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Il Punto: La manovra di bilancio italiana è andata incontro a una prima “bocciatura”

Italia: Come prevedibile, la manovra di bilancio italiana è andata incontro a una prima “bocciatura” da parte della Commissione Europea. I tempi di una eventuale procedura sono lenti. …

a cura dell’ Ufficio Studi Banca Intesa SanPaolo


Nel frattempo, il fronte più “caldo” sarà quello del confronto con i mercati finanziari, e con le agenzie di rating. Aiuterà il fatto che l’offerta netta di titoli di Stato è particolarmente leggera fino a fine anno.

Come ampiamente prevedibile, la risposta del governo italiano alle osservazioni sulla manovra del vice presidente Dombrovskis e del Commissario agli Affari Economici Moscovici non ha soddisfatto la Commissione.

Nella missiva, di lunedì 22 ottobre, il ministro Tria osservava che:

▪ per quanto riguarda il sentiero del saldo strutturale, l’esecutivo riconosce di aver scelto un’impostazione non in linea con le norme applicative del Patto di Stabilità e Crescita, con l’obiettivo di riportare quanto prima il PIL ai livelli pre-crisi;

il Governo si impegna a riprendere un sentiero di miglioramento del saldo a partire dal 2022 (anticipando tale percorso in caso di ritorno del PIL ai livelli pre-crisi prima del previsto);

▪ in merito alla “regola del debito”, il Governo conta su un calo significativo del rapporto debito/PIL proprio grazie a un denominatore più dinamico;

▪ infine, per ciò che concerne la mancata validazione delle previsioni macroeconomiche programmatiche da parte dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio, il Governo nota che la normativa italiana (sinora non contestata dalla Commissione) prevede che l’esecutivo sia tenuto o ad adeguarsi alle previsioni dell’UPB o a spiegare le ragioni che lo inducono a tale scostamento, come fatto in Parlamento.

Inoltre, la lettera precisava che:

▪ la valutazione dell’impatto della manovra sulla crescita è in linea con le stime usuali dei moltiplicatori di bilancio (circa 0,5);

▪ il programma di rilancio degli investimenti pubblici avverrà non soltanto tramite un aumento della dotazione finanziaria, ma anche attraverso l’istituzione di una centrale di supporto alla progettazione, e la semplificazione del Codice degli appalti;

▪ in merito ai rischi al rialzo sulla spesa per interessi, il Governo fa notare come il quadro programmatico proietti un livello dei rendimenti sui titoli di Stato più elevato rispetto allo scenario tendenziale validato dall’UPB.

Infine, il Governo, qualora i rapporti debito/PIL e deficit/PIL non dovessero evolvere in linea con quanto programmato, si impegnava a “intervenire adottando tutte le necessarie misure affinché gli obiettivi indicato siano rigorosamente rispettati”.

A stretto giro di posta (il giorno successivo), la Commissione europea ha pubblicato il suo parere formale sul Documento Programmatico di Bilancio inviato dall’Italia, accompagnato da una conferenza-stampa del vice presidente Dombrovskis e del Commissario agli Affari Economici Moscovici.

La decisione (senza precedenti nella storia del Patto di Stabilità e Crescita) è una sostanziale “bocciatura” della manovra, ovvero la richiesta di presentare una nuova versione del DPB entro tre settimane.

Le argomentazioni sono quelle già più volte ricordate nel fitto carteggio recente intervenuto tra Bruxelles e Roma: agli “sforamenti” su regola dell’aggiustamento strutturale, della spesa e del debito relativamente al 2019 (oltre alla mancata validazione del quadro macroeconomico programmatico da parte dell’UPB), si aggiunge il non pieno rispetto delle deliberazioni del Consiglio anche con riferimento all’anno in corso.

Il documento ha ricordato inoltre l’ampia flessibilità concessa all’Italia negli ultimi anni (30 miliardi nel periodo 2015-18), e che il nostro Paese è il secondo maggior beneficiario del “Piano Juncker”, nonché dei fondi strutturali europei.

Come detto, il Governo ha tempo tre settimane per presentare una nuova versione del DPB (dunque, entro il 13 novembre).

Nel frattempo, arriveranno l’8 novembre le nuove stime macroeconomiche della Commissione. Il 21 novembre è in calendario la riunione del collegio dei commissari che precede la diffusione del parere formale sulle manovre di bilancio di tutti i Paesi dell’Unione, che dovrà poi essere discusso dai ministri delle Finanze nell’Eurogruppo del 3-4 dicembre.

Nel caso in cui il Governo confermasse l’impianto della manovra, e dal percorso parlamentare non emergano sostanziali modifiche, non è da escludere l’apertura di una procedura formale di infrazione, verosimilmente per debito eccessivo (anche in questo caso, sarebbe una decisione senza precedenti).

