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Il Punto : Pandemia, effetti persistenti sull’economia

Il Punto : Dalla pandemia, effetti persistenti sull’economia mondiale. L’aggiornamento del nostro scenario centrale di previsione vede una contrazione del PIL mondiale del 4% nel 2020, seguita da un rimbalzo di oltre il 5% nel 2021 …

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Tale previsione non include una seconda significativa ondata di contagio. Se lo scenario pandemico fosse sfavorevole nel 2° semestre, la contrazione potrebbe salire a oltre il 7% nel 2020, mentre il rimbalzo del 2021 sarebbe di 2,5 punti inferiore. 

La COVID-19 ha colto la maggior parte dei paesi impreparati, e pochissimi sono stati in grado di bloccare l’epidemia senza ricorrere a misure di confinamento pesanti e protratte.

Mentre in Cina il massimo impatto negativo si è verificato in febbraio, in Europa e Stati Uniti gli indici di mobilità hanno raggiunto il minimo entro la metà di aprile; anche le indagini di fiducia hanno segnato i minimi in aprile, rimbalzando successivamente. In Giappone e Corea, paesi che non hanno avuto bisogno di ricorrere a chiusure su vasta scala, la debolezza è stata meno intensa ma più protratta. Un’analisi delle emissioni di CO21 mostra analogamente un primo minimo globale a inizio febbraio (confinamento cinese) e un secondo più basso a inizio aprile, per metà spiegato dalla riduzione del trasporto terrestre.

Le conseguenze economiche più pesanti si sono verificate ove il confinamento è stato introdotto tardi rispetto allo sviluppo dell’epidemia, sicché alcuni paesi (Belgio, Regno Unito, Italia, Spagna) hanno sperimentato allo stesso tempo elevati tassi di mortalità e un’intensa contrazione dell’attività economica.

Attualmente, l’economia globale sta vivendo una fase di ripresa dell’attività produttiva e degli scambi. La rimozione delle restrizioni, però, non è totale: restano limitazioni in particolare sugli spostamenti fra paesi, con notevoli implicazioni per il trasporto aereo e per il turismo; inoltre, il mantenimento di regole di distanziamento sociale influisce sulla produttività delle aziende.

Sullo sfondo, il calo dei redditi delle famiglie e l’incertezza occupazionale frenano gli acquisti di beni durevoli. L’elevata incertezza sulla domanda e la riduzione dei margini, invece, frenano gli investimenti delle imprese.

L’impatto inaudito della pandemia sull’attività economica ha obbligato molti governi ad annunciare articolate misure fiscali di sostegno a famiglie e imprese. Secondo il Fiscal Monitor di aprile 2020, il saldo primario del settore pubblico passerà quest’anno da -1,6% a -9,4% del PIL nei Paesi avanzati, e da -3,0% a -7,2% nei Paesi emergenti. Tale stima si rivelerà probabilmente troppo cauta, perché diversi governi hanno annunciato nuove misure fra maggio e giugno, successivamente alla pubblicazione del rapporto del FMI.

Il sostegno pubblico mitiga il calo del reddito delle famiglie attraverso sussidi di disoccupazione, meccanismi di sostegno all’occupazione, erogazioni ai lavoratori autonomi.

Inoltre, diversi governi hanno introdotto meccanismi di garanzia sul credito e annunciato rinvii o cancellazioni di scadenze fiscali per alleviare la pressione sulla liquidità delle imprese. In alcuni paesi, il governo interviene nella ricapitalizzazione delle imprese.

Sostegno all’economia è arrivato anche dalle Banche centrali. Il taglio dei tassi ufficiali da parte di quelle che avevano ancora spazio di manovra, l’espansione dei programmi di acquisto di attività finanziarie e l’aumento dell’eccesso di riserve ridurranno nel 2020 il tasso di interesse medio a breve termine sui buoni di stato trimestrali da 2,99% a 1,55% nel 2020 e nel 2021 e quello sulle obbligazioni decennali da 2,7% a 2,1%.

Gli scenari pandemici futuri restano incerti

La pandemia è in netto regresso in Europa occidentale e stabile su livelli molto bassi in Estremo Oriente, ma è ancora molto attiva in America Latina, Africa, Europa orientale, India, Indonesia e Stati Uniti, dove il tasso di riproduzione è stimato sopra l’unità in ben 24 stati.

Il tasso di riproduzione Rt è stimato dall’Imperial College superiore all’unità anche in diversi Paesi emergenti popolosi, come Brasile, Egitto, India, Indonesia, Filippine2. L’esperienza dell’Estremo Oriente mostra che dopo la prima ondata epidemica non è pensabile un totale ritorno alla normalità, perché sono ancora possibili focolai locali. La disponibilità di un vaccino efficace e in quantitativi sufficienti ad effettuare un’immunizzazione di massa resta per ora un’ipotesi di realizzazione non immediata.

Al contrario, lo scenario di una seconda ondata nel periodo autunnale/invernale resta una possibilità concreta3.

Tuttavia, il maggiore livello di preparazione dei governi, il mantenimento di sistemi di allerta, l’abitudine della popolazione a comportamenti che riducono il rischio di contagio, la presenza di una quota di popolazione già immune e, forse, una minore aggressività del virus dovrebbero rendere un’eventuale seconda ondata meno pesante della prima. Ciò potrebbe consentire di evitare misure di confinamento prolungate e severe, oppure (se l’individuazione dei focolai sarà più efficace) di applicarle in modo più mirato.

Lo scenario di base

Il nostro scenario di base poggia sull’ipotesi favorevole che (a) non si verifichi una seconda ondata epidemica, oppure che (b) la seconda ondata sia debole o gestita con misure di confinamento a piccola scala, senza l’impatto di quelle che hanno bloccato la prima ondata. 

