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Il Punto : Test della seconda onda per la ripresa economica globale

Il Punto : Anche se Next Generation EU non è ancora operativo (le istituzioni comunitarie non hanno ancora raggiunto l’accordo sul testo del regolamento), gli Stati membri iniziano a presentare i propri piani di rilancio.

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La Francia ha presentato recentemente il suo France Relance. Ma quanta crescita può generare NGEU?

– Quanta crescita può creare Next Generation EU? La questione sta già diventando importante, perché i governi stanno per presentare le proposte di budget per il prossimo anno, che includeranno anche i piani di impiego dei fondi europei. Quando la Commissione presentò la sua proposta in maggio, stimò per i paesi ad alto debito un impatto cumulato sul livello del PIL di 4 punti percentuali al 20241, e un effetto di un punto percentuale sul PIL UE dopo 10 anni.

Ricordiamo che la struttura del piano prevede una componente di trasferimento temporale di spesa (le erogazioni, distribuite fra 2021 e 2026, vengono finanziate da emissione di debito, che dovrà essere rimborsato entro la fine del 2058) e una seconda di trasferimento fra Stati (con i paesi ad alto reddito che finanziano spesa nei paesi a basso reddito).

Tale struttura, se sfruttata al massimo, implica un’amplificazione della crescita nel primo quinquennio anche senza ipotizzare l’attivazione di circuiti virtuosi secondari (guadagno di produttività, maggiore competitività ecc.). Limitandoci alla quota di trasferimenti, ipotizzando che sia interamente allocata a investimenti fissi aggiuntivi e che sia spesa con un profilo temporale crescente fino al 2023, il livello del PIL italiano potrebbe risultare più alto di 1,1 punti percentuali nel 2023 soltanto come effetto della maggiore domanda; quello della Spagna, di 1,5 punti.

L’impatto sul tasso di crescita, però, sarebbe soltanto di 0,4-0,5% negli anni di crescita degli investimenti, e diventerebbe negativo con il ritorno degli investimenti fissi al trend. Se includessimo con le medesime ipotesi anche la componente di prestiti, che però ha meno probabilità di essere aggiuntiva, i numeri raddoppierebbero, ma resterebbe il nodo della transitorietà.

– La possibilità di generare effetti più persistenti dipende dalla qualità degli interventi e della loro attuazione, e nello specifico dalla possibilità che consentano di spostare verso l’alto la crescita potenziale. Il ministro dell’economia Gualtieri ha comunicato al Parlamento che il Governo stima l’impatto di lungo termine sulla crescita in 0,2-0,5% “a seconda dell’efficienza ipotizzata della spesa aggiuntiva”, a cui si sommerebbe l’effetto delle riforme previste dal programma nazionale.

Purtroppo, questo tipo di stime è molto difficile. Possono esserci rendimenti decrescenti (ad esempio perché un’eccessiva concentrazione della spesa per investimenti porta a rincari di costo o alla selezione di progetti con un peggior bilancio costibenefici). Alcuni investimenti potrebbero non avere pronte ricadute in termini di maggior crescita del PIL, ma invece ridurre il costo di eventi catastrofici futuri (per es., le misure contro il dissesto idro-geologico o quelle di messa in sicurezza anti-sismica), ridurre i costi sociali legati a malattie, epidemie ed inquinamento, o migliorare la qualità dell’istruzione (con benefici che potrebbero essere visibili soltanto fra una generazione).

– La Francia ha presentato nei giorni scorsi il suo piano di rilancio, France Relance, che ha un orizzonte decennale e sarà coperto soltanto in parte (40%) dai trasferimenti UE. France Relance è stato costruito su tre pilastri:

– un nuovo impulso per aumentare la competitività delle aziende attraverso una rimodulazione delle fiscalità delle imprese, fondi e aiuti ai settori a più alto impatto tecnologico e finanziare ricerca e sviluppo, ulteriore diffusione delle tecnologie digitali, e supporto alla capacità delle aziende di avviare nuovi investimenti attraverso un sostegno ai mezzi propri aziendali;

– fondi destinati alla riconversione energetica del Paese, che da sempre è uno degli obiettivi del quinquennio presidenziale di Macron e che si articola in rinnovamento delle fonti energetiche, rinnovamento urbano, abbandono del carbone per usi industriali, economia circolare, transizione agricola, diffusione di tecnologie e mobilità verde;

– un aumento della coesione sociale che comprima le diseguaglianze attraverso sistemi di solidarietà inter-generazionale, territoriale, sostegno al precariato e all’occupazione e nuovi investimenti per rafforzare la sanità.

Gli interventi più massicci saranno il taglio delle imposte alle aziende, il potenziamento delle infrastrutture e tecnologie “verdi” e la salvaguardia dell’impiego (compresi gli aiuti ai giovani). Per maggiori dettagli, si veda il Focus pubblicato l’1 ottobre.

– Peraltro, Next Generation EU non è ancora operativo. Parlamento Europeo, Commissione e Consiglio non hanno ancora trovato la quadratura che consenta di approvare il regolamento che istituisce la Recovery and Resilience Facility.

Fonte: BondWorld.it

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