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Il Punto : L’inflazione USA deve ancora peggiorare prima di migliorare

Il Punto : L’inflazione USA deve ancora peggiorare prima di migliorare. Il CPI di ottobre ha deluso le aspettative di moderazione della dinamica dei prezzi in tempi brevi, con un balzo dell’inflazione core a 4,6% a/a, massimo dal 1990.

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Dai dati emerge una rotazione di fattori dietro alla variazione dei prezzi, potenzialmente preoccupante per lo scenario inflazionistico dei prossimi trimestri.

– Il CPI a ottobre ha registrato una riaccelerazione dopo tre mesi di relativa moderazione, con un aumento di 0,9% m/m (6,2% a/a). Al rialzo hanno contribuito l’energia (4,8% m/m, 30% a/a) e gli alimentari (0,9% m/m, 5,3% a/a), ma non solo. Infatti, il trend del CPI core è riaccelerato, con un incremento di 0,6% m/m (4,6% a/a), dopo 0,2% m/m di settembre.

L’inflazione core ha contributi positivi dalla maggior parte dei comparti (abitazione, sanità, auto nuove e usate, ricreazione), con qualche limitato freno da tariffe aeree e bevande alcoliche. I prezzi dei beni core sono in rialzo di 1% m/m (8,4% a/a), mentre i servizi ex-energia aumentano di 0,4% m/m (3,2% a/a). I dati di ottobre ridimensionano le aspettative di ripiegamento della dinamica inflazionistica, perché segnalano che alla normalizzazione estiva dei prezzi collegata alla riapertura delle attività post-COVID, segue ora una nuova fase, più pericolosa.

– Il primo elemento di preoccupazione viene dall’accelerazione della componente abitazione di residenza, che sta iniziando a incorporare le spinte derivanti dalla scarsità di case e dei forti rialzi dei prezzi. A ottobre, gli affitti e gli affitti figurativi nel CPI hanno registrato variazioni di 0,4% m/m. Sul fronte degli affitti, il tasso di immobili disponibili per la locazione è sui minimi dal 1984, mentre la domanda di unità in affitto è spinta dalla carenza di case per il primo acquisto, dato che l’offerta di case in vendita si è spostata sulle fasce di dimensione più elevata. Inoltre, il ritorno del lavoro e della scuola in presenza, ha causato dalla primavera un boom di rientri nelle aree urbane, che sta spingendo verso l’alto la domanda e i prezzi.

Una parte di questa svolta sarà una tantum, con un salto del livello degli affitti, ma la carenza di offerta potrebbe portare ulteriori rialzi. Anche per gli affitti figurativi le pressioni sono saldamente al rialzo, alla luce della carenza di scorte e del trend verso l’alto dei prezzi, su massimi storici. Gli affitti e gli affitti figurativi rappresentano complessivamente più del 30% del CPI. Secondo stime di Fannie Mae, il trend attuale dei prezzi delle case implica un contributo rispettivamente di 1,8pp e 2,3pp al CPI e al CPI core a fine 2022. Per il deflatore, che ha pesi dell’abitazione più contenuti rispetto al CPI, la previsione è di un contributo di circa 1pp alla variazione del deflatore core a fine 2022.

– Il secondo fattore emerso nei dati di inflazione degli ultimi due mesi, cioè la diffusione dei rialzi a tutti i comparti e non solo a quelli colpiti da COVID, era un rischio meno scontato. La recente riaccelerazione della dinamica dei prezzi diffusa sembra non tanto ricollegabile prevalentemente all’aggiustamento post-COVID e alla riapertura delle attività, quanto al probabile effetto della scarsità di manodopera e delle strozzature all’offerta.

Questo sviluppo è supportato da diversi indicatori. In particolare, l’inflazione mediana e la media troncata sono in forte rialzo, e segnalano che non sono pochi outlier a trainare l’inflazione verso l’alto. Inoltre, i pesi del CPI sono ormai praticamente allineati a quelli del COVID CPI core stimato da A. Cavallo e la differenza fra le variazioni dei due indici si sta azzerando.

– In conclusione, le informazioni del CPI di ottobre confermano che il capitolo COVID e la sua influenza sull’inflazione sono in larga misura fenomeni transitori, in linea con le aspettative della Fed e del consenso. L’effetto confronto con il 2020 e la normalizzazione dei prezzi che hanno subito l’impatto di COVID implicano che il picco dell’inflazione in quei comparti dovuto alla pandemia è probabilmente raggiunto. Ma nel frattempo, sono emersi rischi più duraturi verso l’alto, collegati all’abitazione (in seguito alla trasmissione del boom dei prezzi delle case e alla scarsità di manodopera nell’ospitalità) e alla persistenza delle strozzature all’offerta, come testimoniato dai prezzi delle auto e dalla diffusione dei rialzi alla maggior parte delle voci dell’indice.

Le indagini delle imprese, i prezzi alla produzione, le difficoltà della distribuzione a livello mondiale e l’eccesso di domanda sul mercato del lavoro mantengono elevati i rischi per l’inflazione nella prima metà del 2022. La persistenza di rialzi elevati spinge in avanti il momento della svolta verso il basso dell’inflazione: il sentiero attuale vede l’inflazione ancora oltre il 5% a/a a marzo 2022 e intorno al 3% a/a a metà dell’anno prossimo, con il passaggio al di sotto del 2%, per via degli effetti confronto, solo in autunno.

Fonte: BondWorld.it

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