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Il Punto : PMI manifatturiero globale è tornato ai livelli di gennaio

Il Punto : Tutta una batteria di indicatori congiunturali mostra una cospicua ripresa dell’attività economica anche nel mese di giugno appena trascorso. Il PMI manifatturiero globale è tornato ai livelli di gennaio …

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– I PMI manifatturieri di giugno hanno mostrato una diffusa ripresa dell’attività economica mondiale. L’indice è risalito in tutte le maggiori economie avanzate, ma anche in economie emergenti come Cina, Brasile e India.

L’indice è ora al livello più elevato dal gennaio 2020, cioè da quando l’epidemia ha fermato l’economia cinese. Anche i servizi hanno mostrato ulteriori progressi in giugno: l’indice è salito in Eurozona, Cina, India, Giappone e Stati Uniti.

– Il dettaglio conferma che questa è una ripresa spinta dal rimbalzo della domanda interna dopo la fase di confinamento, e in particolare dei consumi. In generale, gli ordini domestici migliorano più di quelli esteri.

Non si tratta ancora di una ripresa in grado di autoalimentarsi (l’andamento degli ordini da evadere resta fiacco, ben sotto i livelli del semestre pre-COVID, e tutti gli indici restano ancora sotto quota 50), ma le imprese sono più fiduciose che la parte peggiore della crisi sia dietro le spalle.

– L’indagine di giugno mostra anche qualche novità sul fronte dei prezzi:  grazie alla ripresa delle materie prime energetiche, per la prima volta da febbraio prevalgono le imprese che segnalano aumenti dei prezzi delle forniture (51,6), mentre sui prezzi di vendita continuano a prevalere le riduzioni (49,5), ma con percentuali più vicine a quelle di febbraio.

– Anche gli indici di  mobilità di  giugno  mostrano  ulteriori  progressi  negli  spostamenti  verso  i luoghi di lavoro e i centri commerciali; uno sviluppo che sembra indicare nuovi passi verso la normalizzazione soprattutto nel terziario.

Già in maggio, l’allentamento delle restrizioni aveva portato a una forte ripresa dei consumi in diversi paesi, con aumenti delle vendite al dettaglio del 36,6% m/m in Francia, del 13,9% m/m in Germania, nonché un incremento di 8,2% dei consumi negli Stati Uniti.

– Nei  prossimi  mesi, sarà  cruciale  che  la  parziale  normalizzazione  dei  consumi  alimenti  una ripresa più ordinata e diffusa della domanda, che dovrebbe interessare anche il commercio internazionale.

Stati  Uniti

– Un  altro employment  report migliore  delle  attese:  +4,8  mln  di  occupati,  tasso  di disoccupazione all’11,1% a giugno.

Il sentiero di miglioramento probabilmente proseguirà a ritmi più contenuti nei prossimi mesi.

– L’employment report di giugno registra gli effetti della riapertura delle attività sul mercato del lavoro, conuna ripresa di occupazione diffusa a tutti i settori, ma particolarmente marcata nei servizi, e un calo del tasso di disoccupazione di 2,2pp rispetto a maggio.

Nonostante le buone notizie degli ultimi due mesi, la strada da recuperare per riavvicinarsi alpieno impiego è  ancora  lunga e  soggetta  a  molti  rischi:  rispetto  a  febbraio,  gli  occupati  sono  in  calo  di 14,7 mln (-9,6%) e i disoccupati in aumento di 12 mln.

– La dinamica  occupazionale  rilevata  dall’indagine  presso  le  imprese mostra  che  il recupero di4,8 mln, dopo +2,7 mln a maggio, è diffusa, ma particolarmente sostenuta nei settori maggiormente colpiti dalle correzioni di marzo e aprile. La variazione mensile è da attribuire quasi completamente al settore privato (+4,767 mln), con un incremento di solo  33  mila  posti  nel  settore  pubblico,  e  una  netta  prevalenza  dei  servizi  (+4,263  mln) rispetto all’industria (+504 mila).

