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Il Punto su Italia e sulla Brexit

La Commissione Europea richiede l’avvio di una procedura per disavanzo eccessivo (EDP) contro l’Italia, che potrebbe forse partire a gennaio. L’unico altro paese in EDP è la Spagna, che però finora non ne ha particolarmente risentito.. …

a cura dell’ Ufficio Studi Banca Intesa SanPaolo


In realtà, la vera preoccupazione dovrebbe essere quella di preservare la fiducia degli investitori. Lo scarso risultato del BTP Italia mostra che neppure il sostegno dei risparmiatori può essere dato per scontato, e che servono politiche di bilancio in grado di ricevere la fiducia degli investitori per garantirlo.

Secondo l’opinione pubblicata dalla Commissione Europea il 21 novembre, l’Italia non ha conseguito alcun progresso nel rispetto delle raccomandazioni specifiche, e quindi si trova in uno stato di inadempienza particolarmente grave, dovuta sia al mancato rispetto del criterio di riduzione del debito, sia al rischio di rilevante deviazione dagli obiettivi fiscali nel 2019. Nel rapporto ex art. 126.3 del Trattato, la Commissione raccomanda quindi l’avvio di una procedura per disavanzo eccessivo (EDP) contro l’Italia. La motivazione è legata al mancato rispetto del criterio di riduzione del debito nel 2017 (sulla base dei dati consuntivi), nonché nel biennio 2018-19 (sulla base delle previsioni).

 La Commissione reputa che siano venuti meno i fattori mitiganti che avevano evitato l’avvio di una EDP in primavera, in particolare:

  1. la previsione di crescita nominale superiore al 2% non consente di utilizzare la giustificazione delle condizioni macroeconomiche avverse;
  2. ci sono passi indietro sul fronte delle riforme, in particolare sulle pensioni;
  3. . sia i target del governo, sia le previsioni della Commissione configurano un “rischio di deviazione significativa” nel 2018 e una “inosservanza particolarmente grave” per il 2019 della regola sull’aggiustamento strutturale (il cui rispetto “di massima” era stato il principale fattore rilevante in base al quale l’Italia era stata giudicata compliant sulla regola del debito negli anni scorsi.

▪ Nel complesso, l’analisi della Commissione giustifica una procedura per disavanzo eccessivo basata sul debito, primo caso nella storia del Patto di Stabilità e Crescita. Il rapporto della Commissione non implica l’apertura automatica di una procedura: deve essere sottoposto al Comitato per gli Affari Economici e Finanziari che deve esprimere un parere entro due settimane, a seguito del quale la Commissione può indirizzare un parere all’Italia e una raccomandazione più ampia al Consiglio Europeo. Verosimilmente, l’apertura formale della procedura potrebbe avvenire nei primi mesi del 2019, forse già a gennaio.

 Le prime raccomandazioni non saranno rese note, ma in caso di grave inadempienza il punto di controllo può essere collocato dopo tre mesi, invece che dopo sei.

Ciò non è irrilevante, perché in tal caso la presa d’atto che l’Italia non sta rispettando le raccomandazioni potrebbe arrivare prima delle elezioni europee del 26 maggio, potenzialmente accompagnata da una proposta di sospensione parziale o totale dei fondi strutturali. Non è un passo scontato: la Spagna è in EDP dal 2017, nel 2018 non ha riportato il deficit sotto il 3% ma per il momento non pare che la Commissione intenda sanzionarla. Dipende però dalla volontà dello Stato membro di raggiungere un compromesso accettabile sul percorso di miglioramento.

Rispetto all’avvio dell’iter che potrebbe portare alla procedura per deficit eccessivo, il Governo italiano ha risposto con una dichiarazione formale del ministro del Tesoro Tria e un intervento alla Camera del Primo Ministro Conte, ambedue in data 22 novembre.

