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Il Punto: La Fed torna alla carica.

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La Fed torna alla carica. Probabile l’annuncio, a novembre, di nuovo stimolo quantitativo, con acquisti di Treasuries e un cambiamento nel comunicato. Più improbabile almeno in tempi brevi l’introduzione di un obiettivo sul livello dei prezzi……


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I verbali della riunione del FOMC di settembre confermano l’aspettativa che “entro breve” verranno attuate nuove misure di stimolo monetario. All’interno del Comitato resta una notevole divergenza di opinioni ma “molti partecipanti” ritengono che sia opportuno agire ancora, se la crescita rimane troppo bassa per far scendere il tasso di disoccupazione e se l’inflazione resta al di sotto del livello desiderato. Inoltre, “diversi membri” ritengono che a meno che la crescita acceleri, la disoccupazione cali o l’inflazione aumenti, sia “appropriato agire presto”. “Altri” restano scettici e sarebbero favorevoli a nuovi interventi solo di fronte a un peggioramento ulteriore dello scenario o a un aumento di rischi di deflazione. Questo è anche il quadro che emerge dai discorsi più recenti: una maggioranza abbastanza ampia è favorevole a nuovi interventi, il cui annuncio avverrà probabilmente già alla riunione di novembre. Un messaggio analogo è confermato da un discorso di Bernanke del 15/10.

Rimane incertezza sulle modalità di attuazione del nuovo stimolo. I partecipanti alla riunione del Comitato hanno discusso “diversi approcci possibili per fornire stimolo addizionale, ma si sono focalizzati principalmente su acquisti di obbligazioni del Tesoro a più lungo termine e su possibili modi per influenzare le aspettative di inflazione”. Se queste sono le due strade che la Fed intende percorrere, sarà anche importante la comunicazione, come viene riconosciuto esplicitamente dai verbali: qualsiasi nuova misura di stimolo sarà più efficace “se attuata in un quadro che sia stato chiaramente comunicato al pubblico”. Bernanke ha indicato che il comunicato potrebbe essere cambiato per segnalare con maggior forza tassi fermi a lungo. Per quanto riguarda gli acquisti di Treasuries restano possibili due approcci, uno di annuncio di un ammontare più ampio fin da principio; l’altro, più flessibile, come proposto recentemente da Bullard (St Louis Fed), con annunci di acquisti, per esempio intorno ai 100 miliardi di dollari a ogni riunione, senza impegno formale a un ammontare totale di interventi e condizionati agli sviluppi dello scenario macroeconomico.

“Alcuni” membri del FOMC restano preoccupati che gli effetti di ulteriori acquisti siano modesti, e la discussione ha riguardato sia i costi e benefici di un nuovo programma, sia “i modi migliori per calibrare e implementare tali acquisti”. I verbali non danno indicazioni relative alle preferenze fra l’approccio “massiccio” e quello “flessibile”: probabilmente sarà necessaria ulteriore discussione, anche se il secondo ci sembra più probabile, anche alla luce del discorso di Bernanke che riconosce i rischi di rialzo delle aspettative di inflazione fra i costi legati a un ampio aumento del bilancio della Fed. Per quanto riguarda invece le aspettative di inflazione, “un numero di partecipanti” ne ha sottolineato l’importanza per la definizione della politica monetaria, come strumento per influenzare i tassi reali. I “partecipanti” hanno considerato diverse alternative: rendere esplicito il tasso di inflazione coerente con il mandato della Fed (quindi dare un obiettivo esplicito), “porre un obiettivo sul sentiero del livello dei prezzi, anziché sul tasso di inflazione e porre un obiettivo sul sentiero del livello del PIL nominale”. La proposta di annunciare un obiettivo sul livello dei prezzi era stata ventilata da Dudley (NY Fed). Un obiettivo sul livello dei prezzi sarebbe compatibile con un tasso di inflazione temporaneamente più elevato del 2%, per compensare periodi (come quello attuale) in cui l’inflazione è al di sotto del livello desiderato.

Dal punto di vista teorico questa misura sarebbe ineccepibile, ma la sua applicazione dipende anche dall’intervallo considerato e la sua comunicazione sarebbe difficile senza mettere a rischio la credibilità della Fed. Bernanke ha parlato di aspettative senza menzionare un intervento in questa direzione, pertanto ci sembra difficilmente ipotizzabile.

In ogni caso, molto dovrà ancora essere discusso, in termini di modalità e dettagli, nella riunione di novembre quando si dovranno trovare dei compromessi accettabili fra opinioni molto diverse. A questo punto i dubbi riguardano solo le modalità e i tempi di attuazione: la decisione di agire a novembre sembra essere già stata presa.


Fonte: Intesa San Paolo Spa

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