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Il Punto : Nuovi segnali di miglioramento dell’economia

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Il punto. Nuovi segnali di miglioramento dell’economia mondiale. Anche nell’Eurozona c’è stata finalmente qualche sorpresa positiva: il primo trimestre potrebbe rivelarsi alla fine meglio del previsto…..

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a cura dell’ Ufficio Studi Banca Intesa SanPaolo


Però la debolezza dell’attività manifatturiera non appare ancora superata.

Rinviato di sei mesi il rischio Brexit, quello connesso alle politiche commerciali sembra un po’ una doccia scozzese: mentre è più vicino un accordo degli Stati Uniti con la Cina, al contrario la tensione fra Stati Uniti ed Unione Europea è in aumento.

– La tesi che la fase di debolezza dell’economia mondiale potrebbe essere in via di superamento ha trovato nuove conferme questa settimana, sebbene ancora lontane dall’essere conclusive.

In primo luogo, i dati cinesi di marzo hanno evidenziato una stabilizzazione della crescita del PIL nel primo trimestre al 6,4% a/a e, soprattutto, un forte balzo della produzione industriale in marzo (8,5% a/a).

Quest’ultima indicazione è coerente con i segnali più positivi già arrivati dalle indagini congiunturali, come il PMI.

Allo stesso tempo, tuttavia, non bisogna dimenticare che il dato di marzo è particolarmente soggetto a problemi di calendario, e che la variazione è amplificata dal confronto statistico con un marzo 2018 che invece era stato debole.

– Anche nell’Eurozona sono emersi segnali di miglioramento, in parte inattesi.

La produzione industriale del bimestre gennaio-febbraio è salita abbastanza da rendere probabile una variazione trimestrale positiva nel 1° trimestre 2019, dopo due trimestri consecutivi di contrazione.

Il miglioramento, più ampio in Francia e Italia che in altri paesi, riflette anche una ripresa nella produzione di beni durevoli di consumo (in particolare autoveicoli) e intermedi, ma a livello di Eurozona è dipesa soprattutto dal contributo di beni non durevoli di consumo e beni di investimento.

Si aggiunga che la produzione nelle costruzioni ha beneficiato di un clima molto più mite rispetto alla norma stagionale, e in febbraio è salita del 3,0% m/m (5,2% a/a).

Tirando le somme, nel primo trimestre sia il comparto manifatturiero, sia le costruzioni dovrebbero contribuire positivamente alla crescita del PIL nell’Eurozona.

Tuttavia, come ha sottolineato anche la Bundesbank nel suo ultimo rapporto mensile, la tendenza di fondo nell’industria è ancora debole, se si astrae dal contributo di fattori transitori che hanno sostenuto il primo trimestre.

Le indagini congiunturali dicono che il secondo trimestre potrebbe ancora essere debole.

– L’andamento dei fattori di rischio è stato nel complesso favorevole: 

  1. La proroga al 31 ottobre concessa dall’UE al Regno Unito consente di evitare che l’eventuale shock di una no – deal exit interessi un secondo trimestre potenzialmente ancora di crescita debole.
  2. Il segretario del Tesoro Mnuchin ha detto che i negoziati con la Cina stanno facendo progressi e potrebbero essere ormai nella fase conclusiva, con l’inclusione di un meccanismo di controllo del rispetto degli accordi attraverso possibili penalizzazioni.
  3. L’Unione Europea ha conferito alla Commissione Europea il mandato di negoziare un accordo con gli Stati Uniti per arrivare all’eliminazione dei dazi sui beni manufatti e alla riduzione delle barriere non tariffarie agli scambi legate alle dichiarazioni di conformità.
  4. Di contro, però, gli Stati Uniti hanno avviato le procedure per imporre dazi punitivi su 11 miliardi di dollari di esportazioni UE (2% del totale annuo) per rappresaglia contro i sussidi europei ad Airbus, mossa alla quale l’UE ha risposto con la diffusione di un piano per dazi di rappresaglia su un ammontare di importazioni dagli Stati Uniti pari a 20 miliardi di dollari (7% del totale annuo), giustificato dal fatto che anche gli Stati Uniti erogano sussidi a Boeing. E aleggia sullo sfondo il rischio che gli Stati Uniti rispolverino il dossier automobili.

– Tirando le somme, pur con tutte le cautele del caso, i dati delle ultime settimane sembrano dare ragione alle stime di consenso sulla crescita, che valutavano il rallentamento del 2018 come transitorio.

Gli investitori in azioni avevano sposato una valutazione positiva delle prospettive fin da inizio anno: dopo tre mesi pieni di recupero quasi continuo, attualmente l’indice azionario globale Datastream è tornato sui livelli di ottobre.

Nella stessa direzione è andata la ripresa delle quotazioni petrolifere.

Parzialmente disconnessa da tale tendenza la pendenza della curva dei rendimenti, che resta sui minimi raggiunti a fine 2018 negli Stati Uniti e si è stabilizzata soltanto da metà marzo dopo mesi di calo nell’Eurozona.

In questo caso, pesano le recenti modifiche all’orientamento delle politiche monetarie. Anche sul fronte delle curve, però, la conferma dei segnali di riaccelerazione avrebbe necessariamente un impatto.

Fonte: BondWorld.it

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