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Il Punto : Stati Uniti due settimane dalla riunione del FOMC

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Il Punto : Stati Uniti. A due settimane dalla riunione del FOMC di giugno, un aggiornamento sulle nuove informazioni disponibili include dati molto forti per il mercato del lavoro e i consumi,……

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a cura dell’ Ufficio Studi Banca Intesa SanPaolo


misti nelle altre aree, insieme a una stabilizzazione del quadro della politica commerciale.

I verbali della riunione di giugno, in uscita il 10/7, e le audizioni di Powell in Congresso (10/7 e 11/7) potrebbero guidare la lettura di dati ed eventi per valutare le condizioni che porterebbero a un taglio dei tassi già a fine luglio.

Con le informazioni disponibili, in media positive, il FOMC si troverà in una posizione difficile a luglio, viste le aspettative di tagli imminenti molto radicate mentre i rischi si sono, per ora, rivelati meno ampi di quanto atteso a giugno.

– Alla riunione di giugno, il FOMC ha indicato che, visto l’aumento dell’incertezza su crescita globale e politica commerciale, “monitorerà da vicino le implicazioni delle informazioni in arrivo per lo scenario economico e agirà come appropriato per sostenere l’espansione”.

Il Punto – Quanto è probabile un taglio a luglio?

Le informazioni rilevanti riguardano due fronti: dati macroeconomici e politica commerciale.

– Dati macroeconomici. A livello domestico, i dati che hanno rilevanza per lo scenario dei prossimi trimestri hanno per ora dato indicazioni miste, che confermano da un lato solidità di consumi e mercato del lavoro e, dall’altro, relativa debolezza degli investimenti, su cui gravano maggiormente l’incertezza legata ai dazi e la fragilità della domanda estera.

Nel complesso, dati e indagini restano in linea con prosecuzione dell’espansione, nonostante i timori riportati dalle imprese riguardo alla turbolenza della politica commerciale.

Il Punto – Sul fronte dei consumi, la spesa personale ha registrato aumenti solidi a maggio e aprile, con indicazioni di riaccelerazione della dinamica trimestrale da 0,9% t/t ann. del 1° trimestre verso un ritmo vicino a 3,5% t/t ann.

Nelle ultime rilevazioni delle indagini di fiducia emerge qualche timore delle famiglie per l’impatto dei dazi, ma la mancata imposizione dei nuovi dazi verso la Cina sarà letta in modo positivo.

Soprattutto, i consumi restano sostenuti dal mercato del lavoro al pieno impiego, da condizioni finanziarie accomodanti e da mercati in rialzo.

I dati dei nonfarm payroll , del tasso di disoccupazione e dei nuovi sussidi danno un quadro stabilmente positivo, al di là della volatilità mensile.

I dati dell’employment report di giugno mettono in dubbio i timori di rallentamento significativo della crescita degli occupati dalla media intorno a 200 mila unità al mese vista nel 2018.

Con gli occupati in aumento a giugno di 224 mila, la variazione mensile media a 3 mesi passa a 171 mila, un ritmo molto solido nel decimo anno della ripresa.

Inoltre, la forza lavoro a giugno ha segnato un ampio aumento, con un incremento di un decimo sia del tasso di partecipazione sia di quello di disoccupazione. I dati dell’employment report di giugno vanno letti come un segnale sempre forte, e in linea con una crescita del PIL per ora sopra il potenziale (v. sezione Osservatorio dati macroeconomici).

– Gli investimenti non residenziali sono la principale fonte di rischio, per via dell’indebolimento degli ordini e dell’aumento di incertezza sui dazi. I segnali su questo fronte sono misti.

Anche se l’ISM manifatturiero si sta avvicinando alla soglia di 50, l’ISM non manifatturiero è in territorio espansivo e l’indagine presso le piccole imprese (NFIB) resta su livelli storicamente molto elevati, con indicazioni di aumenti di spesa in conto capitale e aspettative di espansione dell’attività e di occupazione.

Anzi, il principale problema delle imprese è reperire manodopera, la cui scarsità è un freno effettivo all’attività.

Anche un’indagine della Philadelphia Fed riporta piani di aumento degli investimenti nel 2° semestre, sia nel manifatturiero sia nel non manifatturiero e ridimensiona i timori di inversione ciclica, pur confermando la fase di rallentamento della crescita.

L’ISM non manifatturiero a giugno ha corretto sui livelli di metà 2017, senza però dare segnali preoccupanti per la tenuta dell’espansione.

– Sul fronte internazionale, le nuove informazioni sulla crescita dei principali partner sono in media deboli, con un deterioramento dei dati cinesi e di quelli europei. In entrambe le aree, tuttavia, dopo la riunione del FOMC le autorità monetarie hanno dato indicazioni espansive.

