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Il Punto : “ricalibrazione” della politica monetaria

Il Punto : Dalla Presidente della BCE è arrivata esplicitamente l’indicazione che la “ricalibrazione” della politica monetaria del prossimo mese sarà incentrata su PEPP e TLTRO-III.

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– Nel discorso introduttivo per l’ECB Forum on Monetary Policy, la presidente Lagarde ha dichiarato che la politica monetaria dovrà continuare a fornire sostegno, perché i rischi al ribasso per l’economia sono cresciuti e “l’impatto della pandemia continuerà a gravare sull’attività economica fino al 2021 inoltrato”.

La Presidente ha anche spiegato che per la decisione di dicembre saranno valutati anche i programmi fiscali, le prospettive di distribuzione dei vaccini e l’efficacia delle misure di confinamento in essere.

– In tale contesto, la politica monetaria deve “sostenere la domanda e prevenire effetti secondari” su salari e prezzi, garantendo condizioni di finanziamento favorevoli per l’intera economia.

Ma come? Lagarde ha citato due obiettivi:

* Il primo ruolo che deve svolgere è quello di evitare gli effetti di spiazzamento della politica fiscale su famiglie e imprese, compensandone eventuali effetti sui tassi di interesse. Nella visione della Banca centrale, attualmente la politica fiscale è ritenuto lo strumento principe di intervento.

* In secondo luogo, deve “sostenere il settore bancario per garantire la trasmissione della politica monetaria e prevenire retroazioni negative”. Per questo, è anche necessario garantire che le condizioni favorevoli di finanziamento restino tali a lungo.

– La Presidente della BCE non si è fermata qui. Tirando le conclusioni del ragionamento precedente, ha concluso che “sebbene tutte le opzioni siano sul tavolo, il PEPP e le TLTRO III hanno dimostrato la loro efficacia nell’ambiente attuale e possono essere regolati dinamicamente per reagire all’evoluzione della pandemia.

È quindi probabile che rimangano gli strumenti principali per l’adeguamento della nostra politica monetaria.”

– Nel commentare l’esito dell’ultima riunione di politica monetaria della BCE, avevamo indicato che ritenevamo proprio PEPP e TLTRO-III gli elementi centrali della decisione di dicembre. Le dichiarazioni di Lagarde confermano la nostra convinzione.

L’intervento sul programma TLTRO-III potrebbe includere un’estensione del periodo di applicazione del regime premiante di tasso, in modo da stimolare la domanda alle ultime due aste. Nel caso del PEPP, la nostra previsione era e resta quella di un’estensione da giugno a dicembre 2021, con aumento del plafond a 1800-1850 miliardi di euro.

Brexit: l’ennesima settimana decisiva è arrivata. Le due vie possibili sono costituite da un accordo commerciale di libero scambio ridotto all’osso, e da un’uscita senza accordo, con l’applicazione dei dazi previsti dalla tariffa standard. In entrambi i casi, dal 1° gennaio torneranno ad applicarsi i controlli doganali.

L’uscita senza accordo comporterà un rischio di rappresaglie legali e commerciali, se il governo britannico insisterà con l’approvazione dello UK Internal Market Bill. Ma anche se l’accordo commerciale sarà siglato, le relazioni potrebbero rivelarsi ugualmente turbolente.

– I resoconti forniti in questi giorni da Reuters e The Guardian suggeriscono che il negoziato fra Unione Europea e Regno Unito sull’accordo commerciale post-Brexit non sarà concluso prima della scadenza indicata dal Parlamento Europeo, il 16 novembre.

Le due fonti indicano come vero punto di non ritorno la metà della prossima settimana: la bozza dell’accordo dovrebbe essere finalizzata per la riunione degli ambasciatori UE, fissata provvisoriamente il 18/11, e quindi essere approvata dai capi di governo dell’UE il 19/11, in videoconferenza. Il Parlamento Europeo sarebbe quindi chiamato a pronunciarsi a dicembre, forse addirittura il 28/12.

