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- AMERICA NEW YORK

Il Punto : Nessuna novità da Bernanke

Nessuna novità da Bernanke, ma la ripresa del Supplementary Financing Program del Tesoro drenerà 200 miliardi di riserve dal passivo della Fed nei prossimi 2 mesi.

Gli ultimi dati sul ciclo europeo non appaiono rassicuranti circa il consolidamento della ripresa……

 

_ Bernanke, presentando il Monetary Policy Report in Congresso, non ha modificato il suo quadro dell’economia e della politica monetaria. Le prospettive congiunturali di una ripresa appena iniziata giustificano il mantenimento di tassi eccezionalmente bassi “per un periodo esteso”. Ripetere questa indicazione a fine febbraio rende probabile che venga mantenuta anche alla prossima riunione (16-17 marzo), nonostante il dissenso di una frangia di presidenti di Fed regionali. Se il linguaggio non viene modificato, risulta improbabile che la svolta sui tassi avvenga prima della fine del 3° trimestre. Sulla strategia di uscita, Bernanke ha ribadito quanto emerso nelle settimane scorse, indicando che gli strumenti centrali sono la riduzione delle riserve in eccesso, attraverso operazioni di drenaggio e depositi a termine, e l’interesse pagato sulle riserve. Nel testo del Monetary Policy Report, fra gli strumenti disponibili per controllare il bilancio, si include il Supplementary Financing Program (SFP) del Tesoro, definendolo “non un elemento necessario”.

 

Sorprendentemente, però, il 23 febbraio il Tesoro USA aveva annunciato in sordina (con un comunicato di 5 righe) una ripresa di attività del SFP, con l’indicazione che entro due mesi il programma dovrebbe tornare sui livelli del 2009, a 200 miliardi, dagli attuali 5 miliardi. Il SFP consiste nell’emissione di T-bills da parte del Tesoro e nell’accredito dei proventi su un conto presso la Fed, ed era stato istituito a settembre 2008 in concomitanza con gli interventi straordinari della Fed nel pieno della crisi. In autunno 2009, il Tesoro aveva lasciato scadere i titoli e praticamente azzerato il conto collegato all’SFP per evitare di sfondare il tetto sul debito federale. Recentemente, il Congresso ha provveduto ad alzare il limite sul debito di 1,9 tln di dollari, portandolo a 14,3 tln. La ripresa del SFP porterebbe, nel giro di 2 mesi, a una ricomposizione del passivo della Fed, “spostando” 200 miliardi dalle riserve delle banche al conto del Tesoro, sempre che la Fed non sterilizzi gli effetti di drenaggio. Questo drenaggio di riserve avviene senza modificare l’ammontare di titoli nell’attivo della Fed, come invece avverrebbe con una normale operazione di drenaggio, perché i titoli immessi sul mercato sono di nuova emissione. Se la Fed non sterilizzerà gli effetti del SFP, entro 2 mesi le riserve in eccesso, pari ora a circa 1,1 tln di dollari, scenderanno di 200 miliardi di dollari, iniziando più velocemente del previsto il processo di uscita.

 

_ Gli ultimi dati sul ciclo europeo non appaiono rassicuranti circa il consolidamento della ripresa. Il principale rischio per la congiuntura non deriva tanto dal caso della Grecia (anzi il deprezzamento dell’euro provocato dalla crisi ha effetti positivi sull’export), ma dal fatto che il rimbalzo produttivo nell’industria, guidato dal ciclo delle scorte nel settore automobilistico, pare già esaurirsi prima che il testimone sia passato a una “genuina” ripresa della domanda finale. Nell’ultima settimana si sono moltiplicati i segnali non incoraggianti per quanto riguarda i consumi delle famiglie. In Germania e Italia i consumi, che erano rimasti stagnanti(specie se depurati dall’effetto-incentivi) nel secondo semestre 2009, non sembrano aver cambiato tendenza a inizio 2010, visto il calo della fiducia dei consumatori e le indicazioni assai deboli giunte dalle imprese del commercio al dettaglio. L’assestamento in atto nelle economie più colpite dalla crisi (Spagna, Irlanda, Grecia) impedirà una ripresa dei consumi in quei Paesi ancora a lungo. L’unico Paese in cui la domanda interna aveva mostrato un’ottima tenuta a fine 2009, la Francia, ha subito all’inizio del nuovo anno un calo sia delle vendite al dettaglio che del morale delle famiglie. Insomma, complice l’impatto delle condizioni meteorologiche sui già fragili settori del commercio e delle costruzioni, il PIL dell’eurozona, dopo essere cresciuto a stento a fine 2009, nel trimestre in corso dovrebbe risultare nella migliore delle ipotesi poco più che stagnante. Mentre l’impatto addizionale da alcuni fattori di supporto (le politiche economiche e il ciclo delle scorte) sta cominciando a diminuire, l’unico traino alla crescita (che verosimilmente sosterrà il ciclo almeno per tutto il 2010) resta la domanda estera, in particolare dall’Asia. Troppo poco per crescere al di sopra dell’1% nel 2010 (anzi sembrano aumentati i rischi verso il basso sulla nostra già cauta previsione).


