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Il Punto: La riunione del FOMC di novembre probabilmente aprirà un nuovo programma di stimolo quantitativo

- AMERICA

Il programma dovrebbe essere meno ampio e più flessibile di quello del 2009. Probabile anche una formulazione diversa,…..


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più esplicita della guida sul sentiero dei tassi, condizionato al rialzo dell’inflazione. Gli effetti dovrebbero essere una riduzione dei tassi su tuttele scadenze, ma lo stimolo alla crescita dovrebbe essere modesto.

La riunione del FOMC del 2-3 novembre dovrebbe offrire due novità principali. 1) Il Comitato probabilmente delibererà l’apertura di un nuovo programma di stimolo monetario quantitativo giustificato da un livello di inflazione eccessivamente lontano dalla definizione di stabilità dei prezzi e da un tasso di disoccupazione troppo elevato, determinato da una carenza di domanda. 2) Anche la formulazione del comunicato nella parte relativa alla guida sul sentiero dei tassi di interesse potrebbe essere modificato.

1) Un nuovo programma di stimolo quantitativo graduale: dimensione, tempi, metodi.

L’obiettivo del nuovo programma è diverso da quello del 2009, che mirava ad affrontare una fase di emergenza. Oggi, l’obiettivo è quello di stimolare la domanda aggregata, in una fase di ripresa modesta, rallentamento intra-ciclico ed eccesso di risorse inutilizzate, attraverso rendimenti a lungo termine più bassi. Il modus operandi quindi dovrebbe essere analogo a quello adottato in tempi “normali”, non in fase di emergenza da crisi finanziaria. Questo punto cruciale dovrebbe determinare l’annuncio di un programma di acquisti non gigantesco, e soprattutto graduale, da ampliare eventualmente in riunioni successive a seconda degli sviluppi congiunturali. Il punto centrale è il seguente: la Fed non ha più lo strumento dei tassi a breve, ma ha quello degli acquisti di titoli. In tempi normali, nuovo stimolo monetario equivaleva a una riduzione dei fed funds, di 25, 50 o raramente 75pb alla volta. Oggi, la Fed potrebbe voler replicare questo schema con “unità” di acquisti nell’ordine di qualche centinaio di miliardi di dollari. Dudley (NY Fed) ha detto che si può assimilare un acquisto di circa 500 miliardi di dollari di Treasuries a un taglio dei fed funds compreso fra 50 e 75pb, in termini di effetti sui rendimenti a lungo termine e sull’economia. Il modello FRB/US dell’economia mostra che un taglio dei fed funds di 100pb avrebbe un effetto di riduzione di rendimenti a 10 anni di -30pb dopo 1 anno e di -50pb dopo due, con un conseguente calo cumulato dopo 2 anni della disoccupazione di -0,7pp, e un aumento del PIL di 1,7pp e del CPI di 0,6pp. Secondo stime della NY Fed basate sul programma di acquisti del 2009, ogni 100 miliardi di acquisti di titoli con scadenza (o equivalenti) a 10 anni ha ridotto i rendimenti a 10 anni in un intervallo compreso fra 4,75 e 10,25pb, a seconda del modello adottato. Le stime sono circa in linea con quanto indicato da Dudley. Il programma quindi potrebbe indicare acquisti vicini a 500 miliardi di dollari da rivedere alla riunione di fine gennaio sulla base dell’evidenza congiunturale. Un elemento contrario all’annuncio di un ammontare molto elevato è che indagini condotte dalla Fed mostrano che agli annunci di programmi del passato il mercato si aspettava che l’intero ammontare venisse acquistato, considerandolo un “impegno” sul totale da parte della Fed. Gli effetti su tassi e crescita saranno modesti.

2) Per quanto riguarda la comunicazione, l’impegno a mantenere i tassi fermi per un periodo esteso, adottato da marzo 2009, potrebbe essere ora condizionato al ritorno dell’inflazione su livelli coerenti con la stabilità dei prezzi, come ha fatto la BoJ a inizio ottobre. Il Comitato sicuramente discuterà opzioni più “rivoluzionarie”, come l’introduzione di un obiettivo esplicito sull’inflazione o l’alternativa anche più radicale di un obiettivo sull’indice dei prezzi. Tuttavia ci sembra più probabile un condizionamento della politica monetaria a un rientro dell’inflazione sui livelli desiderati che l’introduzione di obiettivi espliciti, con complicazioni collaterali di tipo politico e di comunicazione al pubblico. La Fed dà già un obiettivo implicito di inflazione nelle proprie previsioni macroeconomiche, con il deflatore core fra 1,7 e 2%. Le ultime previsioni vedono il PCE core fra 1 e 1,5% a/a nel 2012. Già questo, senza eventuali revisioni verso il basso, segnalerebbe tassi fermi fino a tutto il 2012. I future sui fed funds vedono rialzi già da fine 2011: la nuova comunicazione avrebbe perciò conseguenze per le aspettative sui fed funds.


Fonte: Intesa San Paolo Spa

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