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Il Punto sulla Brexit

Brexit: come atteso, il Parlamento britannico ha bocciato il trattato di recesso firmato dal governo britannico, che ha sprecato un altro mese senza motivo…..

a cura dell’ Ufficio Studi Banca Intesa SanPaolo


Entro martedì 29 sapremo qual è il piano B del Governo, che resta in carica, e il Parlamento potrebbe saggiare il sostegno di cui godono le diverse possibili alternative.

Il voto significativo del Parlamento britannico sul trattato di recesso concordato nel novembre 2018 si è concluso con una ampia sconfitta del Governo. Una successiva mozione di sfiducia delle opposizioni è stata bocciata, sicché il governo May resta in carica.

In base a quanto è emerso giovedì 17, il Governo presenterà prossimamente il suo piano B, che la Camera dei Comuni esaminerà e voterà il 29 gennaio.

La commissione Brexit della Camera dei Comuni ha riassunto in un rapporto (Response to the vote on the Withdrawal Agreement and Political Declaration: Options for Parliament) le opzioni che ora ha il Parlamento:

  1. rivotare l’accordo di recesso così com’è;
  2. lasciare l’UE il 29 marzo, senza accordo e senza periodo di transizione;
  3. chiedere al Governo di rinegoziare l’accordo. Vengono prospettati 3 obiettivi diversi fra i quali scegliere:

(a) modifiche ai back stop arrangements sul confine irlandese,

 (b) ripiegare su un accordo di libero scambio tipo Canada,

 (c) al contrario, prospettare di unirsi alla EEA per rimanere in unione doganale con l’UE;

  1. deliberare di organizzare un secondo referendum perché il popolo scelga se rimanere nell’UE, o, in caso negativo, quale tipo di Brexit preferisce.

Preoccupata per il rischio di spaccatura del partito conservatore, la Premier ha ribadito la contrarietà sia a ipotesi che prevedano la permanenza in un’unione doganale con l’UE, sia a un secondo referendum, mentre non ha escluso la possibilità di uscita senza accordo (che, invece, il ministro delle finanze Hammond aveva affermato sarebbe stata esclusa fra le opzioni nel volgere di qualche giorno).

Lo spazio per negoziati con l’opposizione appare limitato, in quanto il leader laburista Corbyn rifiuta di trattare fino a quando May non dichiarerà che un’uscita senza accordo è esclusa. Fallito il tentativo di sfiduciare il Governo, il Partito Laburista punta sulla opzione 3, e in particolare sulla richiesta di negoziare un ingresso permanente nell’unione doganale UE (ipotesi che, però, a prima vista sembra incompatibile con le linee rosse dell’UE). L’appoggio a un secondo referendum resta in stand – by .

La posizione ufficiale della Commissione Europea è che l’accordo approvato dal Consiglio Europeo lo scorso novembre resta il migliore possibile, e che sono improbabili modifiche significative.

Un’estensione “tecnica” del negoziato non viene esclusa, ma la sua proroga oltre la data di insediamento del nuovo Parlamento europeo appare molto problematica, e giustificabile soltanto se nel Regno Unito maturassero sviluppi molto significativi.

Nonostante l’ottimismo dei mercati, un’uscita senza accordo non può essere esclusa: infatti, non basta che il Parlamento sia contrario perché sia evitata, ma è necessario che ci sia il sostegno per una soluzione alternativa.

In caso contrario, l’estensione di qualche mese del periodo negoziale servirebbe soltanto a rinviare un poco il problema.

Fonte: BondWorld.it

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