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Il Punto : Picco della pandemia superato in Asia

Il Punto : Il primo picco della pandemia è stato superato in Asia (che sta ora cercando di prevenire una seconda ondata), Europa e Stati Uniti …

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Intesa SanPaolo


L’onda del contagio si è spostata in America Latina. Diversi paesi dell’emisfero settentrionale hanno iniziato ad allentare le misure di contenimento, e si vedono i primi segnali di ripresa dell’attività. In Europa, la ripartenza dai minimi di aprile appare ancora abbastanza timida.

– La pandemia di COVID-19 continua il suo cammino. L’onda dei contagi è ormai in regresso in Europa e in India, fermata dalle misure di confinamento che quasi tutti i paesi hanno adottato fra marzo e aprile. L’Estremo Oriente, che aveva superato la sua prima ondata con molte meno vittime e meno conseguenze economiche rispetto ad Europa e Stati Uniti, oggi sta cercando di prevenire una seconda ondata. Il fronte attivo della pandemia si è spostato verso l’America Latina, ove il flusso di casi e nuovi decessi è tutt’ora in aumento.

– L’immenso costo economico e sociale del confinamento ha fatto sì che molti paesi occidentali si siano precipitati ad allentare le misure restrittive, non appena avuta evidenza di un netto rallentamento dei contagi e osservato lo svuotamento delle unità di terapia intensiva. Fra metà aprile e metà maggio, molti paesi europei hanno iniziato a consentire la riapertura degli esercizi commerciali, inclusi i servizi alla persona e le attività di ristorazione.

Le riaperture avvengono con restrizioni, quali l’obbligo di prenotazione, l’uso di dispositivi di protezione personale, limiti al numero di clienti che possono essere accolti e l’imposizione di procedure frequenti di disinfezione. Si comincia ad osservare un allentamento dei limiti agli spostamenti personali, che riguarda anche i movimenti transfrontalieri. Una minore percezione di rischio potrebbe forse anche aumentare la propensione individuale al consumo e agli spostamenti.

– I dati ad alta frequenza hanno iniziato a mostrare una maggiore attività rispetto ai minimi di aprile. Gli indici di mobilità calcolati da Google mostrano che il divario rispetto alla norma degli spostamenti per le sedi di lavoro, smussato con una media mobile settimanale, si è ristretto dal -71% di metà aprile a -43% il 13 maggio.

Per le visite a strutture commerciali e ricreative, il progresso sul medesimo periodo è stato da -77% a -53%. I consumi elettrici europei mostrano un quadro di miglioramento più modesto, con un recupero di un quarto del divario accumulato fino a metà aprile. Anche i dati americani (v. sotto) sono coerenti con un minimo in aprile.

– Anche le indagini congiunturali di maggio mostrano un primo accenno di miglioramento. La stima flash del PMI composito è risalita nell’Eurozona da 13,6 a 30,5. L’indagine manifatturiera ha visto cali decisamente meno diffusi degli ordinativi (da 18,8 a 29,2) e soprattutto della produzione (da 18,1 a 35,4). Nei servizi, l’indice di aspettative è risalito di 12 punti a 46,1.

Sono le indagini congiunturali meno legate all’attività produttiva, come quella ZEW, che mostrano finora i maggiori progressi.

Per ora, i livelli degli indici di fiducia restano coerenti con un’attività economica molto debole. Inoltre, una tendenza opposta a quella europea si è osservata in Giappone, dove l’indice dei nuovi ordini è sceso ulteriormente a 25,9. In Corea, l’indice PMI degli ordini esteri era crollato a 31,3 in aprile.

A livello globale, il PMI manifatturiero dovrebbe risalire di uno o due punti in maggio rispetto al 39,8 di aprile, ma restando ancora ben sotto i livelli di febbraio-marzo.

– La prosecuzione della pandemia fa sì che le imprese fronteggino comunque una domanda estera molto più debole rispetto a prima della crisi, mentre diversi segmenti della domanda interna restano frenati da comportamenti precauzionali legati per una parte alla pandemia, e per un’altra all’incertezza (della situazione occupazionale, dal punto di vista delle famiglie; della domanda, da quello delle imprese).

La ripresa potrebbe prendere slancio con il graduale rientro in attività dei lavoratori parcheggiati in programmi di tutela occupazionale o disoccupati per interruzione di contratti di lavoro a tempo determinato, oltre che con lo scongelamento di viaggi e turismo.

