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Il Punto : Nuove proposte per aiutare i paesi finanziariamente fragili

Il Punto : In vista del prossimo Eurogruppo, sono apparse nuove proposte per aiutare i paesi finanziariamente fragili a sopportare l’impatto della crisi legata alla Covid-19………..

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In effetti, si profila un notevole aumento del disavanzo pubblico nell’Eurozona: circa 400 miliardi in più nel 2020 rispetto al 2019, e pochi paesi ci arrivano con un basso livello del debito pubblico.

La proposta della Commissione Europea potrebbe dare un contributo non marginale ad affrontare l’emergenza, se attuata rapidamente. La Commissione ha anche sollecitato a usare il prossimo bilancio pluriennale per un piano di rilancio dell’economia.

Tuttavia, la misura più importante nel medio termine potrebbe continuare ad essere il massiccio acquisto di titoli attuato dall’Eurosistema. Né dovrebbe essere sottovalutato il contributo che potrebbe arrivare da una linea di credit del MES utilizzabile anche per acquisti sul mercato primario.

– In vista della riunione dell’Eurogruppo del 7 aprile, la Commissione Europea ha presentato il meccanismo SURE (Support to mitigate Unemployment Risks in an Emergency). SURE fornirà assistenza finanziaria, sotto forma di prestiti agli Stati membri, a fronte di significativi incrementi della spesa finalizzata a preservare l’occupazione con programmi di riduzione delle ore lavorate (short-time work schemes) o “meccanismi analoghi introdotti per i lavoratori autonomi”.

Il budget previsto è di EUR 100 miliardi, ed è strettamente legato a misure connesse alla Covid-19. SURE sarà alimentato da emissioni obbligazionarie della Commissione Europea, che saranno servite dal flusso di rimborsi e pagamenti di interessi sui prestiti concessi agli Stati membri. Questi ultimi saranno assistiti da garanzie volontarie degli Stati membri, e il programma non partirà fino a quando tutti gli Stati non avranno concesso la garanzia. La garanzia minima prevista dovrebbe coprire il 25% del volume massimo previsto per la facility.

– Non si tratta dell’unica iniziativa sul tavolo. La Francia ha proposto di creare un fondo temporaneo (che potrebbe essere agganciato a qualche istituzione esistente per velocizzare il processo) che emetta obbligazioni garantite dagli Stati membri per finanziare parte dello sforzo fiscale reso necessario dall’epidemia. Il servizio del debito sarebbe coperto dall’attribuzione di una quota delle entrate fiscali future o da un’imposta specifica di solidarietà, anch’essa transitoria.

La transitorietà del programma è prevista per rendere l’ipotesi più digeribile ai paesi più ostili all’ipotesi di condivisione dei rischi. L’Olanda ha proposto un fondo di solidarietà che eroghi aiuti a fondo perduto, ma di 10-20 miliardi. Infine, restano sempre le opzioni di fornire garanzie e aumentare il capitale della BEI per finanziare progetti di investimento, o di offrire linee di credito ESM a condizioni omogenee per tutti (cioè non negoziate caso per caso dopo la richiesta).

– Il meccanismo SURE potrebbe consentire di garantirsi la copertura finanziaria per un paio di mesi di cassa integrazione, se l’allocazione all’Italia fosse in linea con la sua quota del PIL europeo (non è detto che debba essere così).

Tutti i meccanismi, tranne la proposta olandese, comportano comunque un aumento del debito pubblico, anche se la controparte sarebbero entità pubbliche e non investitori privati. Il vantaggio sarebbe costituito da costi di servizio del debito inferiori e più controllabili, oltre che dalla sicurezza del rifinanziamento.

– La ECCL offre una copertura breve (1 anno rinnovabile fino a due), ma consente alla BCE di attivare anche le OMT (cioè un programma BCE di acquisto di titoli di stato dello Stato beneficiario) a supporto del paese richiedente. Inoltre, può prevedere l’attivazione della Primary Market Support Facility, attraverso la quale il MES acquista debito dello Stato membro beneficiario del programma all’emissione, in asta o in sindacato. Il debito così acquisito può essere venduto con la normalizzazione del mercato, ma può anche essere detenuto fino alla scadenza.

Perciò, il supporto potrebbe essere meno transitorio di quanto farebbe pensare la durata della linea di credito, se gli acquisti fossero indirizzati su emissioni a lunga scadenza. Il MES potrebbe anche lanciare una nuova struttura, lo Rapid Financing Instrument (RFI), con accesso proporzionale al contributo di ciascun membro al MES, per finanziare i costi sanitari ed economici della risposta alle emergenze. Naturalmente, in entrambi i casi lo Stato membro dovrebbe conformarsi alle norme fiscali dell’UE e al semestre europeo, al netto di qualsiasi flessibilità applicata dall’UE.

