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Il Punto : Un rialzo dei tassi ufficiali BCE entro fine 2022

Il Punto : Un rialzo dei tassi ufficiali BCE entro fine 2022, come i mercati stanno iniziando a scontare, non appare compatibile con l’andamento dell’inflazione atteso il prossimo anno e con la nuova impostazione della strategia di politica monetaria introdotta lo scorso luglio.

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– Negli ultimi giorni, i mercati finanziari hanno iniziato a scontare un rialzo dei tassi ufficiali BCE entro fine 2022: il tasso Euribor 3 mesi a dicembre 2022 è dato a -0,37%, mentre gli OIS incorporano circa 5pb di rialzo.

Questa situazione deve riflettere l’idea che la BCE sia sul punto di cambiare drasticamente idea sulle prospettive dell’inflazione, e che la revisione delle stime annunciata a dicembre possa spianare la strada a un veloce ritiro dello stimolo monetario nel 2022. Ma è uno scenario plausibile?

– Perché si concretizzi l’ipotesi di un rialzo dei tassi a fine 2022, è necessario che un po’ prima, ipotizziamo almeno nel settembre 2022, lo staff della BCE preveda che l’inflazione sia superiore al 2% nel 2023 e nel 2024, e per fattori non transitori. Inoltre, per allora dovrebbero esserci chiare indicazioni che l’inflazione sottostante si stia muovendo verso il 2%. La prima condizione non è di impossibile realizzazione nell’arco di 11 mesi, e con 4 turni di revisione delle previsioni in mezzo.

Richiede indubbiamente una revisione piuttosto ampia delle stime attuali: l’attuale proiezione 2023 è all’1,5%, ma questo è un livello che già a settembre una parte del Consiglio Direttivo giudicava “troppo basso”. La nostra proiezione attuale per il 2023 è di 1,7%, e quella 2024 è analoga (1,7-1,8%): il 2% non è così lontano da escludere la possibilità di toccarlo con le prossime revisioni delle proiezioni, soprattutto se nel frattempo emergessero segnali di maggiore e più diffusa crescita salariale.

– Per quanto concerne l’inflazione sottostante, però, la condizione è retrospettiva: l’inflazione sottostante potrebbe risalire a 1,7-1,8% nei mesi centrali del 2022, ma poi calerebbe di nuovo verso l’1,5% per il prevalere di effetti-base negativi.

A nostro parere, tale scenario sarebbe incompatibile con l’ipotesi di rialzo dei tassi a dicembre 2022; invece, le condizioni per il rialzo dei tassi saranno più facilmente verificate dalla metà del 2023.

– Possiamo aggiungere che tale scenario implicherebbe anche una chiusura molto veloce del programma APP, se la BCE rispetterà l’indirizzo fin qui enunciato: gli acquisti dovrebbero essere interrotti poco prima del rialzo dei tassi, e nello scenario qui descritto cesserebbero plausibilmente da ottobre o novembre.

Ciò significherebbe passare nel giro di 7-8 mesi da 80-90 miliardi di acquisti mensili a zero.

– A parte le possibili ripercussioni di mercato, in questo scenario la BCE correrebbe il rischio di minare la credibilità della revisione strategica attuata lo scorso luglio.

La promessa di essere “pazienti”, di tollerare un’inflazione temporaneamente sopra il 2% per ri-ancorare le aspettative a livelli coerenti con l’obiettivo del 2% e di evitare strette premature dei tassi come quella del 2011 sarebbe subito svuotata di significato. Se poi il rischio inflazionistico evaporasse e le aspettative tornassero a calare, il danno alla reputazione sarebbe notevole.

– In conclusione, riteniamo che la dialettica interna del Consiglio nel contesto di maggiore incertezza sulle prospettive di inflazione implichi una più veloce dismissione delle misure decise per contrastare gli effetti economici della pandemia.

Nel concreto, riduce la probabilità che la chiusura del PEPP si accompagni a un aumento del flusso mensile di acquisti APP; ugualmente, implica che le TLTRO siano rinnovate come mero backstop di liquidità. Al contrario, riteniamo molto improbabile che le future revisioni dello scenario convalidino le aspettative che il rialzo dei tassi ufficiali possa avvenire già nel 2022.

Fonte: BondWorld.it

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