In tale scenario previsivo, il PIL mondiale si contrae di -4,1% nel 2020 e rimbalza di 5,6% nel 2021. Mentre i Paesi emergenti tornano al livello del 2019 già il prossimo anno, per i Paesi avanzati il recupero avviene soltanto nel 2022. Le esportazioni aggregate di beni e servizi si contraggono di -9,9% a/a nel 2020, recuperando soltanto in parte nel 2021 (+7,5%). Il bilancio è più negativo per l’interscambio di servizi, penalizzato dalla crisi di turismo e trasporto aereo: stimiamo una contrazione del 23% nel 2020, di cui soltanto un terzo sarebbe recuperato nel 2021. L’impatto sul tasso di disoccupazione aggregato è pari a 1,3 punti percentuali nel 2020, di cui soltanto 4 decimi sono riassorbiti nel 2021.

Lo scenario inflazionistico è caratterizzato da spinte contrastanti. La pandemia ha depresso le quotazioni delle materie prime, già calate nel 2019: la flessione cumulata rispetto al 2018 è pari all’11%, anche ipotizzando un rimbalzo nel 2° semestre 2020. L’andamento delle materie prime energetiche è peggiore, con una flessione di -21,6% nel 2020, che segue il -23% del 2019. Un altro fattore di freno è costituito dall’aumento delle risorse inutilizzate e dal calo della domanda che caratterizza alcuni comparti, dal turismo alle auto.

D’altra parte, si possono manifestare aumenti dei costi della produzione di beni e servizi, oltre che problemi di approvvigionamento connessi a difficoltà di trasporto transfrontaliero o all’indisponibilità di manodopera (come è avvenuto, per esempio, in campo agricolo). Al netto, riteniamo che nel prossimo biennio prevarrà l’effetto calmierante legato all’eccesso di capacità produttiva. Nei paesi OCSE l’inflazione media è prevista in calo di 8 decimi a 1,3% nel 2020, solo parzialmente recuperati nel 2021.

Le implicazioni di una seconda ondata

Un’eventuale seconda ondata avrebbe ripercussioni negative sia sulle medie 2020, sia su quelle 2021. I risultati dipendono in modo cruciale dalle ipotesi della simulazione, e vanno presi con beneficio di inventario. In questa simulazione si ipotizza un impatto distribuito fra 3° e 4° trimestre 2020, con una riduzione più marcata nel 3° trimestre che nel 4° trimestre.

Ciò sarebbe coerente con una ripresa dell’epidemia all’inizio del mese di settembre, un’applicazione tempestiva di nuove restrizioni (meno severe rispetto a quelle recenti) e un’uscita più veloce dal confinamento. Per l’Eurozona, le medie annue 2020 e 2021 sono simili a quelle dello scenario avverso fornito dall’Eurosistema4. L’OCSE ha simulato uno scenario di seconda ondata concentrato invece nel 4° trimestre 20205.

Nella nostra simulazione di seconda ondata, la crescita del PIL mondiale scende a -5,9% nel 2020 e a 3,0% nel 2021. La contrazione dell’interscambio globale di beni e servizi sale a -11,9% nel 2020 e continua nel 2021 (-0,9% a/a). A fine 2021, il tasso di disoccupazione aggregato è più alto di 0,8 punti percentuali rispetto allo scenario base.

Tale scenario sarebbe associato a un ulteriore aumento dei deficit pubblici, pari nell’Eurozona a 1,8% e 3,5% del PIL rispettivamente nel 2020 e nel 2021; negli Stati Uniti, il peggioramento del saldo è inferiore e pari a 1,2% e 2,0% del PIL rispettivamente nei due anni di riferimento. Plausibilmente, tale maggiore espansione fiscale sarebbe associata a un aumento dei programmi di acquisto delle Banche centrali.


1 Le Quéré, C., Jackson, R., Jones, M., Smith, A., Abernethy, S., Andrew, R., De-Gol, A., Shan, Y., Canadell, J., Friedlingstein, P., Creutzig, F., & Peters, G. (2020). Supplementary data to: Le Quéré et al (2020), Temporary reduction in daily global CO2 emissions during the COVID-19 forced confinement (Version 1.0). Global Carbon Project. https://doi.org/10.18160/RQDW-BTJU

2 Imperial College London – University of Sussex, Covid-19 deaths in multiple countries, https://mrcide.github.io/covid19-short-term-forecasts/index.html#introduction, e Report 23 -State-level tracking of COVID19 in the United States, https://www.imperial.ac.uk/mrc-global-infectious-disease-analysis/covid-19/report-23united-states/

3 Negli Stati Uniti, un’accelerazione dei decessi da settembre, per esempio, è prevista dal modello IHME. In Europa, la Commissione Europea ha invitato gli Stati membri a prepararsi per l’eventualità di una seconda ondata epidemica. Il Direttore regionale per l’Europa dell’OMS ritiene una seconda ondata “non inevitabile ma da non escludere”.

4 Si veda: Eurosystem staff macroeconomic projections – June 2020. Per i maggiori Stati membri, sono stati utilizzati per coerenza le previsioni avverse fornite dalle rispettive Banche centrali nazionali. Lo scenario “severo” include una minor ripresa nel 3° e 4° trimestre 2020, e non concentra la deviazione nel 4° trim. 2020.

5 V. OECD, The World economy on a tightrope, OECD Economic Outlook 2020, http://www.oecd.org/economic-outlook/ . Nello scenario OCSE, il PIL mondiale si contrae di -7,6% nel 2020 e rimbalza di 2,8% nel 2021. In termini di variazioni trimestrali, come detto, la deviazione rispetto al loro scenario base è concentrata tutta nel 4° trimestre 2020.

Fonte: BondWorld.it

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