– Le simulazioni sull’impatto della Covid-191 suggeriscono che, già con un solo mese di fermo produttivo, nel 2020 il deficit pubblico aggregato dell’Eurozona potrebbe superare i 500 miliardi di euro, contro i circa 110 previsti prima dell’epidemia; se i mesi di fermo salissero a due si potrebbero aggiungere altri 150 miliardi di euro. Di questo incremento, circa 265 miliardi derivano da misure attive, mentre il resto dipende dagli stabilizzatori automatici.

Nel 2021 il disavanzo scenderebbe a 258 miliardi – comunque ben oltre le proiezioni precedenti il Covid-19. La fase di alti deficit e bassa crescita può peggiorare la posizione relativa dei paesi ad alto debito, più esposti al rischio di rifinanziamento e meno in grado di operare per il rilancio dell’economia. Ciò può mettere a rischio la tenuta del mercato unico, lacerando ulteriormente un tessuto sociale già indebolito dalla crisi del debito nel 2011-13.

– Nessuna delle opzioni ora in discussione potrà dare un contributo risolutivo ai problemi strutturali di eccesso di debito, mai affrontati negli scorsi anni e ora esacerbati a una velocità inaudita dall’epidemia (o, meglio, da un controllo dell’epidemia basato sul fermo delle attività produttive).

La realtà è che, per mitigare l’effetto negativo dell’aumento del debito pubblico sulle prospettive di crescita dei paesi ad alto debito e sulla sostenibilità dell’unione monetaria, non c’è misura che competa con un ulteriore aumento degli acquisti da parte dell’Eurosistema. Il trasferimento di debito pubblico nel bilancio delle banche centrali nazionali sterilizza almeno in parte il maggior costo del debito e ne rende meno aleatorio il rifinanziamento.

– La presidente della Commissione Europea ha anche parlato del prossimo budget pluriennale [MFF] dell’Unione come di un’occasione per lanciare una sorta di piano Marshall per il rilancio2, annunciando di “voler disegnare il MFF in modo che sia una parte cruciale del nostro piano per la ripresa”.

Prima della crisi, gli Stati membri erano divisi fra chi voleva un Multiannual Financial Framework (MFF) ambizioso, e chi voleva ridimensionarlo dopo l’uscita del Regno Unito per evitare di dover accrescere i trasferimenti all’UE. Resta da vedere se la posizione espressa dalla Commissione riflette cambiamenti nella posizione degli Stati precedentemente contrari all’espansione del MFF.

Mercato del lavoro USA: dal pieno impiego a una disoccupazione da profonda recessione nel giro di un solo mese, anche se non si vede ancora il quadro completo dai dati mensili dell’employment report.

Il crollo degli occupati non agricoli di -701 mila e il rialzo del tasso di disoccupazione a 4,4% sono solo la punta dell’iceberg del nuovo mercato del lavoro. Nei prossimi due mesi il tasso di disoccupazione potrebbe avvicinarsi ai massimi degli anni ’20.

– L’employment report di marzo registra una variazione di -701 mila occupati non agricoli dopo 214 mila di febbraio (rivisto da +273 mila) e un rialzo del tasso di disoccupazione a 4,4% da 3,5% di febbraio, la variazione mensile più ampia dal 1975.

I dati mostrano un calo moderato nell’industria (-54 mila) e un crollo nei servizi privati (-659 mila).

Gli occupati non agricoli sono in calo contenuto nel manifatturiero (-18 mila), nell’estrattivo (-6 mila), e in correzione più ampia nelle costruzioni (-29 mila, probabilmente più per una normalizzazione dopo due mesi straordinariamente forti che per Covid-19).

Per quanto riguarda i servizi, circa due terzi della contrazione degli occupati totali sono nel comparto di ospitalità e tempo libero (-459 mila), ma anche nei comparti sanità e assistenza sociale (-43 mila), nel commercio al dettaglio (-46 mila), nei servizi professionali (-52 mila), si registrano ampie flessioni.

Nel settore pubblico prosegue l’aumento di occupati collegati al censimento, con un aumento di 12 mila persone.

Il Census Bureau ha messo in pausa fino al 15 aprile la programmazione del processo di raccolta ed elaborazione dei dati, che tipicamente culmina nei mesi di aprile e maggio, con ampi aumenti di occupati temporanei, in attesa di valutare l’evoluzione dell’impatto dell’epidemia.