La procedura prevede che la Commissione prima prepari un nuovo rapporto sull’evoluzione del debito ex articolo 126.3 dei Trattati, poi invii una raccomandazione al Consiglio; quest’ultimo chiederebbe successivamente all’Italia misure di aggiustamento da adottare nel giro di sei mesi.

Nel caso in cui anche questa ultima richiesta di cambiamento non venisse colta, l’ultimo passo potrebbe essere la richiesta di sanzioni da parte della Commissione, che sarebbe approvata dal Consiglio automaticamente salvo la presenza contraria di una maggioranza dei Paesi membri.

I tempi dell’intera procedura dipendono dalla volontà politica da parte non solo della Commissione ma anche del Consiglio. In teoria, la tempistica “tecnica” permetterebbe di aprire una procedura anche entro fine anno, o nei primi mesi del 2019. In pratica, i tempi potrebbero essere più lunghi: una eventuale procedura potrebbe essere aperta verosimilmente nella prossima primavera, e concludersi solo nell’autunno 2019.

Nel frattempo, il fronte più “caldo” sarà quello del confronto con i mercati finanziari, e con le agenzie di rating.

Nel brevissimo termine, aiuterà il fatto che l’offerta netta di titoli di Stato è particolarmente leggera fino a fine anno (stimiamo emissioni nette di titoli a medio/lungo temine, al netto degli acquisti BCE, sostanzialmente nulle a novembre e negative a dicembre).

Come da attese, la riunione del consiglio direttivo BCE del 25 ottobre è stata del tutto interlocutoria.

Non sono emerse novità né sulla politica dei reinvestimenti, né su una eventuale estensione della piena allocazione.

Anche il giudizio sui rischi per la previsione è immutato, nonostante i dati negativi e le tensioni sul debito italiano.

Dalla riunione del 25 ottobre del consiglio direttivo BCE non sono emerse né decisioni né indicazioni di rilievo.

La comunicazione sui tassi e reinvestimenti è stata confermata nella formulazione di settembre scorso. Il comunicato ribadisce, inoltre, che l’APP verrà concluso a fine anno e, durante la conferenza stampa, Draghi ha sottolineato che non è mai stata ipotizzata una possibile estensione.

Nessuna novità nemmeno sulla politica di reinvestimento, né sulla durata dei riacquisti dopo il primo rialzo dei tassi.

Al centro del dibattito vi è stato sicuramente l’andamento in parte più debole delle attese dei dati economici.

Tuttavia, il Consiglio non ha rivisto la valutazione circa bilanciata dei rischi per lo scenario di moderata espansione e graduale ritorno dei prezzi al target nel medio periodo.

Draghi ha spiegato che l’andamento dei dati potrebbe essere in parte distorto da fattori idiosincratici quali il rallentamento delle vendite di auto in Germania (per effetto dell’entrata in vigore di una nuova normativa sui gas di scarico).

Restano, inoltre, incertezze sul quadro globale e su possibili aumenti indesiderati della volatilità sui mercati.

Ma la BCE deciderà a dicembre con le nuove previsioni alla mano e più informazioni dai dati se rivedere la valutazione dei rischi.

Draghi ha però sottolineato che se anche il rallentamento recente dovesse essere confermato si tratterebbe solo di un ritorno della crescita al potenziale (più rapidamente del previsto) dopo diversi trimestri di espansione assai solida.

L’impressione è che il Consiglio non voglia modificare il processo di normalizzazione e che speri ancora di poter avviare un ciclo di rialzi moderato da settembre prossimo.

L’Italia è stata oggetto di molte domande dei giornalisti. Draghi ha detto di essere personalmente convinto “che un accordo sarà trovato.

Tuttavia, ha anche sottolineato che il differenziale fra Grecia e Italia si è ristretto nonostante la BCE stia comprando soltanto titoli italiani, e che questo dipende dall’offerta netta relativa.

Inoltre, il Presidente della BCE ha detto che la strada migliore per evitare che insorgano problemi nel sistema bancario italiano include due elementi:

“prima di tutto, abbassare i toni e non mettere in discussione il quadro fondativo dell’euro;

in secondo luogo, ridurre lo spread, cioè adottare politiche che riducano lo spread”

Infine, ha ricordato che ci sono misure a disposizione di singoli paesi che la BCE può attivare, nello specifico le OMT, ma che esse richiedono un programma ESM e un giudizio del consiglio direttivo che il programma non comprometta la stabilità monetaria dell’Eurozona nel suo complesso.

Quindi, di nuovo, politiche coerenti con le regole europee.

Fonte: BondWorld.it

 

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