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Il Punto : Probabile contrazione PIL dell’Eurozona

Il Punto : Alla luce dei dati tedeschi sul 2020 pubblicati giovedì, ci sembra probabile che la contrazione del PIL dell’Eurozona sia nell’ordine del 2% circa.

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Con la proroga delle misure restrittive peggiorano le stime del primo trimestre, che rischia di essere piatto, mentre migliorano quelle del secondo.

– I dati mensili più recenti, e le prime indicazioni sui conti nazionali annuali del 2020 confermano che la contrazione del PIL dell’Eurozona nel 4° trimestre 2020 sarà largamente inferiore a quanto osservato durante la prima ondata pandemica, nel 2° trimestre, e probabilmente anche inferiore alle nostre stime di un mese fa.

– In Germania, i dati annuali pubblicati il 14 gennaio mostrano che nel 2020 il PIL è calato di -5,0% rispetto al 2019. La serie destagionalizzata registra invece un calo di -5,3% a/a, a motivo del maggior numero di giorni lavorativi. Implicitamente, dunque, se ne deduce che nel 4° trimestre il PIL dovrebbe essere rimasto circa invariato rispetto al 3° trimestre 2020, a meno di revisioni a quest’ultimo.

Perciò, l’aumento del valore aggiunto nel manifatturiero e nelle costruzioni è stato sufficiente a compensare la flessione dei servizi. Dal lato della domanda, si può inferire che la contrazione dei consumi privati sia stata compensata dalla crescita degli investimenti fissi lordi, dalle esportazioni nette e dall’accumulo di scorte.

* In Francia, l’INSEE ha stimato per il 4° trimestre uno scarto medio di 8,0% del livello di attività rispetto a prima della crisi, contro il 3,7% del 3° trimestre. Di conseguenza, il PIL si sarebbe contratto di 4,0-4,5% t/t.

* In Italia, i dati più recenti suggeriscono che la contrazione potrebbe essere inferiore al 3,0% finora atteso, più vicina a -2,0%.

* In Spagna, a dicembre, la Banca centrale stimava una contrazione del PIL molto più blanda rispetto alle nostre previsioni, nell’ordine dell’1% circa.

– Nel complesso, la contrazione del PIL dell’Eurozona dovrebbe confermarsi pari a circa il 2% t/t. Il settore manifatturiero darà un contributo positivo (la produzione industriale dovrebbe essere cresciuta di almeno il 3% t/t), mentre le costruzioni giocheranno un ruolo neutrale. La contrazione sarà conseguenza della riduzione del valore aggiunto nei servizi.

Dal lato della domanda, saranno soprattutto i consumi a spiegare il calo: le vendite al dettaglio dovrebbero essere scese di circa un punto percentuale nel 4° trimestre, e a ciò va aggiunta la ben più drastica flessione delle vendite di servizi (ristorazione, alloggio, viaggi, intrattenimento): la mobilità verso le strutture commerciali e di intrattenimento è calata di 25 punti percentuali.

– Se il 4° trimestre potrebbe essere un po’ meno brutto del previsto, il contrario accadrà nel 1° trimestre 2021. Sempre più paesi europei sono alle prese con una ripresa dei contagi, e stanno annunciando misure restrittive per il mese di gennaio.

Di conseguenza, appare sempre più difficile che il PIL possa crescere significativamente già nel trimestre invernale: la variazione rischia di essere circa nulla. Più probabilmente, la crescita si sposterà al trimestre primaverile, sostenuta allora anche dai progressi della campagna vaccinale.

Stati Uniti: sempre più alle soglie dei nuovi Venti Ruggenti. Biden ha presentato le linee guida degli interventi per far fronte all’emergenza economica e sanitaria, con misure per 1,9 tln di dollari da finanziare interamente con deficit.

I tempi sono stretti: la nuova amministrazione dovrà trovare una strategia per l’approvazione rapida delle misure più urgenti, magari con supporto bipartisan, e per calibrare l’utilizzo efficiente della procedura di reconciliation.

– Biden ha presentato l’American Rescue Plan, con le priorità e le linee guida degli interventi che intende perseguire dall’inizio del suo mandato. Biden ha sottolineato la fase di profonda crisi economica e sanitaria del momento e affermato che il Paese “non può permettersi di non agire”.

Gli obiettivi principali del piano riguardano l’accelerazione della campagna vaccinale e il supporto alla sanità da un lato, e il sostegno a famiglie e lavoratori dall’altro. Il totale degli interventi proposti raggiunge 1,9 tln di dollari.