Certificazione degli analisti

Gli analisti finanziari che hanno predisposto la presente ricerca, i cui nomi e ruoli sono riportati nella prima pagina del documento dichiarano che:

  1. Le opinioni espresse sulle società citate nel documento riflettono accuratamente l’opinione personale, indipendente, equa ed equilibrata degli analisti;

  2. Non è stato e non verrà ricevuto alcun compenso diretto o indiretto in cambio delle opinioni espresse.

Comunicazioni importanti

La presente pubblicazione è stata redatta da Intesa Sanpaolo S.p.A. Le informazioni qui contenute sono state ricavate da fonti ritenute da Intesa Sanpaolo S.p.A. affidabili, ma non sono necessariamente complete, e l’accuratezza delle stesse non può essere in alcun modo garantita. La presente pubblicazione viene a Voi fornita per meri fini di informazione ed illustrazione, ed a titolo meramente indicativo, non costituendo pertanto la stessa in alcun modo una proposta di conclusione di contratto o una sollecitazione all’acquisto o alla vendita di qualsiasi strumento finanziario. Il documento può essere riprodotto in tutto o in parte solo citando il nome Intesa Sanpaolo S.p.A.

La presente pubblicazione non si propone di sostituire il giudizio personale dei soggetti ai quali si rivolge. Intesa Sanpaolo S.p.A. E le rispettive controllate e/o qualsiasi altro soggetto ad esse collegato hanno la facoltà di agire in base a/ovvero di servirsi di qualsiasi materiale sopra esposto e/o di qualsiasi informazione a cui tale materiale si ispira prima che lo stesso venga pubblicato e messo a disposizione della clientela. Intesa Sanpaolo S.p.A. e le rispettive controllate e/o qualsiasi altro soggetto ad esse collegato possono occasionalmente assumere posizioni lunghe o corte nei summenzionati prodotti finanziari.

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I market mover della settimana

 

Nell’area euro sono in calendario i primi indici di fiducia riferiti al mese di febbraio. Ci aspettiamo

che l’indice ZEW tedesco (martedì) e la stima flash sui PMI area euro (venerdì) possano mostrare

un minor ottimismo circa le prospettive dell’economia. Viceversa, la fiducia delle imprese francesi

dovrebbe continuare a migliorare, sia pure a un ritmo inferiore rispetto a gennaio.

La settimana è densa di dati ed eventi negli Stati Uniti. La pubblicazione dei verbali della riunione

FOMC confermerà le indicazioni per l’exit strategy contenute nel testo dell’audizione di Bernanke, e potrebbe mostrare opinioni divergenti sui tempi. Le prime indagini di febbraio dovrebbero mostrare ulteriore espansione del settore manifatturiero; per la produzione industriale di gennaio prevediamo una dinamica molto sostenuta, spinta anche dal settore manifatturiero. I prezzi di gennaio (import, CPI, PPI) dovrebbero registrare un’accelerazione spinta anche dall’energia. I cantieri a gennaio dovrebbero recuperare solo in parte il calo di dicembre.

 

Lunedì 15 febbraio

Giappone

_ Il PIL del 4° trimestre dovrebbe essere cresciuto dello 0,8% t/t, dopo il +0,3% t/t nel trimestre precedente. I consumi dovrebbero essere aumentati dello 0,4% t/t (contributo: +0,2 pp), spinti anche dagli incentivi fiscali. Gran parte della crescita dovrebbe essere legata al canale estero (contributo: +0,7 pp), che ha visto una forte accelerazione della dinamica dell’export verso l’Asia. Le scorte dovrebbero aver contribuito marginalmente alla crescita (+0,1 pp).

