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Il Punto : tregua nella guerra dei dazi

Il Punto : L’accordo per la Fase 1 dei negoziati USA-Cina, firmato il 15 gennaio, ratifica la tregua nella guerra dei dazi con la Cina, con impegni modesti da parte degli USA………

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a cura dell’ Ufficio Studi Banca Intesa SanPaolo


(riduzione di dazi imposti a settembre) e la maggior parte dell’onere sulla Cina (riduzione di barriere commerciali, aumento delle importazioni dagli USA).

L’incertezza nelle relazioni con la Cina rimane elevata però sul medio termine, mentre si negozia la Fase 2 e si valuta l’adempimento degli impegni cinesi, e limita le possibili ricadute positive sulla crescita americana.

L’impegno ad aumentare le importazioni dagli USA porterà probabilmente una nuova turbativa ai flussi commerciali mondiali e a un aumento dei deficit commerciali americani con altri partner.

La chiusura temporanea del fronte cinese potrebbe inoltre indurre gli USA a gestire in modo più aggressivo dispute su altri fronti, in particolare con l’UE.

Infine, l’accordo ha implicazioni negative per il framework del commercio internazionale, con un meccanismo di risoluzione delle dispute arbitrario e un allontanamento da un contesto di libero commercio.

– Il presidente Trump e il vice primo ministro cinese Liu He hanno siglato l’accordo economico e commerciale per la Fase 1 dei negoziati USA-Cina.

Il Punto – L’accordo consta di otto sezioni e ricalca le linee indicate a metà dicembre, con una modesta riduzione di dazi da parte degli USA e la maggior parte degli impegni a carico della Cina, mirati a facilitare l’operatività delle aziende americane e ad aumentare le esportazioni USA.

Il controllo dell’adempimento degli impegni e per la risoluzione delle dispute avverrà attraverso incontri regolari e prevede la possibilità di imporre penalizzazioni in caso di mancato rispetto di una parte (in questo caso la Cina) e di abbandonare l’accordo.

L’accordo prevede per gli USA una riduzione al 7,5% dei dazi rispetto al 15% imposto a settembre su circa 110 mld di dollari di importazioni cinesi e il congelamento di altri rialzi.

Il Punto – Dal lato della Cina, l’accordo è modulato su diversi capitoli che prevedono l’impegno a tutelare la proprietà intellettuale, a liberalizzare l’operatività di imprese americane anche senza maggioranza azionaria cinese, a permettere l’attività di istituzioni finanziarie e assicurazioni americane, a facilitare l’importazione di prodotti (con particolare riferimento agli alimentari), riducendo controlli e vincoli burocratici.

Questi impegni sono in parte generici e non implicano modifiche della legislazione vigente, come invece avevano richiesto gli USA durante i negoziati del 2019, quando la Cina aveva poi bloccato le trattative.

Una sezione dell’accordo è dedicata alla gestione valutaria, con l’impegno ad aumentare la trasparenza e a evitare la manipolazione del cambio attraverso svalutazioni competitive.

Il capitolo 6 dà indicazioni precise riguardo all’espansione dell’interscambio commerciale, con l’impegno da parte della Cina ad aumentare nell’arco di 2 anni (fra gennaio 2020 e dicembre 2021) gli acquisti di beni e servizi americani per almeno 200 mld di dollari rispetto a una base di partenza determinata dai livelli del 2017.

Le variazioni riguardano:

a) Beni manufatti, per un ammontare minimo di 32,9 mld nel 2020 e di 44,8 mld nel 2021;

b) Beni agricoli per non meno di 12,5 mld nel 2020 e di 19,5 mld nel 2021;

c) Beni energetici per non meno di 18,5 mld nel 2020 e di 33,9 mld nel 2021;

d) Servizi per non meno di 12,8 mld nel 2020 e di 25,1 mld nel 2021.

Per ora le parti non hanno specificato come suddividere gli incrementi concordati fra le sottocategorie dei settori indicati nei punti (a)-(d), anche se il testo include un elenco specifico dei beni e servizi interessati dalle misure.

L’accordo prevede che i trend di rialzo degli acquisti definiti per il 2020-21 proseguano nel periodo 2022-25. Gli acquisti verranno fatti a prezzi di mercato e si accetta che le condizioni di mercato, in particolare per i prodotti agricoli, possano determinare la tempistica degli interventi.