Entrambi hanno difeso l’impianto della manovra che porterà nelle previsioni del Governo a maggiore crescita. Tria ha sottolineato come il bilancio programmatico italiano assicuri il totale controllo dei conti pubblici nei limiti della moderata politica espansiva resa necessaria dal rallentamento dell’economia europea ed italiana. Il Governo si è detto altresì convinto che la manovra prevista per il 2019 garantisca in ogni caso anche l’obiettivo della riduzione del rapporto debito/PIL. Il Tesoro si impegna a continuare il dialogo con la Commissione alla ricerca di una soluzione condivisibile nell’interesse reciproco e il Premier Conte ha dichiarato che se, nonostante tutto, sarà aperta una procedura d’infrazione il Governo chiederà tempi di attuazione “molto distesi”. Entrambi gli interventi sottolineano l’obiettivo finale della manovra, lasciando aperta la porta al dialogo. Una risposta più esaustiva ai rilievi della UE, che al momento resta la posizione ufficiale del Governo, era stata peraltro inviata lo scorso 13 novembre. Il Governo italiano appare dunque consapevole del mancato rispetto del Patto di Stabilità e Crescita ma lo ritiene un passo necessario per il sostegno alla crescita del Paese.

Tuttavia, non è la EDP che il Governo italiano deve temere. In un paese ad alto debito, l’azione di politica economica deve assicurarsi la fiducia dei creditori. La diffidenza degli investitori esteri era già emersa a maggio, e non è una novità.

Il Governo confidava però in una ripresa della domanda di debito pubblico da parte delle famiglie italiane, allettate dall’aumento dei rendimenti. In realtà, i dati mostrano che fino ad agosto le famiglie non avevano del tutto rimpiazzato le scadenze di portafoglio, e che il valore nominale dei titoli di Stato in loro possesso era calato di circa 3 miliardi da giugno. La quota di debito detenuta dalle famiglie era scesa al 4,5% in agosto, e tale tendenza è probabilmente proseguita nel bimestre successivo. L’esito del collocamento dell’ultimo BTP Italia, conclusosi con una domanda inferiore al miliardo di euro da parte della clientela retail, evidenzia che il clima di incertezza e il rendimento negativo dei titoli di Stato sul mercato (-7,6% da metà maggio) hanno preoccupato le famiglie risparmiatrici, scoraggiandole finora dall’investire nel debito pubblico.

Brexit: domenica 25 si svolgerà la riunione straordinaria del Consiglio Europeo per concludere l’accordo con il Regno Unito. Poi si giocherà la partita più difficile, quella della ratifica parlamentare.

▪ La riunione straordinaria del Consiglio Europeo sulla Brexit è stata confermata per domenica 25 novembre. La presidenza dell’Unione ha inviato ai 27 Stati membri anche la dichiarazione politica sulle future relazioni fra Regno Unito ed UE, che oggi sarà esaminata a livello tecnico in preparazione all’incontro dei capi di Stato e di Governo.

Il documento impegna le parti a evitare dazi, tributi o restrizioni quantitative sul commercio in tutti i settori. L’ultimo ostacolo all’approvazione è ora la questione di Gibilterra: il Governo spagnolo ha giudicato non risolutiva la conversazione telefonica fra Sánchez e May e continua a minacciare voto contrario all’accordo se non sarà riconosciuto alla Spagna il potere di decidere se le concessioni fatte al Regno Unito si applicheranno anche a Gibilterra. La Spagna non ha potere di veto (la decisione sarà a maggioranza qualificata), ma è difficile che la dichiarazione politica possa passare senza aver assicurato l’unanimità degli Stati membri.

▪ Dopo il via libera a bozza di Trattato e Dichiarazione, sarà avviato il processo di ratifica. Il Parlamento Europeo deve dare il via libera a maggioranza semplice, quindi il Consiglio Europeo approverà il documento a maggioranza qualificata. Intanto, dovrà essere effettuata anche la ratifica da parte del Regno Unito, mediante un voto “significativo” da parte del Parlamento.

Questo rimane lo scoglio più arduo da superare. Anche se la minaccia dei conservatori euroscettici di sfiduciare May è finita nel nulla, nell’ultima settimana è arrivato l’annuncio che gli unionisti nord-irlandesi del DUP, che attualmente forniscono appoggio esterno al governo conservatore, voteranno contro l’accordo. I numeri appaiono quindi molto sfavorevoli, e servirà un miracolo politico nelle prossime settimane per assicurare la ratifica.

Fonte: BondWorld.it

 

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