– Sul fronte di COVID-19, il Presidente-eletto ha annunciato per oggi la presentazione del nuovo piano di interventi, mirati a raggiungere la promessa di 100 mln di vaccinazioni nei suoi primi 100 giorni (a oggi sono state vaccinate 11,148 mln di persone). Il piano dà supporto agli Stati e agli enti locali per la distribuzione e la vaccinazione, attraverso linee guida chiare e risorse necessarie per l’implementazione.

Biden ha anche promesso fondi per la lotta alla pandemia nelle strutture ospedaliere, attraverso finanziamenti per equipaggiamento e personale. Anche la scuola è inclusa fra i primi interventi del governo, con contributi per garantire la riapertura in sicurezza nei primi 100 giorni del mandato. Biden ha dato un’indicazione di circa 400 mld per il costo degli interventi per la sanità, da erogare sia direttamente sia attraverso finanziamenti agli stati.

– Sul fronte economico, il Presidente-eletto ha sottolineato l’importanza del sostegno alle famiglie, con supporto per disoccupati e individui colpiti direttamente o indirettamente dalla pandemia (supporto finanziario non solo per chi perde il lavoro ma anche per chi si ammala o deve curare familiari).

Biden ha citato esplicitamente tre voci: estensione dei programmi federali per la disoccupazione oltre marzo, integrazione federale dei sussidi di disoccupazione di 400 dollari/settimana (al di sopra dell’attuale integrazione di 300 dollari/settimana) e assegni alle famiglie con un’integrazione di 1400 dollari/persona oltre all’attuale trasferimento di 600 dollari/persona, per arrivare a 2000 dollari/persona. L’aumento degli assegni costerebbe da solo circa 465 mld, a cui si aggiungerebbero circa 350 mld per l’integrazione e l’estensione dei sussidi di disoccupazione fino a settembre.

– Gli interventi totali considerati dall’amministrazione raggiungerebbero 1,9 tln di dollari (v. tabella) e in questa prima fase di attacco all’emergenza non vengono contemplate forme di finanziamento diverse dal disavanzo.

In particolare, aumenti di imposte o tagli di altre spese potrebbero poi comparire in un secondo tempo, ma non in questo pacchetto. Il piano di attacco fiscale non include i cavalli di battaglia del programma pre-elettorale di Biden (ambiente, infrastrutture, riduzione della diseguaglianza), che sarebbero rinviati a un secondo intervento, con un programma bilanciato di aumento di spese strutturali parzialmente finanziato con imposte.

– Biden può contare su una maggioranza in entrambi i rami del Congresso, ma in Senato mancano i voti necessari per legiferare su voci con impatto sul budget. L’amministrazione potrebbe scegliere di individuare le misure più urgenti, da approvare in tempi rapidi, con supporto bipartisan: estensione dei sussidi di disoccupazione, finanziamento per la sanità, integrazione degli assegni (magari, ragionevolmente, ridotta rispetto ai 1400 dollari proposti).

Queste voci potrebbero ammontare a un totale vicino a 700-800 mld, lasciando il resto per un eventuale pacchetto da approvare con la procedura di reconciliation. In caso di totale mancanza di collaborazione repubblicana, il pacchetto dovrebbe essere uno solo, allungando i tempi, per soddisfare il vincolo annuo per l’utilizzo della procedura di reconciliation.

– In conclusione, il nuovo stimolo fiscale in arrivo nel 2021 sarà probabilmente molto ampio e potrebbe essere diviso in una prima tranche di circa 700-800 mld in tempi rapidissimi con supporto bipartisan e una seconda intorno a 1 tln da approvare in primavera (con rischi verso il basso sul totale). In caso di divisioni lungo linee di patito in Congresso, invece il piano verrebbe interamente proposto con la procedura di reconciliation nei prossimi mesi.

Se l’amministrazione volesse procedere anche con il piano di medio termine per infrastrutture e imposte già nel 2021 (a nostro avviso prematuro), la strategia per l’utilizzo della reconciliation sarebbe più complessa e potrebbe richiedere l’unificazione dei programmi di breve e di medio termine. In ogni caso, l’impatto economico dell’American Rescue Plan potrebbe eccedere 1 tln di dollari, con un moltiplicatore per gli interventi elencati nella tabella qui sopra in media intorno a 0,6-0,7. Insieme agli effetti attesi dal Response and Relief Act approvato a fine 2020 (circa 615 mld), l’impulso fiscale combinato sul PIL, vicino a 8%, sarebbe tale da più che chiudere l’output gap del prossimo biennio. La reflazione è qui, nei nuovi Venti Ruggenti.

Fonte: BondWorld.it

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