Il Punto – Gli Stati Uniti si adopereranno affinché i beni e servizi da acquisire siano disponibili. In caso di conflitti sulla valutazione dell’adempimento degli impegni, ci saranno delle consultazioni fra le parti.  

L’impegno ad aumentare in misura massiccia le esportazioni dagli USA alla Cina in un tempo prestabilito non è detto che riesca a materializzarsi, per mancanza di domanda in Cina e/o disponibilità dei prodotti in USA.

Su questo punto sarà da vedere quanta flessibilità verrà usata nel valutare l’adempimento degli impegni.

La dimensione della variazione prevista per le esportazioni USA potrebbe dare luogo ad un aumento degli investimenti in alcuni settori, ma in prima battuta probabilmente determinerà un “rimescolamento” dei flussi commerciali.

Il Punto – I paesi che nel 2018-19 hanno sostituito gli USA nel fornire alla Cina prodotti agricoli (Brasile), manufatti (UE, Giappone), prodotti energetici (Russia) vedranno la domanda per i loro beni calare.

Dall’altro lato, le esportazioni americane di prodotti manufatti saranno deviate verso la Cina, a scapito dei principali partner (Canada, Messico, UE).

Quindi le catene produttive globali saranno nuovamente rivoluzionate, aumentando i costi di produzione delle imprese e l’incertezza.

Inoltre, i deficit commerciali fra gli Stati Uniti e le altre aree si allargheranno, stimolando potenziali interventi punitivi da parte degli USA. I negoziati con l’UE, ora in fase di stallo, potrebbero svoltare in direzioni pericolose, con la possibilità di minacce sul capitolo auto, finora in limbo.

Gli USA hanno anche altri fronti aperti con l’Europa: i dazi previsti dal WTO per la disputa su Airbus, il caso Boeing ancora in attesa di risposta dal WTO, la controversia USAFrancia per la tassazione delle attività digitali. La tregua con la Cina nel 2020 potrebbe quindi permettere una ripresa dei conflitti con altri partner commerciali, in particolare l’UE.

Il Punto – In conclusione, il nuovo accordo non modifica in modo significativo il quadro disponibile prima della diffusione del testo e della sigla dell’intesa. Le principali implicazioni sono di due tipi, a seconda dell’orizzonte temporale. 

Per il breve periodo, si riduce l’incertezza e la tensione con la Cina e si stimola l’attività USA in alcuni comparti ora in difficoltà (agricoltura, aeronautica civile, assicurazioni).

La tregua nella guerra commerciale con la Cina durerà probabilmente per gran parte del 2020, ma la difficoltà a implementare un’espansione del commercio in linea con il trattato e la vaghezza degli impegni sugli altri capitoli potrebbero portare all’apertura di dispute nel 2021 e a possibili ritorsioni da parte degli USA (aumenti dei dazi) e/o a un’uscita unilaterale dall’accordo da parte della Cina.

Inoltre, la chiusura, se pure temporanea, delle ostilità con la Cina, apre la strada a possibili nuove tensioni con altri partner commerciali, se non già nel 2020, nel 2021.

Quindi, per il medio termine, l’accordo per la fase 1 non elimina l’incertezza sulla politica commerciale, ma la modifica nei tempi e nei contesti, rinviandola al 2021.

Il Punto – Per quanto riguarda la crescita USA, le ricadute positive generate da un aumento di export verso la Cina potrebbero essere inizialmente modeste, e attuate prevalentemente con un dirottamento di vendite da altre aree, in attesa di vedere l’implementazione del trattato e la prosecuzione dei negoziati sulla Fase 2.

Alcuni settori saranno beneficiari netti dell’accordo (per esempio, agricoltura, istituzioni finanziarie, farmaceutica), ma al momento è presto per valutare se l’intesa sarà sufficiente a fare da volano per aumenti strutturali degli investimenti.

Il Punto – Un giudizio più generale sull’accordo riguarda le implicazioni per il framework del commercio internazionale, ed è indiscutibilmente negativo. Prima di tutto, gli obiettivi sull’espansione del commercio prefissati allontanano i due paesi dall’obiettivo di libero commercio.

In secondo luogo, il meccanismo di risoluzione delle dispute è “interno” e politico. In caso di conflitto “insanabile”, un paese potrà attuare misure punitive e l’altro, se dissenziente, potrebbe reagire solo uscendo dall’intesa. Questo è un altro colpo mortale al WTO e al multilateralismo.

Fonte: BondWorld.it

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