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Il Punto: Nuovi dazi sulla Cina

Dal 24 settembre scattano nuovi dazi del 10% su circa 200 miliardi di importazioni dalla Cina. Soltanto nei prossimi mesi i dati di import-export inizieranno a mostrare gli effetti delle misure……

a cura dell’ Ufficio Studi Banca Intesa

▪ L’ufficio dello U.S. Trade Representative ha comunicato in settimana la lista di prodotti importati dalla Cina dal valore approssimativo di 200 miliardi di dollari

che saranno soggetti a dazi punitivi del 10% con decorrenza 24 settembre.

Gli Stati Uniti accusano la Cina di ricorrere a una serie di accorgimenti per obbligare le imprese che ambiscono ad avere relazioni commerciali

con il Paese a trasferire tecnologia, oltre a promuovere acquisizioni di imprese americane al solo scopo di trasferire conoscenze tecnologiche. L

a prima serie di dazi punitivi era entrata in vigore il 6 luglio su 34 miliardi di importazioni dal Paese asiatico, seguita da una seconda serie il 23 agosto, a valere su altri 16 miliardi di importazioni.

Un riassunto dei passi fin qui compiuti dagli Stati Uniti è fornito dal Peterson Institute for International Economics, in un pezzo curato da Chad Bown.

Nei prossimi mesi non si può escludere un innalzamento dei dazi al 25%, oltre alla possibile estensione ad altre merci.

▪ I dati sull’interscambio commerciale di ottobre, quando saranno pubblicati, dovrebbero consentirci di capire l’impatto delle misure sui prezzi e sui volumi importati.

Si dovrebbe anche iniziare a capire se le imprese esportatrici hanno iniziato a far ricorso a sistemi di transhipping per modificare l’origine delle merci e aggirare i dazi statunitensi.

Quando l’UE impose dazi sull’export di pannelli solari dalla Cina, ad esempio, i produttori cinesi ricorsero massicciamente al trucco di esportarli a Taiwan,

ove l’origine veniva alterata in modo da farli risultare come Made in Taiwan e da lì venivano riesportati verso l’UE.

La truffa è dettagliatamente illustrata nello OLAF Report 2017.

Oltre all’adozione di meccanismi fraudolenti basati sulla triangolazione, che comunque comportano dei costi (corruzione di funzionari compiacenti delle dogane

o commissioni a operatori commerciali locali per il servizio di transhipping ) e sono ardui da implementare su larga scala, è possibile che le imprese multinazionali

con stabilimenti produttivi in Cina sfruttino le proprie strutture in altri paesi per aggirare i dazi, con una ristrutturazione, vera o fittizia, delle catene del valore.

In generale, dovremmo attenderci una crescita anomala dei flussi commerciali fra Cina e altri paesi, e uno spostamento di quote delle importazioni negli Stati Uniti a detrimento della Cina.

Nessuna novità dal Consiglio Europeo di Salisburgo sul tema Brexit. Il governo May ha lanciato un’offensiva diplomatica verso gli Stati membri per indurli ad accettare la propria proposta.

La dichiarazione finale, però, non sembra mostrare alcun ammorbidimento della posizione UE, che ha comunicato una sorta di ultimatum con scadenza 18 ottobre.

▪ Il Consiglio Europeo informale di Salisburgo ha preso atto che i progressi compiuti a partire da marzo dai negoziati sulla Brexit sono molto scarsi,

programmando il prossimo esame per il 18 ottobre, definito da Tusk, presidente dell’UE, “il momento della verità”.

Senza progressi massimi e risultati nei colloqui entro tale data, infatti, non sarà convocato alcun summit a novembre, e la finestra per siglare e ratificare un accordo di recesso potrebbe chiudersi definitivamente.

▪ Il comunicato stampa del Consiglio afferma che i 27 leader hanno riconfermato la propria completa unità e concordato che “non ci sarà

periodo transitorio senza un backstop solido, funzionale e legalmente vincolante per il confine irlandese”.

Si attende anche una dichiarazione politica congiunta che offra tutta la chiarezza possibile sulle future relazioni.

▪ La riunione del Consiglio era stata preceduta da una intensa offensiva diplomatica del governo inglese per ottenere dagli Stati membri sostegno per la propria proposta di gestione delle relazioni future fra UK e UE.

Inoltre, il governo inglese si era espresso in modo molto negativo sulla soluzione di backstop proposta dall’UE per il confine irlandese, malgrado l’offerta di miglioramenti fatta da Barnier, negoziatore europeo.

Barnier aveva prospettato di effettuare i controlli lontano dal confine (anche nella sede dell’azienda) e di definire per quali merci che arrivano da UK

in Irlanda del Nord sono effettivamente necessari, in modo da sdrammatizzare la portata di tali controlli.

Theresa May aveva ottenuto il sostegno del PPE alle proprie proposte. Però la dichiarazione di Salisburgo sembra indicare che l’operazione non ha avuto alcun successo a livello governativo,

e che la proposta di Chequers, oltre a riscuotere poco consenso interno, non abbia neppure alcuna speranza di essere accolta dall’UE, come dichiarato da Tusk.

▪ A questo punto, le uniche possibilità di intesa sono imperniate sull’offerta UE di accordo di libero scambio rafforzato, oppure su ritorno del Regno Unito a un modello norvegese

(che però implicherebbe la rottura con la destra del partito conservatore e un tentativo di ottenere l’appoggio di altre forze politiche).

Per quanto riguarda il confine irlandese, l’UE potrebbe proporre un regime di controlli più leggero sui flussi di merci fra Irlanda del Nord e Gran Bretagna.

Se tale tentativo fallisse, l’uscita del Regno Unito avverrebbe il 29 marzo senza accordo e senza periodo transitorio.

L’attenzione si sposterebbe quindi sui preparativi tecnici necessari per garantire la massima continuità dell’interscambio commerciale.

Nel settore finanziario, invece, l’unica strategia ragionevole era, e rimane, quella di prepararsi a operare come se non ci fosse alcun periodo transitorio, senza attendere l’esito dei negoziati

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