Ancora negativi gli investimenti fissi delle imprese (-1% t/t) che restano frenati dall’ampia capacità produttiva inutilizzata. La spesa pubblica, sia per consumi sia per investimenti, dovrebbe avere contribuito negativamente alla crescita complessiva, e una ripresa per questa componente si dovrebbe vedere nei prossimi trimestri, con l’implementazione del pacchetto di stimolo del nuovo governo.

 

Martedì 16 febbraio

Area euro

_ Germania. L’indice ZEW, che misura la fiducia di analisti e investitori istituzionali sulle prospettive a 6 mesi dell’economia tedesca, dovrebbe continuare a mostrare minor ottimismo a febbraio, a 42 da 47,2 precedente. Il minor pessimismo potrebbe essere dovuto alle turbolenze in atto nel periodo di rilevazione all’interno dell’area dell’euro. L’indice calerebbe per il quarto mese consecutivo ma rimarrebbe ampiamente improntato a un miglioramento delle prospettive per l’economia tedesca. Viceversa, la valutazione circa la situazione corrente resta assai depressa ed è attesa migliorare a -50 a febbraio da -56,6 precedente, e mantiene ampi margini di miglioramento per i prossimi mesi.

Stati Uniti

_ L’indagine Empire di febbraio dovrebbe continuare il recupero dopo il crollo registrato a dicembre (a 4,5 dal picco di 33,44 di ottobre). L’indice dovrebbe salire a 19 da 15,92 di gennaio. Le indagini hanno dato indicazioni contrastanti a gennaio con un forte aumento dell’ISM e un calo del Philly Fed. L’apertura del gap con l’ISM dovrebbe chiudersi con un rialzo dell’Empire e prevalere sulle indicazioni negative del Philly Fed, anche alla luce del livello basso dell’Empire dopo il crollo di dicembre, non giustificato dall’andamento del settore manifatturiero. Rischi verso il basso sulla previsione vengono dalle condizioni climatiche straordinariamente avverse di gennaio sulla costa Est e sull’area coperta dall’indagine. La componente occupazione dovrebbe ulteriormente migliorare anche alla luce dei dati positivi dell’employment report nel mese di gennaio.

 

_ L’indice di fiducia dei costruttori NAHB a febbraio dovrebbe stabilizzarsi a 15, dopo due mesi

consecutivi in calo. Il mercato delle costruzioni residenziali potrebbe tornare ad avere una ripresa a ridosso della scadenza degli incentivi fiscali ad aprile

 

Mercoledì 17 febbraio

Stati Uniti

_ I prezzi all’import dovrebbero essere in aumento dell’1% m/m a gennaio (+10,6% a/a), spinti dall’aumento del prezzo del petrolio registrato nella prima parte del mese. Il rafforzamento del dollaro nel mese dovrebbe permettere un rallentamento della dinamica dei prezzi al netto del petrolio da +0,5% m/m di dicembre.

_ I nuovi cantieri a gennaio dovrebbero aumentare del 2,5% m/m, salendo a 570 mila da 557 mila di dicembre. Il trend dei cantieri è modestamente negativo e gennaio non dovrebbe recuperare completamente il calo visto a dicembre, anche per via di effetti climatici avversi, più intensi rispetto a quanto visto a dicembre. Gli occupati nel settore costruzioni hanno registrato un netto peggioramento a dicembre, dando indicazioni negative per i cantieri. Le nuove licenze dovrebbero essere in calo dell’8% m/m (dopo +10,9% m/m a dicembre) a 600 mila (da 653 mila).

_ La produzione industriale a gennaio dovrebbe essere aumentata dell’1% m/m, dopo +0,6% m/m a dicembre. Il settore manifatturiero dovrebbe riprendere dopo una contrazione di -0,1% m/m a dicembre. Le ore lavorate nell’industria sono aumentate dello 0,8% m/m e dello 0,7% m/m nel settore manifatturiero. Con l’effetto base del fortissimo 4° trimestre, il 2010 si apre in modo molto positivo, anche se gli effetti del clima avverso di febbraio dovrebbero portare a un’inversione temporanea di tendenza. Nel 1° trimestre, con la variazione attesa per gennaio, la produzione industriale registrerebbe un aumento dell’1,72% t/t (con febbraio e marzo invariati), dopo +1,69% t/t del 4° trimestre 2009. L’utilizzo della capacità produttiva dovrebbe salire a 73% da 72 di dicembre

