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Il Punto: l’Ecofin ha annunciato un’intesa sul processo decisionale

Raggiunto l’accordo politico sul secondo pilastro dell’unione bancaria. L’alleggerimento del carico sugli Stati nell’ipotesi di nuove crisi arriverà soprattutto dal bail-in dei creditori….

– Dopo una lunga trattativa, l’Ecofin ha annunciato un’intesa sul processo decisionale e sul meccanismo di finanziamento dell’SRM (Single Resolution Mechanism), il secondo pilastro dell’unione bancaria. Il nuovo meccanismo di risoluzione coprirà tutte le banche, non soltanto quelle direttamente assoggettate alla vigilanza BCE, ed è previsto che entri in vigore dal 1° gennaio 2015.
– Il finanziamento dei salvataggi avverrà alla fine mediante un fondo comune, finanziato dallo stesso sistema bancario, per il quale è prevista a regime una dotazione pari allo 0,8% delle passività garantite delle aziende di credito. Il resolution fund può intervenire mediante prestiti, erogazione di garanzie, acquisti di attivi o fornitura di capitale. Fin dal 2016 entreranno in vigore le regole sul bail-in, in base alle quali una partecipazione dei titolari di diritti di credito nei confronti della banca in crisi è un prerequisito per l’accesso a fondi pubblici. Nel periodo decennale di transizione, l’onere di integrare le risorse finanziarie ricadrà su “fonti nazionali, sostenute da imposte sulle banche, o dall’ESM secondo le procedure in vigore”, o su prestiti bilaterali tra i fondi nazionali; nel frattempo, si realizzerà una graduale “mutualizzazione” dei fondi nazionali. Le procedure in vigore per l’ESM implicano che, salvo casi eccezionali, eventuali fondi europei siano nella forma di crediti agli Stati membri, e non di ricapitalizzazioni o iniezioni dirette di liquidità.
– Per quanto riguarda il meccanismo decisionale, il compito di adottare lo schema di risoluzione di una banca in crisi è demandato a un resolution board, composto da 5 membri esecutivi più i rappresentanti delle autorità nazionali di risoluzione. Le decisioni saranno prese dai 5 membri esecutivi, tranne nel caso in cui sia necessario un impegno del fondo nella forma di iniezioni di liquidità che ecceda il 20% del capitale versato, o altre forme di supporto che eccedano il 10% dei fondi, o se sono già stati impegnati 5 miliardi di euro in un singolo anno: in tal caso, sarà necessaria la maggioranza qualificata di 2/3 del board, rappresentanti almeno il 50% del capitale. Il Consiglio può essere chiamato in causa su proposta della Commissione, e in tal caso deve deliberare a maggioranza semplice entro 24 ore per richiedere delle modifiche al piano deliberato dal resolution board.
– L’entrata in vigore dell’SRM richiederà un accordo con il Parlamento europeo entro il maggio 2014 su uno specifico regolamento e la sigla di un accordo intergovernativo sul funzionamento del fondo di risoluzione, per il quale è stata fissata la scadenza del 1° marzo 2014.
– In teoria, con la decisione del 18 dicembre l’Unione Europea si avvia a completare l’ambizioso progetto di unione bancaria avviato nel 2012. In pratica, però, la seconda gamba dell’unione bancaria è abbastanza lontana dal modello ideale, che avrebbe dovuto spezzare il circolo vizioso fra crisi bancarie e aumento del debito pubblico. Nei fatti, durante la lunghissima fase di transizione (10 anni) le crisi bancarie potrebbero continuare a gravare sui conti degli Stati, aumentando il livello del debito pubblico e rischiando di riproporre il circolo vizioso dell’ultima crisi. Se ciò non avverrà, sarà per la scelta di ricorrere aggressivamente al bail-in, anticipandone l’entrata in vigore dal 2018 al 2016. In base all’accordo politico del giugno 2013, la contribuzione minima prevista è pari a ben l’8% delle passività totali, e saranno esentati soltanto possessori di covered bonds e depositi garantiti, dipendenti, altre banche con esposizione fino a 7 giorni e alcuni fornitori. Ciò ridurrà drasticamente la dimensione dell’eventuale iniezione pubblica di capitale, ma il prezzo potrebbero essere un aumento del costo della raccolta per le banche, un ampliamento della dispersione dei premi al rischio e maggiori rischi di contagio. Paradossalmente, realizzata così l’unione bancaria potrebbe rendere più difficile l’uscita da questa crisi, qualunque siano i suoi meriti nel prevenire nuove crisi. Tranne, ovviamente, che si conti su effetti miracolosi della valutazione approfondita del sistema bancario e della nuova supervisione unica sulla valutazione del rischio.


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