Nel manifatturiero e nelle costruzioni gli aumenti sono pari a 356 mila e 158 mila, rispettivamente, mentre l’estrattivo elimina 10 mila posti. Nei servizi privati, quasi metà dell’incremento è concentrato nel comparto tempo libero e ospitalità che, con +2,088 mln a giugno dopo +1,4 mln di maggio, recupera quasi la metà dei posti persi fra marzo e aprile.  Anche il commercio al dettaglio (+739800) e istruzione e sanità (+568 mila) recuperano quasi metà della contrazione vista dall’inizio della recessione. I servizi  alle  imprese  sono  in  aumento  di  306  mila  a  giugno,  ma  il  livello  di  occupati  nel settore resta inferiore di 1,8 mln rispetto a febbraio.

– L’indagine presso le famiglie conferma il miglioramento registrato dai dati delle imprese, con un calo del tasso di disoccupazione a 11,1%da 13,3% di maggio e dal picco di 14,7% di aprile, ma sempre 7,6pp al di sopra del livello di febbraio. Il BLS segnala che rimangono problemi metodologici di rilevazione, che portano a una sottostima del tasso effettivo di disoccupazione di circa 1pp. Il calo dei disoccupati (-3,2 mln) è però accompagnato da una riduzione della percentuale dei “disoccupati temporanei” (-4,8 mln) al 59,5% del totale (da 73% di maggio), a fronte di un incremento dei disoccupati permanenti (+588 mila, per un totale di 2,9 mln).

Questo significa che stanno aumentando le posizioni definitivamente eliminate  dalle  imprese.  Un  dato positivo  dell’indagine  è il  rialzo  di  0,7pp  del tasso  di partecipazione a  61,5%,  che  però  resta  ancora  inferiore  di  1,9pp  rispetto  a  febbraio.  Lo spaccato per ore lavorate registra un aumento degli occupati a tempo pieno di circa 2,4 mln, analogo a quello degli occupati part-time. In questa categoria, gli occupati part-time per motivi economici, pur in calo di 1,6 mln a giugno, sono 9,1 mln a giugno, circa il doppio rispetto al livello di febbraio.

– Le ore lavorate nel settore privato aumentano di 2,5% m/m, con variazioni diffuse a tutti i settori tranne l’estrattivo, e particolarmente sostenuti nel comparto tempo libero e ospitalità (+16,4%  m/m).  Nel  manifatturiero  il  rialzo  è  di  3%  m/m.  Tuttavia,  a  livello  aggregato,  la settimana  lavorativa  è  in  calo,  per via dell’elevata percentuale di nuovi occupati con posizioni  part-time,  soprattutto  nei  settori  aggregativi. 

La  variazione  dei salari  orari è nuovamente   in   calo   (-1,2%   m/m),   per   via   del   recupero   dei   posti   di   lavoro   persi prevalentemente nei settori con salari nella fascia più bassa della distribuzione.

– I   dati   occupazionali   confermano   che   le   informazioni   dei   sussidi   di   disoccupazione (relativamente poco variati da settimane) in questa fase non sono dei buoni indicatori per il recupero dei posti di lavoro.

Una possibile spiegazione per la disconnessione fra sussidi e nuovi posti è data dal fatto che nel contesto attuale i lavoratori part-time e gli autonomi possono ricevere i sussidi di disoccupazione, contrariamente al passato.

– Lo scenario  per  i  prossimi  mesi è  di  ulteriore  aumento  di  occupati  e  calo  del  tasso  di disoccupazione, anche se probabilmente il picco della variazione di posti dovrebbe essere stato registrato a giugno.

L’andamento dei prossimi mesi subirà un freno dall’inversione del processo  di  riapertura  delle  attività  nei  servizi  aggregativi  in  atto  ora  per  contrastare  la riaccelerazione  dei  nuovi  contagi.  Inoltre,  la  discesa  del  tasso  di  disoccupazione  sarà frenata dal proseguimento dell’aumento della partecipazione.

– Nonostante la presenza di alcune ombre nell’employment report (elevato numero di lavoratori part-time,  partecipazione  ancora  bassa,  calo  della  frazione  di  disoccupati  temporanei  sul totale), il messaggio dei dati è complessivamente positivo e dà supporto alla previsione di una ripresa solida   nel   3°   trimestre,  trainata  dai  consumi. 

L’elevato  grado  di incertezza sull’andamento dei contagi e sull’estensione dello stimolo fiscale rende  però  probabile  un ritmo di crescita del PIL in rallentamento dopo l’estate e nel 2021 e mantiene elevati i rischi, concentrati dopo il 3° trimestre.

Fonte: BondWorld.it

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