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Il Punto su BCE e Brexit

BCE: l’ultima riunione del 2018 sarà ancora scarna di annunci. Potrebbe essere forse prorogata ancora la piena allocazione, mentre gli annunci su reinvestimenti e rifinanziamento a lungo termine arriveranno soltanto nel corso del 2019. Nello scenario macroeconomico, la BCE segnalerà una maggiore incertezza….

a cura dell’ Ufficio Studi Banca Intesa SanPaolo


La riunione BCE del 13 dicembre chiude un 2018 che ha visto il primo passo verso la normalizzazione della politica monetaria con l’annuncio, a giugno scorso, della fine dell’APP.

Il 2019, invece, dovrebbe essere l’anno della svolta per i tassi di interesse.

Le previsioni dello staff verranno estese fino al 2021 e dovrebbero essere ancora coerenti con un ciclo di rialzi moderati dopo l’estate.

I rischi verranno ancora valutati come “circa bilanciati”, anche se il comunicato probabilmente segnalerà che è aumentato il grado di incertezza.

Più membri del Consiglio nelle ultime settimane hanno dichiarato che i dati recenti e i risultati delle indagini non hanno modificato in modo significativo le prospettive di ritorno dell’inflazione al target nel medio periodo, data la resilienza della domanda interna e i segnali di accelerazione di prezzi e salari.

Tuttavia, le sorprese negative arrivate dai dati economici autunnali hanno indotto i mercati a rivedere al ribasso le attese di rialzo dei tassi nella seconda metà del prossimo anno, e oggi è scontato un solo, piccolo, rialzo del tasso sui depositi.

Continuiamo a ritenere che la BCE voglia disfarsi del regime di tassi negativi entro la fine del 2019, ma bisogna ammettere che la svolta non sarà facile da gestire, data l’incertezza sul ciclo e il rischio di apprezzamento del cambio da metà 2019, in caso di esaurimento del ciclo di rialzi Fed.

Tuttavia, pensiamo che l’incertezza sul quadro macro peserà più sui rialzi del tasso refi nel 2020 che non sul rialzo del tasso sui depositi nel 4° trimestre 2019.

Anche con un tasso sui depositi a zero e un refi marginalmente positivo a fine 2019, la politica monetaria resterebbe comunque ampiamente accomodante, se sarà confermata la previsione di crescita nominale al 3,2% anche nel 2020-21.

La BCE, proprio in vista dell’incertezza sul ciclo globale nel 2020, potrebbe voler archiviare il regime di tassi negativi.

Il Consiglio vorrà in ogni caso preparare con largo anticipo la svolta sui tassi e introdurre modifiche alla guidance sui tassi entro giugno 2019.

Un altro nodo della politica monetaria è la gestione dei reinvestimenti delle scadenze del portafoglio APP, che per ora avviene integralmente.

Pensiamo che la BCE non abbia urgenza di modificare la guidance sui riacquisti, ma non è escluso che avvii il dibattito già la prossima settimana.

Nella prima metà del 2019, però, il Consiglio potrebbe decidere di fornire maggiori dettagli sulla politica di reinvestimento, in particolare chiarendo cosa intende per un “periodo esteso di tempo”.

La BCE potrebbe seguire una strategia simile a quella adottata dalla Fed nel 2014, indicando che comincerà a scalare i riacquisti solo dopo che il ciclo di rialzi sarà ben avviato.

È possibile quindi che la guidance sui riacquisti verrà modificata insieme alla guidance sui tassi.

La prossima settimana non mancheranno domande sugli effetti dell’entrata in vigore delle nuove quote capitale a partire da gennaio 2019 sulla politica di reinvestimento e sulla ripartizione dei rischi tra bilancio dell’Eurosistema e bilanci delle Banche centrali nazionali.

Riteniamo che l’entrata in vigore delle nuove quote capitale non avrà effetto sulla ripartizione dei rischi, ma non escludiamo che i reinvestimenti possano rispecchiare le nuove quote.

Riteniamo probabile che la prossima settimana, la BCE estenda l’assegnazione piena nelle aste di rifinanziamento fino all’ultimo periodo di mantenimento di riserva 2021.

L’eccesso di liquidità sistemico, resterà significativo anche dopo lo scadere delle TLTRO II perché legato alla dimensione del bilancio BCE gonfiato dal portafoglio APP.