L’indagine presso le famiglie registra un calo di occupati di -2,987 mln e una correzione significativa della forza lavoro (-1,633 mln), che ha determinato una correzione del tasso di partecipazione di 0,7 pp a 62,7% e un aumento del tasso di disoccupazione a 4,4%.

L’indagine registra un calo delle ore lavorate di -1,1% m/m, che prelude a un ampio calo della produzione industriale e dell’attività.

Il BLS sottolinea che i dati riflettono l’epidemia di Covid-19 ma è difficile al momento quantificarne l’impatto. Inoltre, si specifica che la definizione di “disoccupato” nell’indagine è modificata rispetto alla norma, perché a marzo doveva essere classificato come disoccupato ogni individuo “assente dal lavoro” per via dell’epidemia, anche se ancora formalmente occupato.

Secondo il BLS anche questa modifica non sarebbe stata sufficiente a registrare tutti gli individui non al lavoro per l’epidemia per problemi di campionamento, e implica probabilmente una sottostima del tasso di disoccupazione di circa 1 pp.

Nell’indagine presso le imprese, gli individui che non percepiscono un salario, anche se ancora parte della forza lavoro di un’impresa, sono contati come non occupati.

Qui sta la probabilmente la differenza fra le informazioni dell’ADP (-23 mila occupati non agricoli privati) e quelle del BLS.

Come noto, la rilevazione dei dati è avvenuta nella settimana conclusa il 14 marzo, solo all’inizio dell’esplosione dell’epidemia di Covid-19 negli USA.

Pertanto, i dati, pur nella loro negatività, sono ancora inadeguati a descrivere il deterioramento del mercato del lavoro avvenuto nella seconda metà del mese scorso, che sarà documentato solo con l’employment report di aprile.

– I nuovi sussidi di disoccupazione, rilevati su base settimanale, sono invece drammaticamente aggiornati. Nella settimana conclusa il 28 marzo, le richieste di nuovi sussidi sono aumentate a 6,648 mln da 3,341 mln della settimana precedente. Il forte aumento rispetto alla settimana conclusa il 21 marzo riflette l’impennata delle richieste in alcuni stati molto popolosi (in particolare California, New York, Florida), che avevano registrato richieste sorprendentemente contenute rispetto all’aumento medio negli altri Stati.

I sussidi esistenti nella settimana conclusa il 21 marzo balzano a 3,029 mln, massimo da luglio 2013. Gli Stati riportano anche questa settimana che la prevalenza dei nuovi sussidi è concentrata nei servizi, in particolare nei settori dell’ospitalità e della ristorazione. Tuttavia, si segnala un‘estensione del rialzo di richieste anche ad altri settori, inclusi il manifatturiero, le costruzioni e il commercio.

Sommando i nuovi sussidi non destagionalizzati delle ultime due settimane ai disoccupati di febbraio (5,76 mln) otteniamo un totale di 14,5 mln, che può essere considerato una stima approssimativa dei disoccupati a fine marzo.

Il rapporto fra questo livello e la forza lavoro di febbraio (con l’ipotesi di partecipazione costante) dà un tasso di disoccupazione di 8,8% a marzo, ben lontano da quanto registrato con l’employment report.

La platea di possibili nuovi disoccupati nel 2° trimestre, come segnalato in una recente nota della St Louis Fed, può andare da 27,3 mln (occupati a febbraio in settori ad elevato contatto con la clientela) a 66,8 mln (occupati in settori non essenziali e che non possono lavorare da casa), con un possibile intervallo di previsione per il tasso di disoccupazione compreso fra il 20 e il 44%, e un valore medio di 32%, ipotizzando un tasso di partecipazione in linea con quello di febbraio.

Il tasso di partecipazione sarà influenzato da diversi fattori nei prossimi mesi. Una spinta verso l’alto deriverà dall’incentivo a richiedere i sussidi (rafforzati con il CARES Act), mentre la percezione di difficoltà a trovare un’altra occupazione potrebbe ridurre la partecipazione.

Inoltre, il numero di disoccupati dipenderà anche dalla decisione delle imprese di fare ricorso ai prestiti sovvenzionati dai pacchetti fiscali vincolati al mantenimento del livello degli occupati. In ogni caso, la previsione è di un tasso di disoccupazione probabilmente fra il 10 e il 15% nel 2° trimestre. I rischi per questa previsione sono verso l’alto.

Il 2° trimestre 2020 dovrebbe quindi registrare un tasso di disoccupazione sui massimi dal periodo fra le due guerre (20,1% nel 1935 e 24,9% nel 1933). In tutti gli episodi del passato, anche i più drammatici come la grande depressione, i balzi della disoccupazione sono avvenuti nell’arco di anni, non di settimane o mesi come nel 2020.

Fonte: BondWorld.it

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