E, a un certo punto, anche lo sforzo fiscale comincerà ad avere effetto: l’aumento del deficit pubblico aggregato dell’Eurozona nel 2020 sarà circa pari alla riduzione prevista per il PIL nominale.

Tuttavia, la strada verso la normalità si presenta ancora piena di ostacoli, considerando l’incertezza dello scenario pandemico.

Stati Uniti. Il 2° trimestre si chiuderà con un collasso dell’attività e dell’occupazione, ma la domanda cruciale ora è come sarà la ripresa post-lockdown. Il peggio è alle spalle, ma il futuro è incerto, anche perché la curva dei contagi non è ancora in discesa.

– Il 2° trimestre non è ancora finito ma il focus è già sul 3° trimestre e sulla valutazione dell’entità della ripresa prevista per la seconda metà dell’anno. Per ora, si stanno ancora contando le vittime economiche del lockdown e del distanziamento sociale, in termini di disoccupati e di imprese in difficoltà e, man mano che escono i dati, si rafforza la previsione di un 2° trimestre in calo record (prev. Intesa Sanpaolo -35% t/t ann.), con una perdita di occupati vicina a -27 mln rispetto a fine 2019.

Ma, in questa recessione anomala e velocissima, gli aggiornamenti rilevanti avvengono su base al massimo settimanale, certamente non mensile e trimestrale come in passato. Quali sono le indicazioni nuove per guardare oltre i minimi toccati ad aprile?

– In termini di misure restrittive, 50 stati hanno ridotto le restrizioni imposte alle attività non essenziali, anche se in molte aree restano gli ordini di distanziamento sociale, i vincoli sulle attività aggregative e sulle modalità di apertura di bar e ristoranti.

In alcuni Stati la riapertura sta avvenendo in stadi diversi a seconda delle regioni e dell’andamento dei contagi, ma la previsione è che entro inizio giugno i vincoli esecutivi siano praticamente del tutto eliminati.

– I dati settimanali riflettono l’allentamento delle restrizioni e segnalano una ripresa di attività diffusa, anche se i livelli restano in molti settori ancora lontani dalla media pre-pandemia.

In particolare, le vendite settimanali e le richieste di nuovi mutui per l’acquisto di un’abitazione indicano una svolta relativamente rapida. Invece, dal lato delle imprese, i segnali sono più incerti (produzione di acciaio, carichi movimentati su rotaia, ricerca di personale).

– Il reddito da lavoro delle famiglie dovrebbe registrare una netta contrazione nel 2° trimestre, ma i trasferimenti (sussidi di disoccupazione in media superiori al reddito perso, accredito di 1200 dollari per una platea molto ampia) dovrebbero sostenere il reddito disponibile e la capacità di spesa dei consumatori. Con i dati di aprile, in pubblicazione la prossima settimana, il tasso di risparmio dovrebbe aumentare fino a oltre il 30%, da 13% a marzo.

Inoltre, quasi l’80% dei disoccupati di aprile si definisce “disoccupato temporaneo”, con implicazioni potenzialmente rilevanti per le decisioni di spesa nei prossimi mesi. La previsione è quindi che la fase iniziale della ripresa sia guidata dai consumi, anche se un’ampia parte dei servizi resterà compressa dai cambiamenti di comportamento delle famiglie (viaggi, turismo, attività aggregative) e dalla riallocazione della spesa causata dai rischi sanitari.

– I fattori che determineranno la forza della ripresa sono principalmente due, uno economico e l’altro sanitario. Il primo dipenderà dalla durata e dall’entità dell’aumento dei disoccupati. Nella migliore delle ipotesi, il 75% dei nuovi disoccupati tornerà al lavoro, e circa 7-8 mln di persone entreranno nei ranghi dei disoccupati a più lungo termine, frenando la crescita e il ritorno del reddito sui livelli pre-crisi.

In caso di maggiore difficoltà delle imprese a riaprire con utili positivi nelle condizioni post-pandemia, lo scenario vedrebbe un rimbalzo più limitato nel 2° semestre, che potrebbe essere solo in parte contrastato da ulteriori misure di stimoli.

Il fattore sanitario riguarda la possibilità di nuove ondate di contagio e di lockdown nella parte finale dell’anno, con il ritorno di blocchi produttivi e di contrazione del PIL.

In conclusione, per ora lo scenario centrale vede una ripresa relativamente sostenuta dal 3° trimestre, ma è circondato da rischi prevalentemente verso il basso.

Fonte: BondWorld.it

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