Si aggiunga che il tasso (pre)-ESTER che sostituirà l’EONIA da ottobre 2019 scambia sotto il tasso sui depositi. In questo contesto sarà difficile riprendere il controllo del corridoio dei tassi.

La scadenza della prima delle TLTRO II si avvicina. I verbali della riunione di ottobre indicavano che i membri del Consiglio hanno discusso gli effetti della progressiva riduzione di duration della liquidità assegnata con le TLTRO II sulla posizione di liquidità delle banche.

È noto che con il ridursi della vita residua al di sotto dell’anno della prima asta TLTRO II, l’effetto sul NSFR (net stable funding ratio) non sarebbe trascurabile e potenzialmente questo potrebbe avere ripercussioni sulla capacità delle banche di erogare nuovo credito.

Praet ha però dichiarato che dicembre potrebbe essere troppo presto perché la BCE decida su nuovi prestiti a lungo termine.

Pensiamo che per marzo prossimo la BCE possa annunciare un’ultima asta ponte a condizioni meno agevolate, indicizzata al Refi anziché al tasso sui depositi, per consentire alle banche, ancora in difficoltà, di tornare alla normalità, considerate anche le modifiche regolamentari in corso.

Nel 2019, verrà a scadenza il mandato di tre su sei membri del comitato esecutivo: Praet a maggio, Draghi a ottobre e Coeuré a dicembre.

La guidance sui tassi e riacquisti è una delle eredità della BCE di Draghi.

Sarà da verificare se il nuovo comitato vorrà rispettare la formulazione attuale della guidance che lega il rialzo dei tassi a variabili di stato ovvero all’evoluzione dell’inflazione.

Brexit: le cose si mettono subito male per il governo, alle prese con la ratifica parlamentare dell’accordo raggiunto con l’UE.

Nel primo giorno di dibattito sulla ratifica dell’accordo di recesso con l’UE, il governo ha già dovuto incassare due colpi pesanti.

In primo luogo, il parlamento britannico ha approvato una contempt motion contro il governo, obbligandolo a presentare l’intera documentazione legale preparata in merito all’accordo siglato con l’UE, invece che una “significativa sintesi”.

Nell’occasione, i nord-irlandesi del DUP hanno votato con le opposizioni. La documentazione poi consegnata non aiuterà il governo a garantirsi il sostegno degli euroscettici, in quanto conferma che il Regno Unito potrebbe rimanere bloccato nell’unione doganale UE a tempo indeterminato, se non fosse possibile concordare un trattato commerciale con l’UE.

Secondo, il parlamento ha approvato una mozione secondo la quale dovrà essere il parlamento a decidere che cosa fare in caso di rigetto dell’accordo con l’UE.

Non è chiaro se ciò sia legalmente vincolante per il governo, ma come minimo rappresenterà un significativo vincolo politico imposto sulle azioni successive del governo.

La bocciatura dell’accordo da parte del parlamento al voto dell’11 dicembre appare in questo momento quasi certa.

Infine, l’avvocatura generale della Corte Europea di Giustizia ha pubblicato un parere legale in base al quale suggerisce alla Corte che il Regno Unito potrebbe ritirare la propria richiesta di recesso prima del 29 marzo, sebbene a tre condizioni:

(1) che sia stata decisa in base alle procedure costituzionali del paese,

(2) che sia notificata formalmente al Consiglio Europeo e

(3) che non implichi comportamenti offensivi (in particolare, che sia fatta in buona fede e non per guadagnare tempo nei negoziati).

Se il parere sarà accolto dalla Corte Europea, il Regno Unito potrebbe quindi annullare la procedura di recesso con un voto parlamentare o, più probabilmente, con un nuovo referendum popolare.

Tuttavia, il tempo per organizzare un nuovo referendum potrebbe ormai essere esaurito: la commissione elettorale richiederebbe sei mesi fra l’indizione della consultazione e il suo svolgimento, sicché le procedure ordinarie richiederebbero una significativa estensione del periodo negoziale.

Ma in maggio ci sono le elezioni del parlamento europeo, e la situazione del Regno Unito dovrebbe auspicabilmente essere definita con adeguato anticipo rispetto alla consultazione elettorale, oppure “molto tempo dopo”, diciamo due anni.

Però concedere una simile estensione avrebbe senso soltanto se ci fosse evidenza di un significativo spostamento dell’opinione pubblica a favore di uno scenario di permanenza nell’UE.

Fonte: BondWorld.it

 

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