_ La pubblicazione dei verbali della riunione del FOMC di fine gennaio diventa un evento meno rilevante dopo la diffusione del testo dell’audizione di Bernanke con le indicazioni per l’exit strategy. Informazioni ulteriori che possono emergere dai verbali sull’exit strategy riguardano la dispersione delle opinioni all’interno del Comitato su modi e tempi dell’uscita: probabilmente ci sono divergenze su entrambi i punti, soprattutto fra una fascia di presidenti e i membri del Board. Inoltre, i verbali daranno le nuove proiezioni macroeconomiche, che non dovrebbero comunque cambiare il quadro della politica monetaria per i prossimi trimestri.

 

Giovedì 18 febbraio

Stati Uniti

_ Il PPI a gennaio dovrebbe essere aumentato dello 0,8% m/m, con aumenti trainati da alimentari ed energia. Il PPI core dovrebbe aumentare dello 0,1% m/m. Gli indici dei prezzi, sia al consumo sia alla produzione, hanno registrato ampie variazioni nel settore auto: nel PPI leauto hanno registrato un aumento dello 0,3% m/m e a gennaio la variazione dovrebbe essere più contenuta. L’energia dovrebbe aumentare del 3,5% m/m, mentre la variazione per glialimentari dovrebbe essere più contenuta che a dicembre (+1,4% m/m), ma sostenuta da condizioni climatiche avverse.

_ L’indice della Philadelphia Fed a febbraio dovrebbe salire a 17 da 15,2 di gennaio. Il forte aumento dell’ISM a gennaio, a fronte di una correzione del Philly Fed, indicherebbe un recupero più consistente del Philly Fed a febbraio, ma lo spaccato dell’indagine a gennaio era debole (ordini a 3,2) e le condizioni climatiche nella regione dall’inizio di febbraio ad oggi sono state particolarmente negative.

 

Venerdì 19 febbraio

Area euro

_ Francia. L’indice sintetico dell’INSEE è stimato ancora in aumento a febbraio, anche se il ritmo di incremento potrebbe essere inferiore a quello registrato a gennaio. Stimiamo l’INSEE a 93 da 92 precedente. L’ulteriore miglioramento sarebbe coerente con le indicazioni venute da indici di fiducia analoghi come survey della Banca di Francia e PMI manifatturiero. L’industria francese sembra uscire dalla recessione in condizioni migliori rispetto a quella italiana e tedesca.

_ La stima flash per il mese di febbraio degli indici PMI potrebbe vedere per il secondo mese un arretramento nel settore dei servizi (a 52,3 da 52,6) e viceversa un ulteriore incremento nel comparto manifatturiero (a 52,7 da 52,4). L’indice composito è atteso calare a 53,5 da 53,7.

In sostanza, il livello del PMI è ancora coerente con ritmi di crescita dell’ordine di 0,3/0,4% t/t, ma l’andamento recente delle survey (specie nel settore dei servizi, più sensibile all’anemicadomanda interna rispetto a un manifatturiero maggiormente trainato dal rimbalzo delladomanda mondiale) segnala che la ripresa potrebbe perdere slancio con il passare dei mesi nelcorso del 2010.

Stati Uniti

_ Il CPI a gennaio dovrebbe aumentare dello 0,3% m/m; l’indice core dovrebbe registrare un aumento dello 0,2% m/m. L’energia dovrebbe registrare un aumento dell’1,3% m/m. I prezzi dell’abbigliamento dovrebbero restare sul trend negativo degli ultimi mesi, ma si dovrebbero registrare variazioni consistenti per i servizi medici, i trasporti e i servizi erogati a livello statale.

La variazione tendenziale dell’indice headline dovrebbe scendere a 2,6% da 2,7% a/a di dicembre, mentre per l’indice core l’inflazione dovrebbe passare da 1,8% a/a di dicembre a 1,7% a/a a gennaio.

 

Appendice

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(1) Le opinioni espresse sulle società citate nel documento riflettono accuratamente l’opinione personale, indipendente, equa ed equilibrata degli analisti;

(2) Non è stato e non verrà ricevuto alcun compenso diretto o indiretto in cambio delle opinioni espresse.

 

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