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Intesa SanPaolo FOMC DEF il punto

Il Punto sull’Eurozona e sull’Italia

Il ciclo dell’Eurozona è ancora giovane. Il rallentamento di fine 2018 è temporaneo, la Commissione Europea ha tagliato le stime di crescita dell’Eurozona all’1,3% nel 2019, da un precedente 1,7%, ma si aspetta una ri-accelerazione dalla primavera…

a cura dell’ Ufficio Studi Banca Intesa SanPaolo


e una stabilizzazione della dinamica trimestrale circa al potenziale nel 2020. Le stime di crescita per l’Italia sono state riviste a 0,2% da 1,2% ma anche per il Bel Paese si spera in una crescita più vivace dal 2° trimestre.

Siamo più cauti sulle prospettive di ri-accelerazione del ciclo nei primi mesi di quest’anno.

L’incertezza regna sovrana sulle stime Eurozona 2019-2020 e per ora i dati lasciano poche speranze di ri-accelerazione a breve.

La Commissione ha preso atto del rallentamento in corso e ha tagliato le stime di crescita Eurozona all’1,3% nel 2019, da un precedente 1,7%.

Si valuta che il rallentamento sia ancora temporaneo: il profilo trimestrale assume, difatti, una ri-accelerazione della crescita a 0,3% t/t nel 1° trimestre di quest’anno e una stabilizzazione a 0,4% t/t dalla primavera.

Il PIL è visto tornare a crescere dell’1,6% nel 2020, poco al di sopra del potenziale, grazie in parte ad un effetto di calendario positivo.

Il rallentamento è diffuso a quasi tutta l’area, anche se le revisioni più marcate alle stime di crescita hanno interessato in particolare l’Italia (v.sotto), Irlanda e Germania.

Secondo il report della Commissione la crescita risente principalmente del rallentamento del commercio mondiale e dell’incertezza sulle politiche tariffarie.

La Commissione valuta che la Cina continuerà a rallentare anche se in modo ordinato, mentre è possibile che si veda una crescita più sostenuta in altre aree emergenti.

La Commissione riconosce che la frenata dell’industria è solo in parte dovuta agli effetti della nuova normativa UE sui gas di scarico nel comparto auto, dal momento che anche altri settori sono rallentati marcatamente dall’estate.

Un ulteriore elemento di incertezza è costituito dai negoziati su Brexit: le ipotesi alla base dell’aggiornamento delle previsioni sono di mantenimento dello status quo nelle relazioni commerciali.

La Commissione, come del resto la BCE, continua a ritenere che i fondamentali per la domanda interna siano ancora di supporto e coerenti con una crescita di consumi e investimenti solida nel biennio 2019-2020.

I consumi continueranno a beneficiare della crescita degli occupati e dell’accelerazione dei salari. Stando all’indagine sugli investimenti, le imprese hanno piani di spesa ancora aggressivi (4,5% nel 2019 dopo il 5% del 2018).

Tra i fattori di supporto un prezzo del petrolio più debole rispetto alle stime d’autunno (61 USD a barile) e politiche fiscali marginalmente più espansive in alcuni Paesi membri.

I rischi per le nuove stime di crescita sono ancora verso il basso dato l’elevato grado di incertezza.

Il recupero della dinamica trimestrale della crescita assume che alcune delle incertezze riguardanti il commercio mondiale rientrino nei prossimi mesi. In particolare, si ipotizza che la riapertura dei negoziati Stati Uniti-Cina ai primi di marzo non dia luogo ad una escalation delle tensioni commerciali.

Nel caso di Brexit, la Commissione sottolinea che un nodeal avrebbe ripercussioni non trascurabili sui mercati finanziari e sulle relazioni commerciali tra Regno Unito e paesi membri rispetto a quanto assunto nelle ipotesi di previsione.

Le revisioni alle stime per l’Irlanda riflettono un sentiero di crescita più debole nella prima parte del 2018 ma anche l’elevata incertezza sull’esito dei negoziati su Brexit e l’effetto che tale incertezza staavendo sulla fiducia.

Siamo meno positivi rispetto alla Commissione su una ri-accelerazione della crescita già dal 1° trimestre di quest’anno. Le indagini di fiducia hanno segnalato un ulteriore rallentamento del manifatturiero e dei servizi in Francia e Italia. I dati di produzione industriale di dicembre pubblicati in settimana suggeriscono che l’industria tedesca rimane in recessione e che le cose

Per quanto concerne l’Italia, come atteso, la Commissione UE nelle Previsioni Economiche d’Inverno ha rivisto al ribasso drasticamente, a 0,2% da 1,2% di novembre, la stima di crescita del PIL italiano nel 2019. Lo scenario della Commissione assume una prima metà dell’anno “anemica” (zero e +0,1% t/t nei primi due trimestri) e una ripresa nel 2° semestre (+0,2% t/t), che non è sufficiente ad alzare la media annua 2019 ma può consentire una ri-accelerazione nel 2020, a 0,8% (in termini grezzi, anche grazie ai due giorni lavorativi in più rispetto a quest’anno).

La precedente stima era di 1,3%. In ogni caso, la proiezione per l’anno prossimo non tiene conto del possibile aumento dell’IVA incluso nelle cosiddette clausole di salvaguardia.

Secondo la Commissione, mentre il rallentamento della prima parte del 2018 era dovuto soprattutto al minor vigore del commercio internazionale, la frenata più recente è attribuibile in primo luogo alla domanda domestica, in particolare per investimenti, anche legata all’incertezza sulle politiche economiche e alla salita dei costi di finanziamento.

Mentre i consumi dovrebbero mantenere un buon tasso di crescita, gli investimenti sono attesi in decisa frenata nel 2019, e rimanere deboli anche nel 2020.

Per quanto concerne le conseguenze sulla finanza pubblica, il Commissario Moscovici in conferenza stampa ha affermato che l’Italia sarà monitorata “nei tempi previsti dal semestre UE”, escludendo che vi sia alcuna accelerazione nel processo.

Intanto, il ministro Tria parlando in aula alla Camera ha escluso una manovra correttiva, in quanto l’eventuale aumento del deficit sarebbe dovuto unicamente alla minore crescita e dunque non impatterebbe sul saldo strutturale.

In sintesi, riteniamo plausibili le nuove stime della Commissione (anzi a nostro avviso nemmeno sullo 0,2% si possono escludere ulteriori rischi al ribasso, a meno di una ri-accelerazione non da metà anno ma già dal 2° trimestre).

Inoltre, la stima sul 2020 è ottimistica in quanto non tiene conto delle clausole di salvaguardia: sia che vi sia una restrizione fiscale, sia che le clausole siano coperte in deficit, la crescita sarà inferiore (nel primo caso per gli effetti delle misure di austerity, nel secondo caso per gli effetti della salita dello spread).

Quanto all’eventuale necessità di manovra correttiva, riteniamo sia improbabile prima delle elezioni europee, e comunque prima del monitoraggio di metà anno previsto dall’accordo Governo-UE di dicembre.

Poiché le stime sulle entrate in manovra sono calcolate su una crescita inerziale di 0,6%, l’impatto sul deficit nominale sarebbe di circa due decimi (da 2% a 2,2%).

È vero che l’effetto sul disavanzo strutturale dovrebbe essere limitato, tuttavia bisognerà vedere come la UE recepirà il mancato rispetto dei target sul rapporto debito/PIL (che quest’anno a nostro avviso potrebbe salire, anziché calare di un punto comeprevisto dal Governo).

Fonte: BondWorld.it

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