’UE, colpendo le importazioni di aerei civili e diversi prodotti agro-alimentari. I dazi potrebbero essere innalzati fino al 100%.

La quota di export europeo colpita è minima, ma segna comunque una svolta nell’ambito di una lunga vertenza sui sussidi all’industria aeronautica.

L’UE probabilmente farà presto lo stesso come rappresaglia per i sussidi americani a Boeing, una volta autorizzata dalla WTO, e tutto ciò non crea un buon clima in vista dei negoziati che dovranno comunque essere intrapresi fra Stati Uniti ed UE.

– Infine, pende la decisione americana sulle importazioni di auto, attesa il 13 novembre. Teoricamente, potrebbero essere decisi dazi per proteggere la sicurezza nazionale.

I paesi colpiti potrebbero essere UE, Corea e Giappone (quest’ultimo non ha ottenuto garanzie formali di esserne escluso nonostante la firma del trattato commerciale con gli Stati Uniti, anche se la dichiarazione congiunta prospetta “sforzi per una pronta soluzione di altre vertenze connesse ai dazi”.

Il Punto – In conclusione, è meglio attendere prima di dichiarare lo scampato pericolo.

La prossima tappa delle guerre commerciali potrebbe avviare una nuova scossa di assestamento nel comparto manifatturiero a inizio 2020.

Fonte: BondWorld.it

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