In particolare, la svolta di Draghi alla conferenza di Sintra con segnali espliciti di possibili interventi sia sui tassi sia sugli acquisti di titoli, ha determinato un significativo allentamento delle condizioni monetarie nell’area euro.

Il Punto – Politica commerciale e dazi. La novità principale su questo tema è l’arretramento dell’amministrazione USA dalle posizioni aggressive prese negli ultimi due mesi su vari fronti, senza però modifiche strutturali al clima generale di tensione e incertezza.

– La riapertura delle trattative USA-Cina, avvenuta dopo l’incontro Trump-Xi alla riunione dei G20, ha sancito anche la sospensione (temporanea) della minacciata introduzione dei dazi USA del 25% su 325 mld di importazioni dalla Cina, la revoca del blocco totale di vendite di prodotti tecnologici a Huawei (con l’esclusione di prodotti rilevanti per la sicurezza nazionale) e un aumento di acquisti di soia da parte della Cina.

Questo è un elemento positivo per lo scenario economico, sia americano sia globale. Un accordo resta ancora incerto, soprattutto alla luce dell’opposizione interna in Cina ad ampie concessioni alla controparte. Tuttavia, rispetto a metà giugno i rischi di breve termine si sono ridotti.

– La minaccia di sanzioni contro il Messico collegate al flusso di richiedenti asilo negli USA è rientrata a pochi giorni dall’annuncio, in seguito a interventi attivi da parte del governo messicano.

Tuttavia, la possibilità di dazi giustificati da un nuovo tema non economico (oltre alla già utilizzata sicurezza nazionale) contro un partner commerciale “alleato” ha ulteriormente aumentato il clima di incertezza generale, con potenziali ricadute negative sulle catene globali del valore. In positivo, va notato che il Messico ha approvato l’USMCA (nuovo NAFTA), ed è possibile che il Congresso USA consideri la ratifica nel prossimo mese, ma al momento la maggioranza nei due rami non è garantita.

– Riguardo ai negoziati con l’Europa, negli ultimi giorni l’amministrazione ha segnalato la volontà di aumentare i beni europei soggetti a nuovi dazi nel momento in cui sarà disponibile il parere del WTO sulla controversia relativa ai sussidi a Airbus.

Il WTO per altro sta anche valutando una causa “gemella” aperta dall’UE contro Boeing. Per ora, dopo circa un anno di trattative, un eventuale accordo con l’UE resta lontano, anche per via del rifiuto europeo di mettere sul tavolo delle trattative anche il settore agricolo.

A novembre, quando la Casa Bianca riprenderà in mano il dossier auto, i negoziati potrebbero portare all’introduzione di dazi sul settore automobilistico.

Tuttavia, se sarà stato ratificato il nuovo NAFTA, Canada e Messico dovrebbero essere esenti dai dazi sulle auto, rendendo marginalmente più probabile l’introduzione di penalizzazioni solo verso l’UE, con minore impatto sulla crescita USA.

– In conclusione, le nuove informazioni macroeconomiche, pur essendo miste, non danno indicazioni di deterioramento del ciclo e delle aspettative.

Riguardo ai dazi, ci sono state due notizie positive: da un lato, la ripresa delle trattative con la Cina e il disinnesco, se pure temporaneo, dei dazi su 325 mld di importazioni dalla Cina; dall’altro, i possibili passi avanti per la ratifica del NAFTA.

Pertanto, i rischi come minimo non sono aumentati, anche se l’incertezza rimane comunque elevata, soprattutto per lo scenario degli investimenti.

– Un eventuale taglio dei tassi a luglio dipenderà dalle condizioni che il FOMC complessivamente ritiene necessarie per agire in modo pre-emptive.

Si richiede un miglioramento su tutti i fronti per restare fermi, o basta un “non peggioramento” o un “miglioramento medio” per evitare un taglio? Su questo punto, saranno cruciali due eventi.

I verbali della riunione di giugno, in pubblicazione il 10/7, dovrebbero indicare se per un taglio è necessario un peggioramento di breve termine dei rischi, o se le condizioni vigenti a giugno sarebbero sufficienti per un intervento ravvicinato.

Ancora più importanti saranno le audizioni di Powell in Congresso per la presentazione del Monetary Policy Report (10/7 alla Camera e 11/7 al Senato), quando il presidente dovrà prendere una posizione che convalidi o metta in dubbio le aspettative di mercato per un taglio dei tassi già a luglio.

Alla luce delle nuove informazioni, soprattutto dal mercato del lavoro, sarebbe ragionevole prevedere un intervento non prima di settembre, ma bisognerà vedere se la Fed sarà disposta a deludere aspettative ormai radicate per un taglio dei tassi questo mese.

Fonte: BondWorld.it

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