– Ma che cosa c’è in gioco, questa volta? Qualunque sia l’esito dei negoziati, il Regno Unito uscirà a tutti gli effetti dal mercato unico il 31 dicembre, e saranno ripristinati i controlli doganali. In tutti gli scenari le imprese devono prepararsi a un aggravio delle pratiche amministrative connesse all’attività di import-export. In teoria, difetti di preparazione a livello di dogane, logistica e imprese potrebbero causare una brusca frenata dell’interscambio a gennaio per mere ragioni tecniche.

L’ultima indagine DMP fra le imprese, però, mostra che soltanto una piccola quota di imprese si reputa del tutto impreparata, mentre una quota di circa un terzo è “parzialmente preparata” e le altre o sono pronte, o non operano con l’UE. Si aggiunga, che le dogane britanniche potrebbero decidere di applicare con maggiore flessibilità le regole nelle prime settimane, al fine di ridurre il rischio di congestione. Le imprese si stanno anche cautelando mantenendo livelli di scorte più elevati. Perciò i timori di osservare un crollo dell’attività per carenza di preparativi dovrebbero rivelarsi infondati. Nel settore finanziario, la preparazione risulta già molto avanzata, e le implicazioni sono indipendenti dai negoziati.

* Nel caso di accordo, le due parti applicheranno un regime di dazi agevolato, essenzialmente nullo.

L’accordo consentirebbe anche di definire procedure concordate per la gestione delle controversie e fisserebbe vincoli per l’erogazione degli aiuti di stato che garantiscano un elevato allineamento al regime UE.

* Se il negoziato fallisse, invece, il Regno Unito applicherebbe alle importazioni dall’UE la UK General Tariff, mentre l’UE applicherebbe la sua Tariffa Comune. In questo secondo scenario, vi sarebbero ulteriori problematiche legate all’intenzione del governo britannico di far approvare un provvedimento, il cosiddetto UK Internal Market Bill, che secondo l’UE configura una violazione del trattato di recesso, e in particolare delle disposizioni contenute nel Protocollo sull’Irlanda.

La legge consentirebbe al governo di violare il protocollo sia per cancellare l’obbligo di dichiarazione doganale per le esportazioni da Irlanda del Nord a Gran Bretagna, sia per ridurre l’ambito di applicazione della normativa comunitaria sugli aiuti di stato. Se la proposta di legge sarà promulgata, scatteranno azioni legali da parte dell’Unione.

– Alla fine, però, le differenze di lungo termine tra i due assetti potrebbero essere minori di quanto si potrebbe pensare. Alcuni osservatori come Ivan Rogers2, ad esempio, ritengono che UK e Unione Europea siano destinate a divergere gradualmente nel tempo anche se sarà firmato un accordo commerciale.

E se tale processo non sarà gestito con cautela, il rischio è che l’allontanamento della normativa britannica da quella UE si accompagni a rappresaglie commerciali da parte dell’Unione.

Stati Uniti. Il risultato elettorale del 3 novembre dà la maggioranza sia del voto popolare sia dell’Electoral College, a Biden. I risultati non sono ancora certificati, ma sono altamente probabili. Il Congresso sarà probabilmente diviso, con una risicata maggioranza repubblicana. L’elettorato ha spinto i partiti verso il centro, scegliendo un presidente più moderato di Trump, ma anche ridimensionando lo spostamento verso “sinistra” del Partito democratico.

Lo scenario centrale è quindi una presidenza Biden con un piano di azione più moderato rispetto al programma elettorale, ma ancora incentrato su un’azione efficace contro la pandemia e un ampio sostegno all’economia. Il Congresso potrebbe cooperare.

– A 10 giorni dall’Election Day, l’incertezza pre-elettorale è ampiamente ridimensionata, ma non completamente eliminata. Qual è il quadro politico per il 2021?

– Presidente. Biden ha ottenuto la maggioranza del voto popolare e dei delegati all’Electoral College (290 su 538). Ma per avere l’esito ufficiale devono essere superati ancora alcuni ostacoli, che potrebbero richiedere diverse settimane.

* Alcuni Stati non hanno ancora i risultati definitivi: in North Carolina le schede possono arrivare fino al 12 novembre, in Georgia (assegnato a Biden), in base alla legislazione statale, è stato ordinato un riconteggio perché il distacco fra i due candidati è al di sotto del limite fissato dalla legge.

* Una volta conclusi i conteggi, gli Stati devono certificare i risultati per selezionare i delegati all’Electoral College entro l’8 dicembre, in tempo per la data dell’elezione del presidente, fissata dalla legge al 14 dicembre. Trump ha aperto ricorsi con l’obiettivo di bloccare/ritardare la certificazione dei risultati in Pennsylvania, Michigan e Arizona, in base a presunte irregolarità del voto e dello spoglio delle schede.

L’obiettivo è trasferire eventualmente ai parlamenti statali la nomina dei delegati all’Electoral College. Ci sono pochi precedenti legali per cause simili e non ci sono evidenze di irregolarità.

* Il ritardo nella certificazione dei risultati e il mancato riconoscimento della sconfitta da parte di Trump, probabilmente non avranno effetti definitivi, ma dilazionano la designazione di Biden a “president Elect” e bloccano l’erogazione di fondi, spazi e risorse per l’operatività del team di transizione, creando difficoltà obiettive al suo avversario.

* Il 6 gennaio 2021 il nuovo Congresso si riunisce, conta i voti elettorali e il vice-presidente in carica nomina il nuovo presidente, salvo contestazioni che devono essere accettate o rifiutate da ciascun ramo del Congresso. Il 20 gennaio il presidente uscente decade e nuovo presidente ne assume i poteri.

– Congresso. La Camera rimane in mano ai Democratici, ma con una maggioranza ridimensionata. Su 435 seggi totali, ai Democratici sono stati assegnati 224 seggi (dai 232 della Camera attuale), contro i 211 assegnati ai Repubblicani. Il Senato è ancora incerto: ora i Repubblicani hanno 50 seggi e i Democratici 48, ma ci sono due seggi in Georgia (ora detenuti da Repubblicani) per cui si terranno elezioni suppletive il 5 gennaio 2021.

In caso di passaggio ai Democratici di entrambi i seggi (che al momento non è lo scenario centrale), la parità sarebbe spezzata dal vice-presidente (presumibilmente K. Harris).

– Lo scenario centrale, quindi, nonostante le turbolenze possibili nel prossimo mese, è una presidenza Biden, con un Congresso diviso. In questo quadro, non c’è spazio per grandi riforme o modifiche radicali e controverse alla legislazione vigente.

Ma c’è il segnale che il Congresso e la presidenza sono spinti dagli elettori verso il centro e verso posizioni che possono portare a legiferare su alcuni temi urgenti e importanti per il Paese: gestione dell’economia e della sanità durante la pandemia, immigrazione, ambiente e integrazione razziale. Il risultato elettorale può rappresentare un meccanismo di controllo per riportare la leadership dei partiti verso il centro.

– Biden, che ha avuto un risultato più soddisfacente rispetto a quello del Partito democratico nel suo complesso, avrà un’investitura a governare su posizioni centriste, limitando l’espansione delle frange democratiche più progressiste.

Il Partito repubblicano, d’altra parte, che ha avuto un successo maggiore rispetto a quello di un presidente politicamente imprevedibile e con visioni “estreme” in alcune aree (sanità, commercio, immigrazione), potrà riportare il baricentro verso visioni potenzialmente più conciliabili con quelle dei Democratici. Quindi, si aprano spiragli di cooperazione fra un’Amministrazione Biden e un Senato ancora guidato da McConnell per ottenere qualche risultato, meno eclatante di una profonda riforma tributaria, ma costruttivo in termini di sostegno all’economia e di riduzione delle fratture sociali.

Un interrogativo cruciale riguarda il ruolo politico di Trump nel futuro del Partito repubblicano, ma la perdita dell’immunità da presidente di fronte alle molte cause legali aperte contro Trump probabilmente frenerà il suo coinvolgimento diretto.

In ogni caso, Biden avrà spazio comunque, attraverso i suoi poteri esecutivi, per riportare gli USA sul sentiero abbandonato della cooperazione internazionale, sia politica, sia commerciale, sia ambientale.

– In conclusione, la volontà di Biden di essere un “presidente che unisce il Paese” potrebbe permettere di sostituire il programma di grandi aumenti di spesa e di imposte, con una combinazione di misure di più basso profilo ma con la capacità di interrompere il trend di ininterrotta polarizzazione culminata nella spaccatura totale emersa durante la presidenza Trump.

Fonte: BondWorld.it

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